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  • Alcuni accorgimenti e consigli per evitare l'influenza
    Non esiste una strategia perfetta per non ammalarsi d'influenza, soprattutto nei mesi invernali ed alle nostre latitudini, ma è possibile limitare le occasioni tipiche che ne favoriscono la comparsa. Qui di seguito sono riportanti alcuni accorgimenti e consigli.
  • Evitare le rapide escursioni termiche
    I rapidi cambiamenti di temperatura a cui sottoponiamo i nostri corpi possono rallentare o bloccare il movimento delle ciglia che rivestono le pareti dei bronchi. Questo può favorire l'insorgere di sindromi influenzali per via del possibile accumulo di microrganismi nelle vie respiratorie.
  • Evitare, se e quando possibile, il contagio.
    L'igiene della persona, e delle mani in particolare, è la prima forma di prevenzione per evitare il contagio influenzale, nonché altre malattie causate da virus o batteri. Si consiglia di usare un sapone neutro, solido o liquido, dal momento che non ha un'azione aggressiva nei confronti dell'epidermide.
  • Umidità e aria fresca
    Il livello di umidità dell'aria di casa dovrebbe essere compreso fra il 40% ed il 60%, quindi né troppo secco né troppo umido. Inoltre è bene cambiare l'aria degli ambienti almeno due volte al giorno, se possibile.
  • Evitare le carenze nutrizionali
    In ogni stagione dell'anno, ma soprattutto in inverno, è bene evitare di praticare diete troppo rigide o comunque carenti di vitamine e minerali, a meno che non ci siano dei motivi particolari di natura medica. Un'alimentazione ricca di nutrienti di qualità è un'ottima difesa contro l'influenza.
  • Non fumare
    Purtoppo, i fumatori sanno bene quanto sia difficile smettere di fumare. Tuttavia, questo è uno dei mezzi per prevenire le malattie da raffreddamento ed influenzali. Non solo, ma se doveste prendervi l'influenza, potreste considerarla una buona occasione per smettere! Molti ne hanno approfittato e ci sono riusciti.

Prenotazione visite mediche ed esami clinici tramite SOVRACUP

Occorre avere:

1) L'impegnativa del medico o pediatra di libera scelta ( di base / di famiglia ) o dello specialista.

2) La tessera sanitaria con codice fiscale.

840 705 007 da telefono fisso oppure 0115160666 da cellulare

Questa procedura presenta delle differenze tecniche per utenti e personale, in caso di utilizzo della "ricetta elettronica dematerializzata", entrata in vigore dal mese di luglio del 2014 per i farmaci e dal 1 marzo 2015 per le visite specialistiche e per gli esami diagnostici.

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Torino

 

Le ASL o AA.SS.LL. o Aziende Sanitarie Locali sono Strutture Sanitarie che contengono di per sé, già nella loro definizione, le caratteristiche principali che le contraddistinguono, anche se la loro denominazione può variare, in Italia, da Regione a Regione.

- Aziende: sono Enti Pubblici afferenti alla Pubblica Amministrazione Italiana che erogano Servizi di natura Sanitaria i quali, al contempo, hanno i tratti tipici delle "aziende": personalità giuridica, autonomia organizzativa, autonomia gestionale, autonomia tecnica, autonomia amministrativa e patrimoniale, nonché svincolate da un'organizzazione centrale a livello nazionale, dal momento che dipendono dalle Regioni, dalle quali sono pagate. In pratica, le prestazioni sanitarie di cui la cittadinanza usufruisce presso le ASL, vengono poi pagate dalla Regione, in base alle sommatorie dei costi di visite mediche, esami clinici e diagnostici, etc. Sono anche Centri di Imputazione di Autonomia Imprenditoriale, secondo quanto affermato nell'Articolo 3 del Decreto Legislativo del 30 dicembre 1992, al Numero 502: "In funzione del perseguimento dei loro fini istituzionali, le Unità Sanitarie Locali si costituiscono in Aziende con personalità giuridica pubblica e autonomia imprenditoriale."

- Sanitarie: benché nelle ASL siano impiegate quattro tipologie di lavoratori con altrettanti ruoli (Sanitario, Professionale, Tecnico e Amministrativo), la componente Sanitaria è ovviamente la causa ed il fine di tutta l'attività che viene quotidianamente svolta in queste Strutture Sanitarie.

- Locali: le ASL hanno una natura tipicamente territoriale, anche se in alcune strutture viene svolta anche un po' di ricerca, condivisa con altre Regioni o con altri Paesi.

La prima forma di Assistenza Sanitaria Locale, in Italia, risale all'istituzione dell'INAM nell'anno 1943, Ente poi confermato dalla novella Repubblica Italiana nel 1947. Tutti i Servizi Sanitari Pubblici erano gestiti dalle cosiddette Casse Mutualistiche, da cui la definizione di "medico della mutua" per il "medico di medicina generale". Nel 1978 venne istituito il Servizio Sanitario Nazionale o SSN, e l'aspetto "territoriale" vide la competenza totale da parte di Enti Pubblici chiamati Unità Sanitarie Locali o USL o UU.SS.LL. Solo nel 1992, come accennato, le U.S.L. divennero A.S.L. ossia organi di competenza delle Regioni, pur avendo una propria soggettività giuridica ed autonomia; negli anni, le ASL sono state sempre più caratterizzate dalla componente imprenditoriale.

 

ASL Citta Di Torino Via San Secondo 29

 

Questo spazio web è un sito d'informazione che riguarda le Strutture Sanitarie torinesi e la Sanità in generale. Trovano largo spazio descrittivo l'ASL Città di Torino, con i suoi Presidi Ospedalieri, Poliambulatori, Ambulatori Territoriali, Residenze Sanitarie Assistenziali, Consultori Familiari e Pediatrici ed altri servizi; la Città della Salute e della Scienza, che comprende l'Ospedale Molinette San Giovanni Battista, l'Ospedale Dermatologico San Lazzaro, il CTO Centro Traumatologico Ortopedico, l'USU Unità Spinale Unipolare, l'Ospedale Infantile Regina Margherita, l'Ospedale Ostetrico Ginecologico Sant'Anna, l'Istituto di Riposo per la Vecchiaia, l'Ospedale San Giovanni Antica Sede e l'Ospedale San Vito; l'Ospedale Cottolengo; l'Ospedale Mauriziano e l'Ospedale Gradenigo Humanitas. Oltre a questo, viene dato anche ampio spazio ad articoli di attualità, sempre riguardanti l'ambito sanitario, quali notizie di medicina, farmacologia, tecnologia, scienza, utilità sociale, assistenza spirituale, informazioni, trapianti e volontariato.

L'ASL unica Città di Torino o, più precisamente, Azienda Sanitaria Locale Città di Torino, è attiva dal 1° gennaio 2017, ed è il frutto dell'unificazione dell'ASL TO1 e dell'ASL TO2. Il Consiglio Regionale del Piemonte ha infatti approvato, in data 6 dicembre 2016, la proposta riguardante l'accorpamento delle suddette ASL TO1 e TO2 che coprivano l'intero territorio di questo Capoluogo di Regione, che comprende attualmente otto Circoscrizioni. La delibera in questione era stata presentata alla Giunta Regionale dall'Assessore alla Sanità Antonio Saitta, ed è stata approvata a maggioranza dalla IV Commissione. La sede centrale è in via San Secondo 29, naturalmente a Torino, mentre quella legale è in corso Svizzera 164.

Questo sito web ha anche numerose funzionalità "social", ossia tipiche dei social network o reti sociali online. L'iscrizione è aperta a tutti, ed in particolari agli utenti, ai dipendenti ed agli amici delle Strutture Sanitarie di Torino. I membri registrati in Salute Torino possono pubblicare testi, immagini e video, nonché intrecciare amicizie, scambiarsi messaggi, creare gruppi, eventi ed altro ancora. Buona navigazione a tutti!

Qui di seguito è possibile vedere un'intervista al Dott. Giovanni Maria Soro e al Dott. Valerio Fabio Alberti, prima dell'unificazione dell'ASL TO1 e dell'ASL TO2 nell'unica Azienda Sanitaria Locale denominata ASL Città di Torino, nonché un video riguardante la cosiddetta "dipendenza da gioco", identificata con il recente termine "ludopatia", disturbo psichico per il quale l'ASL ha attivato diversi servizi di aiuto.

 

                       

Scienze Mediche

 

Anticamente, le scienze umane funzionavano in maniera "sinergica", ossia i sapienti dell'antichità, a partire dalla cosiddetta "storia nota" (da circa il 6.000 A.C. in poi), conoscevano più di una specialità. Chi era medico spesso era anche astronomo, erborista, filosofo o teologo, chi era architetto sovente era anch'esso conoscitore di altre discipline dello scibile umano, e così via. Ora, questo può apparire un po' antiquato, ai nostri giorni, sia perché alcune branche del sapere sono un po' "cadute in disuso in quanto non scientifiche", sia per via dell'enorme settorializzazione ed alta specializzazione della scienza contemporanea. Anche se i "Premi Nobel" vengono assegnati ai ricercatori e studiosi in base a poche discipline scientifiche ed umanistiche, economiche, sociali o politiche, in realtà gli uomini e le donne di scienza di oggi hanno solitamente una ristretta gamma d'indagine a loro disposizione; ad esempio, un biologo può essere un biologo molecolare, oppure uno studioso di fitochimica o di genetica. Anche se le nozioni di base sono le medesime, la specializzazione è divenuta altissima, soprattutto negli ultimi due secoli circa, anche perché la mole di conoscenze e dati a disposizione e da elaborare è divenuta veramente grande. Questo può essere un bene, ma a volte rischia di far perdere la visione d'insieme delle cose.

Ultimamente, tuttavia, anche grazie alle moderne tecnologie informatiche di comunicazione e di analisi dei dati provenienti dalle ricerche, si sta creando una collaborazione sempre più stretta fra i ricercatori. Anche se in tutto ciò, naturalmente, c'è anche un aspetto competitivo, l'unione sta facendo veramente la forza, come si suol dire. Questo è visibile soprattutto in campo medico e farmacologico. Non solo, quando possibile, i pazienti sono esaminati da più specialisti mediante "consulti" o simili, ma anche le strutture mediche stesse, in quanto luoghi di azione e di cura, stanno lavorando sempre più in un'atmosfera di rinnovata sinergia. Torino, per quanto possibile, è un ottimo esempio di quanto affermato. Le sue principali strutture sanitarie, soprattutto statali, quali l'ASL Città di Torino e la Città della Salute e della Scienza in particolare, stanno rivestendo un ruolo determinante in questa nuova sinergia del sapere e della pratica sanitaria. Negli ultimi decenni, infatti, le UU.SS.LL e poi AA.SS.LL. torinesi sono diminuite di numero, con una conseguente riorganizzazione logistica, tecnica, amministrativa e del personale medico e paramedico, fino ad arrivare alla recente unione dell'ASL TO1 e dell'ASL TO2 in un'unica entica, chiamata per l'appunto ASL Città di Torino. Alcuni giornali l'hanno definita "Super ASL" ma, al di là delle definizioni, il fatto che l'esempio della Città della Salute e della Scienza venga seguito, nel corso degli anni, è un segnale evidente di rinnovata unione, sia dal punto di vista lavorativo e del servizio all'utenza, sia dal punto di vista economico. La Città della Salute e della Scienza, con i suoi importanti Presidi Ospedalieri e Riabilitativi, ha anche il vantaggio di essere geograficamente coerente, in quanto tali strutture sanitarie sono molto vicine fra loro, ossia gli edifici che costituiscono tale complesso sono adiacenti o comunque prossimi.

Alcuni sostengono che tale avvicendamento possa creare un sofraffollamento delle strutture, ma se ciascuna di esse opererà in base alla propria caratteristica peculiare, vuoi di eccellenza oppure territoriale o altro, Torino potrebbe essere una delle città italiane in cui la sanità avrà un'azione veramente efficace, al di là dei problemi di tutti i giorni e delle emergenze di ogni tipo, tipiche di questo mondo altamente controllato e "asettico" ed allo stesso tempo incontrollabile quanto affascinante, che è il mondo della cura e, se possibile, della guarigione. Sì, perché l'obiettivo finale della medicina, ovviamente, è la guarigione o ristabilimento del malato, e la cura è la parte fondamentale in questo processo. Questo è lampante, anche se la parola "cura" può assumere diverse accezioni; ad esempio, la cura di un tumore operabile avviene mediante intervento chirurgico, mentre la cura di una persona che soffre di disturbi psichici comprende una sinergia di operazioni che vanno dai colloqui psichiatrici e psicologici alla somministrazione di farmaci, dalla psicoterapia alla riabilitazione sociale della persona, etc. Anche in questo caso, l'ASL Città di Torino si è dimostrata efficiente, in questi ultimi decenni, per via di numerose collaborazioni con Associazioni non a scopo di lucro o onlus, come esse sono giuridicamente definite. Emergenza, diagnosi, cura, intervento, diagnostica... tutto pare tornare ad una sorta di "sinergia" di stampo quasi olistico che, pur con le notevoli diversità, se ben condotta potrebbe rappresentare una versione moderna dell'antica sinergia delle scienze dei nostri padri terreni.

Anche l'aspetto spirituale non è certamente da sottovalutare; tutti gli ospedali torinesi, infatti, hanno una forma di assistenza spirituale, sotto forma di sacerdoti, cappelle, iniziative, incontri, assistenza ai malati ed alle persone indigenti, etc. In questo sito, nella sezione del menù "Notizie", è possibile leggere l'attuale regolamentazione del Comune di Torino in materia di assistenza ospedaliera nelle strutture sanitarie. Probabilmente la maggior parte delle persone ha oggi una visione più tecnica della cura, rispetto al passato, ma l'assistenza verso le persone, costituite da soma, psiche e pneuma (corpo, anima e spirito), non va certamente sottovalutata né disprezzata, come a volte è accaduto in molte parti del mondo, Italia compresa. I preti, infatti, negli ospedali non servono solo per dare "l'estrema unzione", ossia il Sacramento dell'Unzione degli infermi, ma anche per sostenerli in un percorso di sofferenza che può essere molto breve ma anche molto lungo, sia nelle sedi competenti, sia dal punto di vista domiciliare. I credenti, infatti, sanno che nel Vangelo si parla del fatto che gli Apostoli di Gesù Cristo "ungevano con olio i malati e li guarivano". Ora, se questo oggi non è purtroppo la norma, è però vero che l'assistenza spirituale può avere un'importanza notevole, nei vari percorsi di cura e d'intervento, sociale e sanitario.

Farmaci Generici Economia

 

In alcuni Paesi, come il Brasile e la Francia, più del 20% di tutti i farmaci venduti sono generici o equivalenti. Un farmaco equivalente è una sostanza medicinale che equivale ad un prodotto di marca per quanto riguarda il principio attivo, il dosaggio, l'utilizzo, la capacità curativa, la via di somministrazione, la qualità, la farmacocinetica, la biodisponibilità ed altre prestazioni. Le definizioni di "farmaco generico" e di "farmaco equivalente" si riferiscono anche a qualsiasi farmaco che viene commercializzato con il suo nome chimico senza pubblicità, o comunque con il nome della molecola o delle molecole che ne costituiscono il principio attivo, a prescindere dalla marca del farmaco "originale".

Anche se non vengono solitamente associati ad una particolare azienda, il nome dell'industria farmaceutica che li produce dev'essere chiaramente espresso, ed i farmaci generici o equivalenti sono di solito soggetti alle leggi vigenti nei Paesi in cui vengono erogati. Essi sono etichettati con il nome del produttore ed un nome "non proprietario", ossia "generico". Un farmaco equivalente deve contenere gli stessi principi attivi della formula commercializzata dal marchio originale. L'Ente principale che regolamenta i farmaci e gli alimenti negli Stati Uniti, la FDA o Food and Drug Administration, richiede che i farmaci generici siano identici ai loro omologhi di marca, o comunque "all'interno di un accettabile intervallo di bioequivalenza". L'utilizzo della parola "identico" da parte della FDA è un'interpretazione giuridica e non letterale. Alcune sostanze biofarmaceutiche come gli anticorpi monoclonali possono essere biologicamente diversi da molecola a molecola. Le versioni generiche di questi farmaci sono note come "farmaci biosimilari", ed il loro impiego avviene in base ad un'estesa serie di regole.

Cellule Cancerogene

 

La branca della medicina che si occupa dello studio del cancro o dei "tumori" è denominata oncologia. I tumori sono conosciuti dall'umanità fin dai tempi antichi. Il cancro inizia quando le cellule di una parte del corpo iniziano a moltiplicarsi e a crescere in maniera incontrollata, e diverse parti del corpo possono essere colpite da questi tipi di patologie.

Alcune delle prime testimonianze associabili al cancro sono state rinvenute in tumori ossei fossili di mummie umane egiziane, ed i riferimenti a queste malattie sono state trovate anche in antichi manoscritti. Inoltre, sono state scoperte tracce di cancro alla testa ed al collo, in queste mummie. Anche se all'epoca la parola "cancro" non era utilizzata, la più antica descrizione nota di questa malattia è sempre riconducibile all'antico Egitto, in un periodo collocabile intorno al 3000 A.C. Si tratta di un testo chiamato Papiro Edwin Smith, ed è una copia di una parte di un antico libro di testo sulla chirurgia dei traumi egiziana. In questo scritto vengono trattati otto casi di tumori o ulcere del seno, che venivano trattati mediante cauterizzazione con uno strumento chiamato "punta incandescente". In questo trattato, comunque, si afferma che non esiste un trattamento definitivo per queste condizioni patologiche.

Streptococchi

 

Per quanto ne sappiamo, non esiste un qualcosa definibile come "malattia buona", ma alcune sono certamente peggiori di altre. Anche se una delle possibili ragioni dell'esistenza delle malattie infettive riguarda la "necessità ecologica", che comporta la diffusione di agenti patogeni che si evolvono in modi sempre più efficienti, non ci sono ragioni evidenti per cui alcuni di essi siano in grado di provocare delle morti orribili ai loro ospiti. Si potrebbe pensare che, per un agente patogeno, sia importante mantenere in vita il suo ospite il più a lungo possibile, per contagiare più persone. Invece no. Sembra quasi che un mostro sadico si sia seduto ed abbia progettato queste malattie per infondere la maggior quantità di terrore possibile nelle popolazioni. Qui di seguito è riportato un elenco di alcune delle malattie infettive più pericolose, spesso mortali e a volte molto sgradevoli.

Operatori Sanitari

 

Lungo i millenni si sono succedute moltissime tipologie di Professioni Sanitarie, dagli "stregoni" e "guaritori" ai "cerusici" delle epoche più recenti, a volte protagonisti di opere narrative di vario tipo. Naturalmente, l'aspetto spirituale che riguarda la malattia e tutto ciò che essa comporta rimane, soprattutto per via delle cause profonde di alcuni tipi di malassere, nonché per le testimonianze autentiche di numerosi miracoli avvenuti lungo i secoli in tuttà la cristianità. Dal punto di vista prettamente tecnico-scientifico e psicologico, gli Operatori Sanitari sono coloro che seguono le persone affette da un qualche tipo di patologia o evento traumatico lungo tutto il percorso della malattia, pur con ruoli e punti di vista diversi: dai primi sintomi, all'acuzie, alla cura o trattamento, fino alla guarigione, alla convalescenza ed al recupero o, putroppo, alla "cronicizzazione". Solo da un numero di anni relativamente piccolo, inoltre, si può anche avere un periodo di "osservazione" più o meno attiva, anche a scopo di studio, definito oggi con il termine anglosassone "follow-up". Ad ogni modo, per la maggior parte degli Operatori Sanitari, non si tratta solo di esercitare un lavoro o una professione, ma anche di compiere in qualche modo una "missione". Perché? Ogni mestiere ha la sua importanza, ma curare e, possibilmente, guarire le persone è sicuramente un nobile scopo, quindi il termine "missione" pare veramente corretto. Non solo le persone hanno diritto alle cure, ma anche gli animali, se possibile, ovviamente e soprattutto dal punto di vista dei veterinari e dei padroni dei nostri amici più piccoli o più grandi, a seconda dei casi.

L'elenco delle Professioni Sanitarie e delle tipologie di Operatori Sanitari, comunque assimilabili alle prime, è senz'altro piuttosto lungo. Proviamo comunque a compilarne una lista: c'è il medico, il dentista o odontoiatria, il farmacista, gli infermieri (per la maggior parte donne, come si sa), i medici che svolgono soprattutto attività di tipo chirurgico, i preparatori atletici, i tecnici (chirurgia, radiologia, neurofisiopatologia, analisi chimiche e biologiche, protesi, odontoprotesi, etc.), gli ostetrici ed ostetriche, gli OSS o operatori socio-sanitari, gli OSA o operatori socio-assistenziali,  gli psicologi, i fisiatri, i logopedisti, i medici specializzati in terapia intensiva ed anestesia, i paramedici... Insomma, una complessa varietà di figure professionali che, sempre più spesso, lavorano in sinergia.

Queste persone lavorano solitamente in ospedali, cliniche, case di cura, case di riposo per anziani, caserme, scuole, in occasione di eventi drammatici o di calamità naturali, ma anche nel campo dell'istruzione superiore ed universitaria, della ricerca medico-scientifica e dell'amministrazione della Sanità Pubblica e privata. Tuttavia, soprattutto per quanto riguarda le Strutture Sanitarie di riferimento per Comuni e Regioni, come quelle facenti parte dell'ASL di Torino, alle figure citate si aggiungono gli impiegati amministrativi, i gestori dei servizi sanitari, i tecnici informatici e di ingegneria clinica, il personale che si occupa delle pulizie e della ristorazione, gli specialisti della sicurezza, etc. Tutte figure professionali che non sono solo di supporto, ma spesso sono anche di grande importanza per far sì che la macchina della Salute Pubblica e privata proceda senza troppi intoppi.

Naturalmente, "al di sopra" di queste persone vi sono politici di vario tipo e livello, i quali dettano comunemente alcune "regole" per far andare avanti il tutto, attenti alle necessità dei tempi, ai bilanci economici ed alle mutevoli aspettative della cosiddetta "opinione pubblica".

I migliori professionisti della sanità devono almeno in parte possedere delle particolari doti o qualità, innate o acquisite. Ad esempio, dovrebbero essere dei buoni comunicatori, avere una buona dose di pazienza ed autocontrollo, essere in grado di ascoltare veramente i pazienti, avere una certa empatia, sapere effettuare delle diagnosi accurate, essere altruisti, essere attenti a capire "cosa non va" in una determinata struttura o "cosa si potrebbe fare" per migliorarne le attività, nonché, eventualmente, la sicurezza degli operatori stessi, dei pazienti, degli ambienti e delle strumentazioni. A tutto ciò si aggiungono alcune qualità morali che - per amore o per forza - gli operatori sanitari dovrebbero avere: onestà, integrità, onore ed amore per i pazienti e la scienza medica. Ovviamente, tutti coloro che svolgono una professione sanitaria, a tutti i livelli, conoscono bene la regola del "non farsi fagocitare dal lavoro e dalle tristi condizioni in cui versano alcuni pazienti". In pratica, per lavorare bene in questo settore, occorre anche una certa dose di "freddezza professionale", sia per non emozionarsi troppo di fronte a casi particolarmente gravi, sia per poter affrontare pazienti, parenti ed amici che, a volte, risultano un po' "molesti".

Per quanto riguarda la carriera accademica, scuole mediche, università e centri di ricerca sono solitamente interessati ad assumere e supportare persone appassionate e che abbiano una certa esperienza pregressa in campo sanitario, anche sotto forma di volontariato, che siano disposte a partecipare a corsi di formazione, che abbiano una certa attitudine alla "leadership", dimostrabile anche su se stessi sotto forma di lavoro volontario, attività d'insegnamento, di ricerca ed altro. La carriera accademica richiede persone che abbiano una buona comprensione di cosa significhino e di cosa rappresentino l'insegnamento e la ricerca in tali ambiti dello scibile umano. In particolare i medici, qualunque sia la loro specializzazione, devono mostrare un comportamento etico, che non significa "buonismo", ma rispetto dei valori della vita in generale ed umani in particolare; devono inoltre avere anche un po' di umiltà: quando s'imbattono in qualcosa che va al di là delle proprie conoscenze o forze, è bene che chiedano l'aiuto dei colleghi o dei superiori.

I medici devono aderire ai codici ed alle norme mediche formali (provenienti dallo Stato e dalle varie Strutture Sanitarie) ed informali, nonché rispondere in prima persona del comportamento etico altrui, nel caso in cui vengano a conoscenza di fatti particolarmente gravi. I medici, per quanto possibile, devono cercare di mettere a proprio agio i pazienti, mantenere il segreto professionale nell'ambito delle Leggi vigenti, saper capire quando un paziente soffre veramente, avere una buona capacità di ascolto, sapere dare tempo al paziente di spiegare la sua situazione, nonché informare le persone in maniera semplice e chiara riguardo alle loro condizioni, soprattutto in caso di patologie o disturbi complessi o "delicati". I bravi medici si mantengono aggiornati e cercano di lasciare un buon margine decisionale alle persone che assistono, hanno un'affinata abilità di risoluzione dei problemi, non hanno timore di ammettere quando non sanno qualcosa, al fine d'informarsi meglio o, come accennato, di chiedere l'aiuto di un altro medico.

Per quanto riguarda le infermiere e gli infermieri, una caratteristica fondamentale che dovrebbero possedere è la compassione, che non è solo il "provare pena per qualcuno", ma sapersi dare proattivamente in caso di bisogno altrui, ed il capire le sensazioni di uomini e donne che sanno di essere in difficoltà e, a volte, anche in pericolo di vita. Andando oltre il "capire" c'è l'empatia, ossia la capacità di "mettersi nei panni degli altri". Non tutte le persone, anche "brave", sono empatiche, ma con l'esperienza ci si può arrivare. In alcuni casi, tuttavia, l'avanzare degli anni può al contrario far indurire il cuore e la mente del personale infermieristico, e questo dev'essere attentamente evitato, anche se le circostanze della vita possono procurare il rischio di trovarsi in questa situazione. Una brava infermiera non ha solo una buona dose di altruismo e, naturalmente, di preparazione professionale, ma anche una spiccata auto-consapevolezza, che è la comprensione verace ed interiore delle proprie capacità e dei propri limiti. Gli infermieri e le infermiere, inoltre, dovrebbero avere una certa sete di conoscenze teoriche e pratiche, soprattutto per quanto riguarda le Coordinatrici o Coordinatori Infermieristici, le "Capo Sala", insomma. I Dirigenti Infermieristici dovrebbero leggere articoli e libri di economia sanitaria, di teoria della leadership, riviste mediche e scientifiche, ottenere certificazioni di vario tipo, soprattutto grazie ad attività formative e di aggiornamento, aiutare nella formazione delle "nuove leve", seguire criticamente i cambiamenti del costume e della politica dello Stato di cui sono cittadini, avere rapporti con le organizzazioni sindacali ed eventualmente con alcune figure politiche, se necessario. Attualmente, le mutevoli condizioni economiche e sociali di Paesi come l'Italia influenzano senza dubbio anche il settore sanitario, ma gli Operatori Sanitari devono sempre avere bene in mente il benessere dei pazienti, la qualità del servizio che offrono e delle loro doti personali e, perché no, della loro missione. Piccola nota conclusiva: all'interno di una bacheca che si trova appesa al muro di un corridoio dell'Ospedale Martini dell'ASL di Torino, è possibile leggere la seguente scritta: "Se salvi una vita sei un erore, se salvi cento vite sei un infermiere."

I Centri Diurni sono dei luoghi in cui delle persone, spesso meravigliose, possono trovarsi insieme, agire in vari modi e ricevere assistenza nell'ambito, per l'appunto, delle ore del giorno. Questi ragazzi, anziani ed adulti, che per varie ragioni non possono svolgere attività di tipo lavorativo "ufficiali" o di tipo scolastico in qualità di studenti, possono trovare in questi ambienti dei posti accoglienti e sicuri, per periodi di tempo più o meno prolungati e con libertà decisionale sia propria, sia dei loro genitori o parenti. Essenzialmente, i Centri Diurni sono di tre tipi: quelli che accolgono persone con varie tipologie di disagio mentale, quelli rivolti ad anziani, spesso affetti da patologie neurodegenerative più o meno gravi, e quelli per le persone cosiddette "disabili", ovvero affette da handicap fisici e mentali di varia natura. La funzione precipua di questi luoghi non è tanto di "parcheggio", come qualcuno potrebbe pensare, ma di riabilitazione sociale in un contesto "protetto", grazie alla presenza di operatori sanitari di vario genere, come psicologi, psichiatri, educatori ed assistenti sociali. In particolare, le attività svolte dagli educatori professionali sono importanti per affrontare insieme agli ospiti le piccole e grandi necessità del quotidiano, non solo di tipo "materiale", ma soprattutto di natura psico-affettiva, nonché l'impegno in vari lavori ed attività ludiche inerenti l'arte, la scrittura, la visione di film, l'utilizzo di strumenti informatici, la musica, il gioco, etc.

I Centri Diurni possono essere di vario tipo ed "intensità", a seconda del livello di assistenza psicologica o talvolta anche infermieristica; forniscono un insieme di servizi e, talvolta, di trattamenti individualizzati basati sulle comunità e coordinati da personale qualificato in stretta sinergia con persone che sono a volte anche propositive ed attive, quindi non solo fruitori passivi dell'assistenza che viene loro elargita in vari modi. Spesso si tratta di adolescenti, uomini e donne con disturbi psichici che non sono in grado di lavorare o studiare a tempo pieno, e che necessitano di attività strutturate che vanno oltre quelle fattibili nella sola sfera domestica. Indipendentemente dalle cause di questi problemi mentali, vuoi di tipo biologico (come ad esempio le cerebropatie congenite o acquisite) o di tipo puramente mentale, l'aspetto della cura per mezzo del trovarsi insieme e dello svolgere varie attività è fondamentale ed anche scientificamente dimostrato. L'assistenza passiva e proattiva che si può avere nei Centri Diurni è spesso indirizzata al raggiungimento di obiettivi specifici, anche per mezzo d'interventi terapeutici di vario tipo, e consente la "transizione" di queste persone a livelli di autonomia sempre maggiori, se questo risulta in qualche modo possibile.

L'encefalopatia spongiforme bovina o BSE, patologia spesso definita come "morbo della mucca pazza", è una malattia infettiva causata da prioni che colpiscono il cervello dei bovini; la definizione di cui sopra si riferisce ai cambiamenti osservati nel tessuto cerebrale delle mucche colpite, ed al loro relativo comportamento e sofferenza. Le proteine anormali chiamate prioni si trovano nel tessuto cerebrale di bovini malati, e sono le macromolecole che trasmettono l'infezione; nel cervello dei bovini infetti sono visibili dei cambiamenti caratteristici. L'infezione causa dei piccoli fori in varie parti del cervello, dando al tessuto un aspetto simile a quello di una spugna, quando viene osservato mediante un microscopio. Questi cosiddetti "fori spugnosi" causano un lento deterioramento del cervello della mucca, poi si manifestano altri sintomi che interessano l'intero corpo; infine segue la morte.

Se gli esseri umani mangiano il tessuto malato dei bovini, possono sviluppare la forma umana della malattia della mucca pazza, nota come "variante del morbo di Creutzfeldt-Jakob" o vCJD, oppure "nuova variante" o nvCJD. Il nome di questa malattia prende quello dei ricercatori che ne hanno identificato la condizione classica. La malattia di Creutzfeldt-Jacob, nella sua forma classica, si verifica di solito in persone anziane o per via di una tendenza ereditaria del cervello, nel quale si verificano dei mutamenti; altre volte la malattia si verifica spontaneamente senza nessuna causa apparente.

Nei giorni 17, 18 e 19 maggio dell'anno 2017, a Torino è previsto un evento in cui si parlerà di... salute mentale in generale e, in particolare, di ciò che stanno facendo l'ASL di Torino e le Associazioni operanti sul territorio, correlate o meno all'Ente Pubblico. In questa manifestazione ad ingresso libero, si cercherà di fare il punto, come si suol dire, sulla psichiatria torinese e il disagio mentale nella sua globalità, ossia in tutte le sue forme più o meno patologiche. Uno degli intenti portanti di questo convegno, al quale è stato anche invitato il sindaco di Torino Chiara Appendino o, in alternativa, un Assessore delegato, è il classico ma importantissimo tema dell'andare "oltre la diffidenza ed il pregiudizio". Un altro aspetto interessante di questa iniziativa riguarda il superamento della frammentazione dei servizi, ossia la volontà di un'azione sinergica fra Strutture Sanitarie, Centri Diurni, Infermerie, Ambulatori, "Repartini Psichiatrici" degli Ospedali di questo Comune, Associazioni onlus, familiari, amici, conoscenti, simpatizzanti, etc. Alcuni Istituti Scolastici, inoltre, offriranno anch'essi vari contributi. Saranno infatti presenti delle delegazioni dell'Istituto Primo Levi, dell'Istituto Albert Einstein (riguardo alla tematica sempre più pressante del "bullismo") e del Liceo Artistico Cottini. Si parlerà inoltre di violenza domestica e salute degli anziani, il tutto inframmezzato da momenti ludici e da spunti di riflessione (concerti, film, mostre, etc.)

 

Le malattie autoimmuni e reumatologiche sono a volte considerate "malattie rare", in base a evidenze di tipo epidemiologico, statistico e clinico. Inoltre, queste patologie possono talvolta portare a complicazioni renali di vario tipo, come le vasculiti sistemiche ed altre condizioni, ad esempio i disturbi dovuti all'accumulo lisosomiale ed il morbo di Gaucher, che oltre ai reni può interessare altri organi. Queste tipologie di malattie e le loro complicanze sono ben conosciute dagli operatori sanitari che lavorano presso il CMID o Centro Multidisciplinare di Immunopatologia e Documentazione sulle Malattie Rare dell'Ospedale San Giovanni Bosco dell'ASL di Torino, situato in zona Barriera di Milano in Piazza del Donatore di Sangue 3. Si tratta di una Struttura Complessa, ossia interessante più centri operativi, all'interno della quale quale lavorano medici, biologi, immunopatologi, nefrologi, infermieri, operatori socio-sanitari, personale amministrativo ed altre figure professionali e specialistiche. Le malattie rare possono avere diverse tipologie di origine, ed una delle più diffuse riguarda problematiche di tipo genetico, cioè dei geni che non svolgono correttamente la propria funzione, spesso a causa di mutazioni. I geni sono le entità microscopiche presenti nei cromosomi all'interno del nucleo cellulare, costituiti principalmente da DNA, i quali formano il "genoma", ossia il patrimonio genetico di un individuo. Se un gene non funziona correttamente, può portare alla produzione di proteine difettose (enzimi non funzionanti correttamente, ad esempio) o addirittura all'assenza di tali proteine e / o enzimi in un determinato organismo e, talvolta, anche nella sua discendenza. Le proteine e gli enzimi (tipi particolari di proteine con funzioni solitamente catalitiche, ossia favorenti determinate reazioni biochimiche) sono delle macromolecole costituite da sequenze più o meno lunghe di aminoacidi.

Da ormai più di tre anni, presso l'Ospedale San Giovanni Bosco dell'ASL Città di Torino, la struttura sanitaria di Chirurgia dispone di una metodologia di nuova concezione per asportare un intero lobo di un polmone in maniera poco invasiva. Questa tecnica chirurgica, utilizzata spesso quando purtroppo si tratta di cancro polmonare, nel caso in cui risulti operabile, è denominata VATS Lobectomy o Video Assisted Thoracoscopic Surgery VATS, ossia Chirurgia Toracoscopica Assistita da Video. La lobectomia, in pratica, è l'asportazione di un lobo polmonare gravemente compromesso, cioè un approccio di tipo chirurgico per trattare il cancro al polmone.

L'approccio tradizionale alla chirurgia del cancro del polmone è la toracotomia. Si tratta della resezione polmonare anatomica, cioè la lobectomia polmonare o polmonitectomia, in combinazione con la rimozione dei linfonodi dal mediastino; questa è la modalità di trattamento che fornisce le maggiori possibilità di sopravvivenza a lungo termine in pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule in fase iniziale. Le resezione anatomica del polmone richiede una dissezione dell'hilum polmonare con singola legatura e la divisione dell'arteria polmonare, della vena polmonare e del bronco, dove questi entrano nel polmone.

I Paesi tropicali ed equatoriali sono delle aree della Terra veramente belle, almeno per chi ama la natura e la libertà, in senso stretto ed in senso lato. Nonostante queste regioni del nostro pianeta abbiano in certi casi numerosi problemi, causati soprattutto da un basso tenore di vita, si può scorgere in esse una sensazione di purezza incontaminata. Questa purezza, tuttavia, a volte va un po' a scapito delle condizioni igieniche e sanitarie, non solo per motivi socioeconomici, ma anche per via del fatto che in queste zone vivono alcuni microrganismi ed altri agenti patogeni, che a volte possono arrecare malattie all'uomo. Per chi è in procinto d'intraprendere un viaggio in queste terre, oppure per chi è di ritorno, l'Ospedale Amedeo di Savoia dell'ASL Città di Torino, ora Nuovo Polo Sanitario territoriale, mette a disposizione dei servizi dedicati alla prevenzione ed alla cura delle malattie infettive di origine tropicale ed equatoriale. Tale Struttura Sanitaria è il principale Centro della Struttura Complessa a Direzione Universitaria che si occupa, per l'appunto, delle malattie infettive, e non solo di quelle associate alla cosiddetta "Medicina dei Viaggi".

Presso l'Ospedale San Giovanni Bosco dell'ASL Città di Torino è disponibile una tecnica operatoria denominata POEM o miotomia endoscopica perorale, che permette di trattare alcune patologie del tratto esofageo come l'acalasia, una malattia rara congenita che danneggia i muscoli dell'esofago, in modo che quest'organo perde progressivamente la funzionalità di svuotamento del cibo nello stomaco. Questa tecnica chirurgica avviene per via endoscopica, ossia per via orale attraverso la bocca senza bisogno di incisioni esterne, ed è stata ideata nel 2008 in Giappone.

Il fenomeno del bullismo fra i minori (bambini, adolescenti, ragazzi e ragazze) esiste praticamente da sempre, non per niente il primo uomo "nato da donna" si chiamava... Caino. Tuttavia, in questi ultimi decenni, ha avuto un incremento sostanziale in tutto il mondo e in Italia, in particolare negli ultimi anni per via dell'utilizzo delle nuove tecnologie multimediali (smartphone, tablet, social network, strumenti evoluti di messaggistica, videogiochi online, etc.). I fattori scatenanti sono molteplici, ma spesso si ricollegano ad una sola matrice: l'esasperazione della competitività e della volontà di supremazia di un singolo o, più sovente, di un gruppo che si mettono insieme per infastidire e tormentare in vari modi un solo ragazzo o ragazza o pochi altri, il tutto sulla base di una vera o presunta "diversità", "debolezza" o "stranezza" delle vittime. Recentemente, a Torino, alcune Istituzioni hanno siglato un accordo per contrastare questo triste fenomeno. Si tratta del Comune di Torino, dell'ASL Città di Torino, del Tribunale per i Minorenni, del Miur o Ufficio Scolastico Regionale del Piemonte, dell'Ordine degli Psicologi del Piemonte e di alcune figure professionali dell'Università degli Studi. Il progetto è denominato "Sicursé" ed intende focalizzare la propria azione sulla prevenzione del bullismo e sul supporto posteriore volto all'aiuto di chi ne è stato vittima.

Come molti sanno, questo fenomeno, che ha alcune similitudini con il mobbing in ambito lavorativo, può essere sia di tipo fisico (aggressioni), sia di tipo psicologico (in maniera verbale ed attraverso diversi mezzi tesi a colpire gli individui danneggiandone l'autostima e "mettendoli alla berlina", come si suol dire). Si tratta quindi di vere e proprie "vessazioni" spesso a carattere "esponenziale", ossia progressivo: da piccoli dispetti a gravi forme persecutorie del tipo "branco contro uno". Anna Maria Baldelli, dal 2010, è Procuratore Capo del Tribunale dei Minori di Piemonte e Valle d'Aosta, ed è in campo da diversi anni per contrastare queste devianze sociali, che a volte sfociano addirittura in suicidi o in azioni criminose vere e proprie. In alcuni casi, inoltre, i criminali di domani sono proprio le vittime di oggi. In tutto ciò offre da qualche tempo il proprio contributo anche l'Associazione Ishiki, il cui obiettivo primario è quello di valorizzare le diversità fra le persone, invece che di attaccarle ingiustamente e, spesso, in maniera violenta. Tuttavia, questa Associazione ha anche fatto notare che i risultati dell'impegno comune per contrastre questo brutto andamento sono piuttosto scarsi e, anche per questo, il Progetto Sicursé intende avere un'azione più incisiva, grazie all'entrata in campo di Istituzioni che possono dare il proprio contributo, si spera significativo. L'eradicazione completa di tali atteggiamente deleteri, ovviamente, è impossibile, ma parlarne con i ragazzi invitandoli a loro volta a riflettere e, in caso di necessità, utilizzare strumenti punitivi, può fare la differenza.

Tenersi aggiornati, in ogni tipo di lavoro, è ovviamente importante. Tuttavia, questo aspetto dei "mestieri" è maggiormente utile quanto necessario per quanto riguarda la professione medica. Dal momento che la medicina è ben lungi dall'essere in grado di curare perfettamente tutte le malattie, anche se in questi ultimi secoli sono stati fatti enormi progressi, la "formazione continua" è essenziale. Come si suol dire, non si smette mai d'imparare e... studiare. Considerata questa caratteristica peculiare, tipica delle professioni sanitarie in generale e non solo dei medici, vale la pena notare che si è recentemente concluso un simposio della durata di un giorno (16 giugno 2017), svoltosi presso l'Ospedale San Giovanni Bosco dell'ASL Città di Torino, avente per titolo "Il tumore del pancreas - Focus on lesioni cistiche - II Edizione". Questo evento, che ha portato in dote ai partecipanti 6 crediti formativi ECM, è stato organizzato dall'ACOI Piemonte (Associazione Chirurghi Ospedalieri Italiani), ed ha avuto come relatori il Dott. Lorenzo Maganuco, la Dott.ssa Franca Loddo e il Dott. Renzo Leli. Un'attenzione particolare è stata rivolta alle metodologie diagnostiche delle malattie neoplastiche del pancreas, dal punto di vista radiologico, endoscopico ed istologico, nonché a varie precisazioni riguardanti i medici specialisti e gli operatori sanitari che si occupano di questo grave tipo di patologia, ossia l'oncologo, il chirurgo, il radiologo e l'endoscopista. Questo congresso della durata di un giorno è stato realizzato anche grazie al contributo non condizionante di Applied Medical, Johnson & Johnson, Medtronic, Pirinoli Enrico & C. e Takeda Pharmaceutical Co.

Le mani sono un dono prezioso, a cui raramente pensiamo, ma che tutti i giorni usiamo. Purtroppo, pensiamo ad esse in special modo solo quando ci feriamo, quando subiamo un trauma di vario tipo, oppure quando una malattia colpisce i nostri arti superiori ed in particolare le mani stesse. Presso l'Ospedale Maria Vittoria dell'ASL Città di Torino ha sede la Struttura Semplice di Chirurgia della Mano, facente parte della Struttura Complessa di Chirurgia Plastica e Chirurgia della Mano. Tale struttura sanitaria, in collaborazione con la Società Italiana di Chirurgia della Mano o SICM, ha messo in atto un programma educativo denominato "Mani sicure", rivolto ai bambini che frequentano le scuole torinesi. Per mezzo di attività ludiche e fumetti, ad essi viene insegnato come evitare le cause più frequenti di eventi traumatici, ferite, punture, cadute, schiacciamenti, morsi di animali, ustioni, etc. Tutto ciò, naturalmente, può avvenire sia in casa sia all'aperto, a scuola o in altri edifici, ed ai bambini viene detto anche questo, anche per mezzo di libretti esplicativi. Ad ogni modo, la suddetta struttura specializzata in Chirurgia della Mano, si occupa anche delle persone adulte, in quanto gli incidenti e le malattie possono purtroppo capitare o manifestarsi ad ogni età. Fondamentalmente, i rischi a cui vanno incontro le mani sono di natura traumatica (meccanica), fisica (ustioni, congelamento o irraggiamento), chimica (acidi, basi, sostanze nocive o tossiche), patologie neurologiche come la sindrome del tunnel carpale ed altre, patologie degenerative come le artrosi, anche di tipo autoimmune, infiammazioni di varia natura, tumori, distrofie ed altri disturbi. Oltre alla suddetta sindrome del tunnel carpale, diagnosticabile soprattutto per mezzo dell'esame clinico denominato elettromiografia, ci sono il cosiddetto "dito a scatto" o Malattia di Notta, le cisti artrogene del polso, la tendinite di De Quervain, la rizoartrosi o artrosi trapezio metacarpale e la malattia o contrattura di Dupuytren. Il Centro che si occupa di tutte queste condizioni patologiche, avente sede nell'Ospedale Maria Vittoria, è una struttura d'eccellenza sia in ambito regionale, sia in ambito nazionale.

Sistema Circolatorio

 

Cosa significa l'espressione "all'avanguardia"? Possono venire in mente alcune definizioni: un qualcosa che utilizza le ultime scoperte e tecnologie, un qualcosa di specializzato, un qualcosa di progredito, un qualcosa "d'eccellenza". Ebbene, sì. Senza girarci troppo intorno, bisogna ammettere che la Cardiologia e l'Emodinamica dell'Ospedale San Giovanni Bosco dell'ASL Città di Torino funzionano veramente bene. Non si tratta di "perfezione", dal momento che la scienza medica è in costante evoluzione, ma dell'utilizzo di nuove quanto adeguate metodiche per risolvere dei problemi che, purtroppo, ci sono sempre stati e forse sempre ci saranno. In questo caso, per quanto riguarda il sistema circolatorio, ossia l'apparato cardiovascolare del corpo umano, costituito dal cuore e dai vasi sanguigni, ossia vene e arterie, organi a cui i polmoni sono strettamente connessi. La Struttura Complessa dell'Ospedale San Giovanni Bosco è uno dei centri più specializzati in Italia per quanto riguarda le patologie cardiovascolari, soprattutto in merito alle procedure che utilizzano dei piccoli cateteri per intervenire in caso di ostruzioni alle arterie, in particolare quelle che ossigenano il muscolo cardiaco, cioè le coronarie. Questi cateteri, in particolare, sono utilizzati non solo in maniera da seguire il flusso sanguigno, ma anche "controcorrente", il che presenta alcuni peculiari benefici. Il reparto di emodinamica, d'altro canto, è una Struttura Semplice che ha il compito di effettuare diagnosi per quanto riguarda la circolazione sanguigna, per mezzo di esami clinici come la coronarografia e l'ecografia doppler a colori. In tale centro vengono inoltre effettuati vari tipi di angioplastica.

Con il termine "emodinamica" si definisce la dinamica del flusso sanguigno. Il sistema circolatorio è controllato da meccanismi omeostatici, così come i circuiti idraulici sono modificabili da sistemi di controllo. La risposta emodinamica controlla continuamente il sistema e si adatta alle condizioni del corpo e dell'ambiente; in questo modo l'emodinamica spiega le leggi fisiche che regolano il flusso di sangue nei vasi sanguigni. Il flusso sanguigno assicura il trasporto di sostanze nutrienti, ormoni, rifiuti metabolici, ossigeno e anidride carbonica in tutto il corpo, per mantenere il metabolismo a livello cellulare, la regolazione del pH (il livello di acidità e basicità), la pressione osmotica e la temperatura di tutto il corpo, nonché la protezione dai danni causati da traumi e microrganismi.

Famiglia

 

Presso l'Ospedale Maria Vittoria dell'ASL Città di Torino è attivo uno sportello di ascolto, che è anche un progetto operativo, denominato "Fiocchi in ospedale". Questa iniziativa ha il supporto dell'associazione internazionale Save the Children e di Vides Main, ed è finanziata dalla Compagnia di San Paolo, ente noto per i suoi numerosi contributi, rivolti in particolare ad iniziative ed associazioni operanti nel capoluogo piemontese. L'intento primario di "Fiocchi in ospedale" è quello di sostenere in vari modi le "famiglie in difficoltà", ossia quei nuclei familiari, in particolare con bambini, che soffrono per via di una o più condizioni problematiche dal punto di vista sociale, sanitario o economico. Inoltre, dal momento che tale sportello presente presso l'Ospedale Maria Vittoria collabora con il Dipartimento Materno Infantile, un'attenzione particolare è rivolta alle famiglie con neonati, in collaborazione con i servizi territoriali come i consultori familiari e pediatrici. Un esempio pratico, a questo proposito, riguarda l'allattamento e le cure peculiari di cui necessitano i bimbi di pochi giorni o mesi di età, nonché le delicate fasi di pre-parto e post-parto. Secondo stime recenti, il 30% della popolazione italiana è "prossimo alla soglia di povertà", ossia quasi un terzo degli italiani guadagna solo il necessario per vivere, più o meno dignitosamente. Questi sono dati su cui occorre riflettere.

Il Save the Children Fund, comunemente noto come Save the Children, è un'organizzazione internazionale non governativa o ONG che promuove i diritti dei bambini, fornisce sollievo e aiuta i bambini nei Paesi in via di sviluppo. È stata fondata nel Regno Unito nel 1919 per migliorare la vita dei bambini attraverso una migliore educazione, un'assistenza sanitaria adeguata ed opportunità economiche, nonché per fornire aiuti di emergenza in caso di catastrofi naturali, guerre e altre situazioni ad alto rischio.

Farmacia Ospedaliera

 

La Farmacia Ospedaliera è un settore specializzato della Farmacia che è integrato nei Presidi Ospedalieri ed in altre Strutture Sanitarie. Queste includono fondamentalmente le cliniche ambulatoriali e poliambulatoriali (private o convenzionate SSN), i servizi territoriali di tipo infermieristico, le strutture per la cura delle dipendenze da droghe e sostanze chimiche in genere, i centri di controllo dei veleni, i centri di informazione e distribuzione dei farmaci ed i centri di cura residenziale. La professione del farmacista ospedaliero comporta la scelta, la preparazione, la conservazione, la composizione e l'erogazione di farmaci per i pazienti in un ambiente medico. Un'altra area importante è la consulenza offerta ai pazienti e agli altri operatori sanitari sull'uso sicuro ed efficace dei medicinali. A Torino, alcune Farmacie Ospedaliere sono presenti presso l'Ospedale Maria Vittoria, l'Ospedale San Giovanni Bosco e l'Ospedale Martini, tutte Strutture Ospedaliere facenti parte dell'ASL Città di Torino. L'ingresso della Farmacia Ospedaliera dell'Ospedale Maria Vittoria è situato in via Medail 16, il numero di telefono è 0114393672 e quello del Fax è 0114393207. La Farmacia Ospedaliera dell'Ospedale San Giovanni Bosco è sita in via Pergolesi 30, il numero di telefono è 0112402652 e quello del Fax è 0112425902. Questa struttura sanitaria è considerata "prima in Piemonte" per via del fatto che presso il suo laboratorio di Galenica Clinica è disponibile una Clean Room con certificazione di Classe B ISO 5. L'Ospedale Martini è situato in via Tofane 71 e la Farmacia Ospedaliera aperta al pubblico è a piano terra, mentre quella che serve gli utenti presenti nell'ospedale stesso è al piano interrato. La Farmacia Ospedaliera dell'Ospedale Molinette della Città della Salute e della Scienza è sita in corso Bramante 88, il numero di telefono è 0116335409 / 5410 e quello del Fax è 0116336891. Il numero di telefono del locale dove avviene la distribuzione diretta dei farmaci al pubblico è 0116334711. La segreteria della Farmacia Ospedaliera dell'Ospedale Mauriziano ha i seguenti numero di telefono: 0115082132 / 0115082274 / 0115082052. I numeri di Fax sono: 0115082396 / 0115082316 / 0115082051.

 

 

Le Farmacie Ospedaliere sono Farmacie generalmente presenti all'interno di un ospedale. Queste strutture sanitarie, di solito, dispongono di una gamma più ampia di farmaci, incluse sostanze farmacologiche più specializzate e sperimentali (medicinali che sono stati studiati, ma non ancora approvati), rispetto a quanto sarebbe possibile nell'ambiente della comunità cittadina esterna. Le Farmacie Ospedaliere in genere forniscono farmaci solo per i pazienti ricoverati e non sono stabilimenti di vendita al dettaglio, tuttavia a Torino esistono dei punti di distribuzione dei farmaci al pubblico, ad esempio per quanto riguarda le terapie a base d'interferone, per le malattie rare ed altri tipi di sostanze. In genere non forniscono il servizio di prescrizione al pubblico. Alcuni ospedali dispongono di farmacie di vendita al dettaglio, private o comunali, che vendono al pubblico farmaci da banco e sotto prescrizione, ma questi negozi non sono le farmacie ospedaliere vere e proprie.

Le farmacie ospedaliere forniscono una quantità enorme di farmaci al giorno, che viene assegnata ai reparti e all'unità di terapia intensiva e di medicina d'urgenza, secondo i programmi riguardanti le terapie medicinali. Gli ospedali più grandi utilizzano dei sistemi di trasporto automatizzati per la consegna dei farmaci. Il farmacista ospedaliero è responsabile della realizzazione di prodotti sterili per i pazienti, inclusi la nutrizione totale parenterale ed altri farmaci somministrati per via endovenosa, per esempio, compresi antibiotici neonatali e chemioterapie. Si tratta di un processo complesso che richiede un'adeguata formazione del personale, garanzia della qualità dei prodotti e strutture adeguate. Alcune farmacie ospedaliere hanno deciso di far produrre all'esterno le preparazioni ad alto rischio, da parte di aziende specializzate.

La missione principale della farmacia ospedaliera è quella di gestire l'uso dei farmaci negli ospedali e in altri centri medici, per mezzo di magazzini, celle frigorifere, personale specializzato, sistemi informatici, sistemi automatizzati, etc. Gli obiettivi includono la selezione, il controllo delle prescrizioni, l'ordinazione, la raccolta, la consegna, l'amministrazione e la revisione dei farmaci, al fine di ottimizzare le terapie per i pazienti. È importante garantire al paziente una giusta preparazione, la dose, il percorso di somministrazione, il tempo, il farmaco, le informazioni e la documentazione, il tutto erogato in maniera precisa e tempestiva quando si utilizza qualsiasi medicinale o prodotto sanitario.

Il ruolo del farmacista ospedaliero è variabile, e può includere diversi compiti fra cui: 1) La creazione di piani specifici di medicazione individualizzati per i pazienti. 2) La formazione di medici assistenti e altri professionisti della sanità per prendere decisioni basate sui farmaci. 3) La composizione di farmaci per l'uso in ospedale. 4) L'aiuto rivolto ai pazienti per capire i loro bisogni farmaceutici e come prendersi cura di essi. 5) Condurre studi clinici per scoprire nuovi o modificati trattamenti per le malattie rare. 6) Fornitura di medicinali in situazioni di emergenza o "maxiemergenza". 7) Assistenza in cure mediche specializzate, come quelle per i pazienti affetti da tumore.

Anche se molti dei compiti di un farmacista ospedaliero sono simili a quelli di un farmacista di comunità, ci sono alcune differenze importanti. Queste includono: 1) Maggiore interazione con i medici prescrittori e con gli altri operatori sanitari. 2) Maggiore contributo nei processi decisionali di prescrizione dei farmaci, anche dal punto di vista amministrativo. 3) Si tratta di un gruppo più ampio di farmacisti che lavorano insieme nella stessa Istituzione. 4) Eventuale possibilità di accesso ai registri medici dei pazienti o cartelle cliniche.

Tuttavia, il contatto del paziente, ospedalizzato o meno, con i farmacisti ospedalieri è spesso minore rispetto a quello che si ha fra un farmacista che lavora nella comunità e le persone che necessitano dei suoi prodotti e dei suoi consigli. Le farmacie ospedaliere, inoltre, dispongono solitamente di una grande varietà di farmaci, compresi quelli per scopi speciali che possono essere indicati solo per quanto riguarda un ambiente medico controllato.

I farmacisti ospedalieri sono responsabili della composizione di molti prodotti farmaceutici per la cura del paziente. Alcune di queste formulazioni devono essere sterili, ad esempio quando vengono somministrate in totale nutrizione parenterale o in caso di somministrazione per via endovenosa, come ad esempio alcuni antibiotici e agenti chemioterapici. Questo processo è complesso e richiede ai farmacisti di essere altamente addestrati nella produzione di beni di qualità, oltre alle attrezzature adeguatamente pronte ed efficienti.

La sezione di Farmacia Ospedaliera della Federazione Internazionale dei Farmacisti o FIP è stata fondata nel 1957, e pone l'accento sulla pratica della farmacia negli ospedali, inclusa l'educazione e la comunicazione rilevanti, ossia su scala globale. I membri sono incoraggiati a condividere le loro esperienze e ad identificare e discutere le questioni globali che possono essere migliorate nella farmacia ospedaliera. Ciò può includere lo sviluppo di nuove linee guida o standard di pratica, inclusa la revisione delle nuove linee guida proposte dall'Organizzazione Mondiale della Sanità o OMS. Inoltre, ci sono anche altre organizzazioni per i farmacisti ospedalieri in ogni Paese. L'obiettivo principale, quando i membri di queste associazioni si riuniscono insieme, è quello di discutere le questioni attuali della farmacia ospedaliera e di creare soluzioni e strategie per il futuro della professione.

 

Retinopatia Diabetica

 

La retinopatia diabetica, nota anche come malattia oculare diabetica, è una condizione medica in cui si verifica un danno alla retina dovuto al diabete, ed è una delle cause principali di cecità, soprattutto per le persone di età compresa fra i 20 ed i 64 anni. Questa patologia può colpire fino all'80% delle persone che hanno avuto il diabete per un periodo di 20 anni o più. Almeno il 90% dei nuovi casi può avere conseguenze meno gravi se adeguatamente diagnosticato e trattato, per mezzo di un adeguato monitoraggio e cura degli occhi. In Piemonte, questa particolare attenzione è usata soprattutto nell'ambito dell'ASL Città di Torino e delle strutture sanitarie della Città della Salute e della Scienza, nonché presso gli Ospedali Mauriziano di Torino, San Luigi di Orbassano e nelle Aziende Sanitarie Locali ASL TO5, Cuneo 1, Cuneo 2 e in quella di Biella. Per quanto riguarda questa malattia, dal momento che è strettamente correlata al diabete, occorre un percorso di cura e prevenzione, effettuato per mezzo di un'azione sinergica fra il diabetologo e l'oculista. Grazie a tale metodologia di screening preventivo, è possibile ridurre notevolmente il numero di casi che possono aggravarsi ulteriormente. Queste cure specialistiche verranno presto introdotte in tutte le altre strutture sanitarie, presidi ospedalieri ed ASL della Regione Piemonte, fra cui l'ASL di Alessandria, l'ASL di Asti, l'ASL di Novara, l'ASL TO3, l'ASL TO4, l'ASL TO5, l'ASL di Vercelli e l'ASL del Verbano Cusio Ossola.

La retinopatia diabetica spesso non presenta segni precoci di allerta. Anche l'edema maculare, che può causare una rapida perdita della vista, potrebbe non dare segni di avvertimento per un certo tempo. In generale, tuttavia, una persona con edema maculare probabilmente avrà una visione offuscata, rendendo ad esempio difficile la lettura. In alcuni casi, la visione migliora o peggiora durante il giorno. Nella prima fase, chiamata retinopatia diabetica non proliferativa, non ci sono sintomi, i segni non sono visibili all'occhio e i pazienti hanno una visione di 20/20. L'unico modo per rilevare questa fase iniziale è la fotografia del fondo, in cui si possono vedere dei microaneurismi. Se c'è una visione ridotta, l'angiografia a fluorescenza può essere eseguita per vedere la parte posteriore dell'occhio. I vasi sanguigni retinici si restringono o si bloccano in modo chiaro, e questo fenomeno si chiama ischemia retinica, cioè una mancanza di flusso sanguigno.

L'edema maculare, in cui i vasi sanguigni perdono il loro contenuto nella regione maculare, può verificarsi in qualsiasi fase iniziale della malattia. I sintomi dell'edema maculare sono una visione offuscata e immagini scure o distorte, che non sono le stesse in entrambi gli occhi. Il 10% dei pazienti diabetici può avere una perdita della vista relativa all'edema maculare. La tomografia a coerenza ottica può mostrare le aree di inspessimento della retina, causate dell'accumulo di fluido, dell'edema maculare.

Nella seconda fase, i nuovi vasi sanguigni anomali che si formano sul retro dell'occhio portano alla retinopatia diabetica proliferativa. Questi vasi sanguigni possono scoppiare e sanguinare, causando emorragia vitrea e visione sfocata, perché questi nuovi vasi sono fragili. La prima volta che si verifica questo sanguinamento, potrebbe non essere molto grave. Nella maggior parte dei casi, lascia solo poche tracce di sangue o macchie galleggianti nel campo visivo di una persona, anche se i punti spesso vanno via dopo poche ore.

Questi punti vengono spesso seguiti, dopo pochi giorni o settimane, da una perdita maggiore di sangue, che sfoca la visione. In casi estremi, una persona può solo essere in grado di distinguere la luce dal buio dall'occhio colpito. Il sangue può presentarsi per qualche giorno fino a mesi o addirittura anni, prima di essere eliminato dall'interno dell'occhio, e in alcuni casi il sangue non sparisce. Questi tipi di emorragie di grandi dimensioni tendono ad accadere più di una volta, spesso durante il sonno.

Per mezzo dell'esame del fundus, un medico vedrà macchie tipo lana di cotone, emorragie a fiamma, ossia lesioni simili a quelle causate dall'alfa-toxina del Clostridium novyi, ed emorragie dot-blot. Tutte le persone affette da diabete mellito sono a rischio, quelle con diabete di tipo I e quelle con diabete di tipo II. Più è grave la malattia diabetica di una persona, maggiore è il rischio di sviluppare un problema oculare. Dopo 20 anni di diabete, quasi tutti i pazienti con diabete di tipo I ed una percentuale maggiore del 60% dei pazienti con diabete di tipo II hanno un certo grado di retinopatia. Tuttavia, queste statistiche sono state pubblicate nel 2002 utilizzando dati di quattro anni prima, limitando l'utilità della ricerca. Studi precedenti avevano anche mostrato una chiara soglia glicemica fra le persone a rischio alto e basso di contrarre la retinopatia diabetica.

Durante la gravidanza, la retinopatia diabetica può anche essere un problema per le donne con diabete. Si raccomanda pertanto che tutte le donne in gravidanza con diabete effettuino degli esami agli occhi ogni trimestre, per proteggere la loro visione. Le persone con sindrome di Down, che hanno materiale extra cromosoma 21, non acquisiscono quasi mai una retinopatia diabetica. Questa protezione sembra essere dovuta ai livelli elevati di endostatina, una proteina anti-angiogenica, derivata dal collagene XVIII, ed il gene che lo produce si trova sul cromosoma 21.

La retinopatia diabetica è il risultato di danni ai piccoli vasi sanguigni e ai neuroni della retina. I primi cambiamenti rilevati nella retina a causa del diabete, che portano alla retinopatia diabetica, includono un restringimento delle arterie retiniche associato ad un ridotto flusso sanguigno alla retina. La disfunzione dei neuroni della retina interna, seguita nelle fasi successive da cambiamenti nella funzione della retina esterna, sono associati a sottili cambiamenti nella funzione visiva. La disfunzione della barriera retinica del sangue, che protegge la retina da molte sostanze nel sangue (incluse le tossine e le cellule immunitarie), porta alla perdita di componenti del sangue nel neuropile retinico. Più tardi, la membrana basale dei vasi sanguigni retinici si addensa, ed i capillari degenerano e perdono cellule, in particolare periciti e cellule muscolari lisce vascolari, e questo conduce alla perdita di flusso sanguigno, ischemia progressiva e aneurismi microscopici, che appaiono come strutture a palloncino che escono dalle pareti dei capillari. Questo, poi, causa il reclutamento di cellule infiammatorie ed una disfunzione avanzata, nonché degenerazione dei neuroni e delle cellule gliali della retina.

I piccoli vasi sanguigni, come quelli dell'occhio, sono particolarmente vulnerabili alla scarsa regolazione del glucosio nel sangue o glicemia. Un accumulo eccessivo di glucosio danneggia i piccoli vasi sanguigni della retina. Durante la fase iniziale, chiamata retinopatia diabetica non proliferativa, la maggior parte delle persone non nota alcun cambiamento nella propria visione. I cambiamenti iniziali sono reversibili e non minacciano la visione centrale, e sono talvolta chiamati retinopatia simplex o retinopatia di sfondo. Alcune persone sviluppano una condizione chiamata edema maculare, che si verifica quando i vasi sanguigni danneggiati emettono fluidi e lipidi sulla macula, la parte della retina che ci permette di vedere i dettagli. Il fluido porta a gonfiore della macula, che sfoca la visione.

Donazione Di Sangue

 

Una donazione di sangue avviene quando una persona dona volontariamente il proprio sangue o il proprio plasma o altri prodotti sanguigni, al fine di permettere trasfusioni ematiche o ricerche di natura medico-scientifica. In seguito, a volte, può avvenire un procedimento chiamato "frazionamento", che è la separazione dei componenti del sangue intero. Si può infatti donare il sangue intero, come detto, oppure componenti specifici; in questo caso la donazione è detta "in aferesi". Le banche del sangue stesse, spesso, sono direttamente coinvolte nel processo di raccolta e nelle procedure che seguono, con l'ausilio di enti, associazioni, strutture sanitarie ambulatoriali ed ospedaliere.

A Torino, operano da molto tempo due enti principali: l'AVIS (Associazione Volontari Italiani del Sangue) e la Fidas ADSP (Associazione Donatori di Sangue del Piemonte onlus). I centri e punti di raccolta del sangue dell'AVIS sono situati in via Piacenza 7 - Telefono: 011613341 e presso le seguenti strutture sanitarie: autoemoteca di fronte all'Ospedale San Giovanni Bosco dell'ASL Città di Torino, in Piazza del Donatore di Sangue; in corso Vittorio Emanuele II 58 (di fronte alla stazione Porta Nuova); in Piazza XVIII Dicembre (vicino alla stazione Porta Susa); al Parco Ruffini, in corso Trapani angolo corso Rosselli, nonché presso l'Ospedale Infantile Regina Margherita e l'Ospedale Ostetrico Ginecologico Sant'Anna (per entrambi gli ospedali l'ingresso per l'AVIS è in via Baiardi 43) e presso l'Ospedale Maria Vittoria, sito in via Cibrario 72. Per quanto riguarda l'Associazione Fidas ADSP, il centro di raccolta del sangue e dei prodotti ematici è situato in via Ponza 2 - Telefono: 011531166 - Fax: 0115627353. Qui di seguito sono riportate alcune domande che potrebbe porsi un donatore di sangue, con le relative risposte. Naturalmente, queste risposte possono variare in base al Paese in cui si effettua la donazione ed in base alle strutture che raccolgono e distribuiscono il sangue ed i prodotti ematici. Quindi è bene informarsi riguardo ad eventuali interrogativi prima di procedere alla donazione.

Sono idoneo a donare il sangue?

La stragrande maggioranza della popolazione è idonea a donare il sangue, con alcune eccezioni che vengono rilevate nelle varie strutture dove il sangue viene prelevato.

La donazione di sangue è sicura?

La donazione del sangue è completamente sicura. Gli aghi e le forniture sterili sono monouso, cioè vengono utilizzati una sola volta e poi smaltiti in sicurezza dopo ogni donazione. Non è possibile donare il sangue se si è affetti da HIV / AIDS o da qualsiasi altra malattia, tranne rari casi di "autodonazione".

Quanto tempo ci vuole per donare il sangue?

Ci vuole circa un'ora o più per il completamento di un questionario da parte dei donatori, per lo screening della salute e per il rinfresco o spuntino dopo la donazione. La donazione in sé richiede solo 10 minuti.

Quanto spesso posso donare il sangue intero?

Ogni due mesi circa, fino a sei volte l'anno, ma questo può variare in base alla Nazione di residenza.

Non sento la necessità di donare il sangue. C'è davvero bisogno della mia donazione?

La necessità di sangue è costante e la maggior parte dei Pesi necessita di migliaia di donatori ogni settimana per soddisfare le esigenze delle comunità e delle stutture sanitarie. Sono necessari tutti i tipi di sangue, sia i tipi più comuni sia quelli più rari.

Non sono in grado di donare il sangue. Ci sono altri modi con cui posso sostenere la sanità?

Ci sono molti modi per supportare le necessità della sanità. Puoi promuovere la necessità di donazioni di sangue, fare il volontario, donare il midollo osseo ed altro ancora.

Come posso aiutare la comunità se devo rinviare il momento della mia donazione?

I donatori che sono stati temporaneamente rinviati per via di tatuaggi, piercing o viaggi possono eventualmente farlo in seguito, anche se le disposizioni possono variare.

Cosa posso aspettarmi quando dono il sangue?

La donazione di sangue è un modo sicuro, facile e conveniente per supportare la tua comunità, le persone malate e quelle che hanno subito incidenti o interventi chirurgici.

Cosa devo fare per prepararmi alla mia donazione di sangue?

Assicurati di mangiare un pasto sano e a basso contenuto di grassi entro due ore prima della tua donazione, e bevi liquidi non caffeinati sia prima sia dopo la donazione.

La prova dell'identificazione personale è richiesta al momento della donazione. Gli esempi includono, ma non sono limitati ai seguenti: carta d'identità, patente di guida, carta di credito, posta elettronica, etc.

Prima di donare il sangue:

Mangiare - Fare un pasto ricco di ferro prima di donare, ma senza appesantirsi.

Idratarsi - Bere alcuni bicchieri di liquido 1-2 giorni prima di donare il sangue aiuta a rendere le vene più visibili, nonché a sentirti più energico dopo la donazione e altro ancora.

Riposo - Fai una buona notte di sonno prima di donare il sangue.

Evitare l'aspirina o altri farmaci a base di acido acetilsalicilico. Se stai pensando di donare le piastrine, evita i prodotti come l'aspirina o farmaci anti-coagulanti (se puoi) a partire da 2 giorni prima della donazione.

Fornire il consenso - Se sei minorenne, c'è bisogno di forme di consenso firmate dai tuoi genitori.

La ricerca ha dimostrato che una percentuale di donne in stato di gravidanza, compresa fra il 10% e il 20%, ha anticorpi umani dei leucociti nel corpo, i quali possono essere dannosi per i destinatari. Questi anticorpi HLA non sono dannosi per le donne che li hanno, tuttavia alcuni studi hanno dimostrato che possono portare, in alcuni destinatari, ad una condizione nota come "lesione polmonare acuta correlata alla trasfusione".

Oggi, nel mondo sviluppato, la maggior parte dei donatori di sangue è costituita da volontari non pagati che donano il sangue per un'offerta comunitaria. Nei Paesi più poveri le forniture costanti sono limitate, e i donatori solitamente si fanno prelevare il sangue quando la famiglia o gli amici hanno bisogno di una trasfusione (donazione diretta). Molti donatori donano come atto di carità, ma nei Paesi che permettono donazioni a pagamento vengono pagati alcuni donatori, e in alcuni casi sono previsti altri incentivi diversi dal denaro, come il lavoro pagato in caso di assenza per donazione. I donatori possono anche disporre di sangue per il proprio ed eventuale uso futuro (donazione autologa).

I potenziali donatori sono valutati per qualsiasi cosa che potrebbe rendere il loro sangue non sicuro da usare. Lo screening include degli esami clinici e di laboratorio per diagnosticare l'eventuale presenza di malattie che possono essere trasmesse per mezzo di una trasfusione di sangue, fra cui l'HIV e l'epatite virale. Il donatore deve anche rispondere a domande sulla sua storia medica ed effettuare un breve esame fisico per assicurarsi che la donazione non sia pericolosa per la sua salute. Quanto spesso un donatore può donare varia da giorni a mesi in base a quanto componente viene donato ed alle leggi vigenti nel Paese in cui viene effettuata la donazione. Ad esempio, negli Stati Uniti, i donatori devono attendere otto settimane (56 giorni) fra una donazione di sangue intero e l'altra, ma solo sette giorni fra le donazioni di piastrine e due volte alla settimana per la donazione di plasma.

La quantità di sangue prelevata ed i metodi variano. La raccolta può essere eseguita manualmente o con apparecchi automatici per il prelievo di componenti specifiche del sangue. La maggior parte dei componenti del sangue utilizzati per le trasfusioni hanno una breve durata di conservazione, quindi il mantenimento di una fornitura costante è un problema persistente in tutte le strutture abilitate. Questo ha portato ad un crescente interesse per l'autotrasfusione, con la quale il sangue di un paziente viene recuperato durante un eventuale intervento chirurgico per la reinfusione continua, oppure, in alternativa, è "auto-donato" prima di quando potrà essere necessario. Le donazioni di sangue sono divise in gruppi, sulla base di chi riceverà il sangue raccolto. Una donazione "allogenica", anche chiamata "omologa", avviene quando un donatore dà il sangue per lo stoccaggio in una banca del sangue per la trasfusione a un destinatario sconosciuto. Una donazione "diretta" avviene quando una persona, spesso un membro della famiglia, dona il sangue per la trasfusione ad un individuo specifico. Le donazioni dirette sono relativamente rare quando esiste un'offerta costante di sangue. Una donazione sostitutiva è un ibrido dei due casi, ed è comune nei Paesi in via di sviluppo come il Ghana. In questo caso, un amico o un membro della famiglia del destinatario dona il sangue per sostituire il sangue conservato, al fine di essere utilizzato in una trasfusione, assicurando così una fornitura costante. Quando una persona ha il sangue conservato che verrà trasfuso nuovamente al donatore, in genere dopo un intervento chirurgico, si ha la donazione "autologa". Il sangue usato per la preparazione di farmaci può provenire da donazioni allogeniche o da donazioni utilizzate esclusivamente per la produzione.

Il sangue è talvolta raccolto con metodi simili per la flebetomia terapeutica, simile all'antica prassi dell'utilizzo di sangue per trattare condizioni come l'emocromatosi ereditaria o la policitemia vera. Questo sangue è talvolta trattato come donazione di sangue, ma può essere immediatamente scartato se non può essere usato per trasfusione o ulteriore produzione.

Il processo effettivo varia secondo le leggi dei vari Paesi, e le raccomandazioni ai donatori variano in base all'organizzazione di raccolta. L'Organizzazione Mondiale della Sanità fornisce raccomandazioni per le politiche di donazione di sangue, ma nei Paesi in via di sviluppo molte di queste non vengono seguite. Ad esempio, i test raccomandati richiedono strutture di laboratorio, personale addestrato e reagenti specializzati, che non possono essere disponibili o che sono troppo costosi per queste Nazioni.

Il donatore è anche esaminato ed è sottoposto a domande specifiche sulla sua storia medica, per assicurarsi che donare il sangue non sia pericoloso per la sua salute. Il livello di ematocrito o di emoglobina del donatore viene testato per assicurarsi che la perdita di sangue non lo renda anemico, e questo controllo è il motivo più comune per cui un donatore non è ritenuto idoneo. Sono inoltre valutate la frequenza cardiaca, la pressione sanguigna e la temperatura corporea. I donatori anziani sono talvolta anche rinviati a causa dell'età o di problemi di salute. La sicurezza del donare il sangue durante la gravidanza non è stata studiata in modo approfondito, e le donne in gravidanza sono solitamente rinviate fino a sei settimane dopo il parto. Il tipo di sangue del donatore deve essere determinato se il sangue verrà usato per le trasfusioni. Le strutture di raccolta di solito indicano se il sangue è di tipo A, B, AB o 0 e il tipo di Rh, e si verifica la presenza di anticorpi contro antigeni meno comuni. Altre prove, fra cui un crossmatch, sono di solito effettuate prima di una trasfusione. Il gruppo 0 è spesso citato come "donatore universale", ma questo riguarda solo le trasfusioni di globuli rossi, detti anche emazie. Per le trasfusioni di plasma il sistema è invertito e l'AB è il tipo di donatore universale.

La maggior parte del sangue è testato per le malattie, inclusi alcuni STD. Le analisi che vengono effettuate sono test di screening ad alta sensibilità, e non viene effettuata alcuna diagnosi effettiva. Alcuni dei risultati dei test, infatti, possono in seguito risultare dei falsi positivi usando test più specifici. I falsi negativi sono rari, ma i donatori sono scoraggiati dall'uso della donazione di sangue allo scopo di uno screening anonimo di STD, perché un falso negativo potrebbe significare la presenza di una contaminazione. Il sangue viene solitamente scartato se questi test sono positivi, ma ci sono alcune eccezioni, come le donazioni autologhe. Il donatore è generalmente notificato dei risultati delle analisi.

Il sangue donato è testato per mezzo di molti metodi, ma i test di base raccomandati dall'Organizzazione Mondiale della Sanità sono questi quattro:

Antigene di superficie dell'epatite B

Anticorpo contro l'epatite C

Anticorpi contro l'HIV, di solito i sottotipi 1 e 2

Test serologico per la sifilide

L'OMS ha segnalato nel 2006 che 56 su 124 Paesi esaminati non hanno utilizzato questi test di base in tutte le donazioni di sangue. Molte altre prove per le infezioni trasmesse da trasfusioni sono spesso utilizzate in base alle esigenze locali. I test aggiuntivi sono costosi e in alcuni casi i test non vengono implementati a causa del costo. Questi test addizionali includono altre malattie infettive come il virus del West Nile. A volte vengono utilizzati più test per una singola malattia per coprire le limitazioni di ciascun test. Ad esempio, il test anti-HIV non può rilevare se un donatore ha avuto un contagio recente, quindi alcune banche del sangue usano un antigene p24 o un test di acido nucleico HIV in aggiunta al test anticorpale di base, per rilevare donatori infettati durante quel periodo. Il citomegalovirus è un caso speciale per quanto riguarda i test dei donatori, in quanto molti donatori hanno esito positivo per questo microrganismo. Il virus non è un pericolo per un destinatario sano, ma può danneggiare i neonati e altri destinatari con sistemi immunitari deboli.

 

Alcuni neurobiologi della Ludwig-Maximilians-Universitaet o LMU a Monaco di Baviera  hanno presentato una nuova teoria riguardante l'origine delle cellule della griglia necessarie per l'orientamento spaziale nel cervello di mammifero, che assegna un ruolo vitale alla temporizzazione dei treni di segnali ricevuti dai neuroni chiamati cellule di luogo. Alcune cellule nervose del cervello, conosciute rispettivamente come cellule di luogo e della griglia, svolgono un ruolo fondamentale nella navigazione spaziale dei mammiferi. Le singole cellule del luogo nell'ippocampo rispondono a poche posizioni spaziali. Le cellule della griglia nel complesso entorinale, invece, si accendono per più posizioni nell'ambiente, in modo che gruppi specifici si attivano consecutivamente quando un animale o una persona attraversa gli ambienti. Questi modelli di attivazione danno origine ad una mappa virtuale, costituita da una disposizione esagonale di cellule della griglia che riflette le distanze relative fra particolari punti di riferimento nel mondo reale. Il cervello è quindi in grado di costruire una mappa virtuale che codifica la propria posizione nello spazio. Il premio Nobel per la medicina e la fisiologia del 2015 è andato agli scopritori di questo sistema, che è stato definito come il "GPS del cervello".

Tuttavia, la relazione di sviluppo fra le cellule del luogo e le cellule della griglia, così come il meccanismo di origine delle cellule della griglia e la loro disposizione in reticoli esagonali rimangono ancora poco chiari. Ora il Dott. Christian Leibold e il suo collaboratore Dott. Mauro Miguel Monsalve Mercado, neurobiologi di LMU, hanno proposto una nuova teoria che per la prima volta rappresenta un modello plausibile basato su processi biologici noti. Il modello implica che lo sviluppo delle cellule della griglia e dei loro campi di risposta dipendano dall'ingresso sinaptico delle cellule di luogo. I nuovi risultati sono descritti nella rivista Physical Review Letters.

I fattori genetici consentono agli scienziati di individuare nuove varianti che aumentano il rischio di contrarre la malattia di Alzheimer. La malattia o morbo di Alzheimer è un disturbo neurodegenerativo progressivo, che si ritiene sia causato da accumulo di proteine nel cervello. Tuttavia, ci sono sempre più prove che diversi processi biologici siano al centro della malattia, fornendo agli scienziati un approccio diverso per quanto riguarda le possibili terapie. In una sessione plenaria della Conferenza Internazionale dell'Associazione Alzheimer o AAIC del 2017, tenutasi a Londra, la Dott.ssa Julie Williams, professoressa presso la Divisione di Medicina Psicologica e Neuroscienze Cliniche dell'Università di Cardiff, ha sfidato le opinioni tradizionali circa la malattia di Alzheimer dicendo che "l'immunità gioca un ruolo significativo" nella malattia.

La visione tradizionale è che le proteine si accumulano nel cervello dei pazienti, portando alla morte neuronale. I colpevoli sono il peptide beta amiloide e la proteina tau. Il peptide beta amiloide viene prodotto quando viene tagliata una breve sezione della proteina del precursore amiloide o APP. La funzione del peptide nella normale funzionalità del cervello non è nota, ma alcune prove indicano un ruolo all'interno dei neuroni. Nella malattia di Alzheimer, l'amiloide beta si accumula in placche negli spazi fra i neuroni. La tau è una proteina strutturale, importante per la funzione neuronale. Ma nella malattia di Alzheimer, la tau non funziona correttamente e si accumula in grovigli nei neuroni. Come questo contribuisce alla morte cellulare non è noto, ma ci sono nuove prove che dimostrano che l'elaborazione anomala della proteina tau può portare ad effetti tossici.

Alcune informazioni utili per le Persone Senza Fissa Dimora

  • Bartolomeo & C. Via Camerana 10/A - Torino - Telefono: 011534854 - Fax: 0115132567
    Casa Accoglienza del Cottolengo - Piccola Casa della Divina Provvidenza - Via Andreis 26 - Torino - Telefono: 0115225655
    Associazione Opportunanda - Via Sant'Anselmo 21 - Torino - Telefono e Fax: 0116507306
    Cenacolo Eucaristico della Trasfigurazione - Via Belfiore 12 e Corso Regina Margherita 190 - Torino - Telefono: 0114377070
    Sermig Servizio Missionario Giovani - Piazza Borgo Dora 61 - Torino - Tel. 0114368566 e 3346657274 - Fax: 0115215571
    Gruppo Abele Onlus - Corso Trapani 91/B - Torino - Telefono: 0113841066




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