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  • Alcuni accorgimenti e consigli per evitare l'influenza
    Non esiste una strategia perfetta per non ammalarsi d'influenza, soprattutto nei mesi invernali ed alle nostre latitudini, ma è possibile limitare le occasioni tipiche che ne favoriscono la comparsa. Qui di seguito sono riportanti alcuni accorgimenti e consigli.
  • Evitare le rapide escursioni termiche
    I rapidi cambiamenti di temperatura a cui sottoponiamo i nostri corpi possono rallentare o bloccare il movimento delle ciglia che rivestono le pareti dei bronchi. Questo può favorire l'insorgere di sindromi influenzali per via del possibile accumulo di microrganismi nelle vie respiratorie.
  • Evitare, se e quando possibile, il contagio.
    L'igiene della persona, e delle mani in particolare, è la prima forma di prevenzione per evitare il contagio influenzale, nonché altre malattie causate da virus o batteri. Si consiglia di usare un sapone neutro, solido o liquido, dal momento che non ha un'azione aggressiva nei confronti dell'epidermide.
  • Umidità e aria fresca
    Il livello di umidità dell'aria di casa dovrebbe essere compreso fra il 40% ed il 60%, quindi né troppo secco né troppo umido. Inoltre è bene cambiare l'aria degli ambienti almeno due volte al giorno, se possibile.
  • Evitare le carenze nutrizionali
    In ogni stagione dell'anno, ma soprattutto in inverno, è bene evitare di praticare diete troppo rigide o comunque carenti di vitamine e minerali, a meno che non ci siano dei motivi particolari di natura medica. Un'alimentazione ricca di nutrienti di qualità è un'ottima difesa contro l'influenza.
  • Non fumare
    Purtoppo, i fumatori sanno bene quanto sia difficile smettere di fumare. Tuttavia, questo è uno dei mezzi per prevenire le malattie da raffreddamento ed influenzali. Non solo, ma se doveste prendervi l'influenza, potreste considerarla una buona occasione per smettere! Molti ne hanno approfittato e ci sono riusciti.

Prenotazione visite mediche ed esami clinici tramite SOVRACUP

Occorre avere:

1) L'impegnativa del medico o pediatra di libera scelta ( di base / di famiglia ) o dello specialista.

2) La tessera sanitaria con codice fiscale.

840 705 007 da telefono fisso oppure 0115160666 da cellulare

Questa procedura presenta delle differenze tecniche per utenti e personale, in caso di utilizzo della "ricetta elettronica dematerializzata", entrata in vigore dal mese di luglio del 2014 per i farmaci e dal 1 marzo 2015 per le visite specialistiche e per gli esami diagnostici.

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L'ASL Città di Torino e la Sanità torinese - Parola d'ordine: "Unificazione"

Torino

 

Le ASL o AA.SS.LL. o Aziende Sanitarie Locali sono Strutture Sanitarie che contengono di per sé, già nella loro definizione, le caratteristiche principali che le contraddistinguono, anche se la loro denominazione può variare, in Italia, da Regione a Regione.

- Aziende: sono Enti Pubblici afferenti alla Pubblica Amministrazione Italiana che erogano Servizi di natura Sanitaria i quali, al contempo, hanno i tratti tipici delle "aziende": personalità giuridica, autonomia organizzativa, autonomia gestionale, autonomia tecnica, autonomia amministrativa e patrimoniale, nonché svincolate da un'organizzazione centrale a livello nazionale, dal momento che dipendono dalle Regioni, dalle quali sono pagate. In pratica, le prestazioni sanitarie di cui la cittadinanza usufruisce presso le ASL, vengono poi pagate dalla Regione, in base alle sommatorie dei costi di visite mediche, esami clinici e diagnostici, etc. Sono anche Centri di Imputazione di Autonomia Imprenditoriale, secondo quanto affermato nell'Articolo 3 del Decreto Legislativo del 30 dicembre 1992, al Numero 502: "In funzione del perseguimento dei loro fini istituzionali, le Unità Sanitarie Locali si costituiscono in Aziende con personalità giuridica pubblica e autonomia imprenditoriale."

- Sanitarie: benché nelle ASL siano impiegate quattro tipologie di lavoratori con altrettanti ruoli (Sanitario, Professionale, Tecnico e Amministrativo), la componente Sanitaria è ovviamente la causa ed il fine di tutta l'attività che viene quotidianamente svolta in queste Strutture Sanitarie.

- Locali: le ASL hanno una natura tipicamente territoriale, anche se in alcune strutture viene svolta anche un po' di ricerca, condivisa con altre Regioni o con altri Paesi.

La prima forma di Assistenza Sanitaria Locale, in Italia, risale all'istituzione dell'INAM nell'anno 1943, Ente poi confermato dalla novella Repubblica Italiana nel 1947. Tutti i Servizi Sanitari Pubblici erano gestiti dalle cosiddette Casse Mutualistiche, da cui la definizione di "medico della mutua" per il "medico di medicina generale". Nel 1978 venne istituito il Servizio Sanitario Nazionale o SSN, e l'aspetto "territoriale" vide la competenza totale da parte di Enti Pubblici chiamati Unità Sanitarie Locali o USL o UU.SS.LL. Solo nel 1992, come accennato, le U.S.L. divennero A.S.L. ossia organi di competenza delle Regioni, pur avendo una propria soggettività giuridica ed autonomia; negli anni, le ASL sono state sempre più caratterizzate dalla componente imprenditoriale.

 

ASL Citta Di Torino Via San Secondo 29

 

Questo spazio web è un sito d'informazione che riguarda le Strutture Sanitarie torinesi e la Sanità in generale. Trovano largo spazio descrittivo l'ASL Città di Torino, con i suoi Presidi Ospedalieri, Poliambulatori, Ambulatori Territoriali, Residenze Sanitarie Assistenziali, Consultori Familiari e Pediatrici ed altri servizi; la Città della Salute e della Scienza, che comprende l'Ospedale Molinette San Giovanni Battista, l'Ospedale Dermatologico San Lazzaro, il CTO Centro Traumatologico Ortopedico, l'USU Unità Spinale Unipolare, l'Ospedale Infantile Regina Margherita, l'Ospedale Ostetrico Ginecologico Sant'Anna, l'Istituto di Riposo per la Vecchiaia, l'Ospedale San Giovanni Antica Sede e l'Ospedale San Vito; l'Ospedale Cottolengo; l'Ospedale Mauriziano e l'Ospedale Gradenigo Humanitas. Oltre a questo, viene dato anche ampio spazio ad articoli di attualità, sempre riguardanti l'ambito sanitario, quali notizie di medicina, farmacologia, tecnologia, scienza, utilità sociale, assistenza spirituale, informazioni, trapianti e volontariato.

L'ASL unica Città di Torino o, più precisamente, Azienda Sanitaria Locale Città di Torino, è attiva dal 1° gennaio 2017, ed è il frutto dell'unificazione dell'ASL TO1 e dell'ASL TO2. Il Consiglio Regionale del Piemonte ha infatti approvato, in data 6 dicembre 2016, la proposta riguardante l'accorpamento delle suddette ASL TO1 e TO2 che coprivano l'intero territorio di questo Capoluogo di Regione, che comprende attualmente otto Circoscrizioni. La delibera in questione era stata presentata alla Giunta Regionale dall'Assessore alla Sanità Antonio Saitta, ed è stata approvata a maggioranza dalla IV Commissione. La sede centrale è in via San Secondo 29, naturalmente a Torino, mentre quella legale è in corso Svizzera 164.

Questo sito web ha anche numerose funzionalità "social", ossia tipiche dei social network o reti sociali online. L'iscrizione è aperta a tutti, ed in particolari agli utenti, ai dipendenti ed agli amici delle Strutture Sanitarie di Torino. I membri registrati in Salute Torino possono pubblicare testi, immagini e video, nonché intrecciare amicizie, scambiarsi messaggi, creare gruppi, eventi ed altro ancora. Buona navigazione a tutti!

Qui di seguito è possibile vedere un'intervista al Dott. Giovanni Maria Soro e al Dott. Valerio Fabio Alberti, prima dell'unificazione dell'ASL TO1 e dell'ASL TO2 nell'unica Azienda Sanitaria Locale denominata ASL Città di Torino, nonché un video riguardante la cosiddetta "dipendenza da gioco", identificata con il recente termine "ludopatia", disturbo psichico per il quale l'ASL ha attivato diversi servizi di aiuto.

 

                       

La sanità torinese e la sinergia delle scienze

Scienze Mediche

 

Anticamente, le scienze umane funzionavano in maniera "sinergica", ossia i sapienti dell'antichità, a partire dalla cosiddetta "storia nota" (da circa il 6.000 A.C. in poi), conoscevano più di una specialità. Chi era medico spesso era anche astronomo, erborista, filosofo o teologo, chi era architetto sovente era anch'esso conoscitore di altre discipline dello scibile umano, e così via. Ora, questo può apparire un po' antiquato, ai nostri giorni, sia perché alcune branche del sapere sono un po' "cadute in disuso in quanto non scientifiche", sia per via dell'enorme settorializzazione ed alta specializzazione della scienza contemporanea. Anche se i "Premi Nobel" vengono assegnati ai ricercatori e studiosi in base a poche discipline scientifiche ed umanistiche, economiche, sociali o politiche, in realtà gli uomini e le donne di scienza di oggi hanno solitamente una ristretta gamma d'indagine a loro disposizione; ad esempio, un biologo può essere un biologo molecolare, oppure uno studioso di fitochimica o di genetica. Anche se le nozioni di base sono le medesime, la specializzazione è divenuta altissima, soprattutto negli ultimi due secoli circa, anche perché la mole di conoscenze e dati a disposizione e da elaborare è divenuta veramente grande. Questo può essere un bene, ma a volte rischia di far perdere la visione d'insieme delle cose.

Ultimamente, tuttavia, anche grazie alle moderne tecnologie informatiche di comunicazione e di analisi dei dati provenienti dalle ricerche, si sta creando una collaborazione sempre più stretta fra i ricercatori. Anche se in tutto ciò, naturalmente, c'è anche un aspetto competitivo, l'unione sta facendo veramente la forza, come si suol dire. Questo è visibile soprattutto in campo medico e farmacologico. Non solo, quando possibile, i pazienti sono esaminati da più specialisti mediante "consulti" o simili, ma anche le strutture mediche stesse, in quanto luoghi di azione e di cura, stanno lavorando sempre più in un'atmosfera di rinnovata sinergia. Torino, per quanto possibile, è un ottimo esempio di quanto affermato. Le sue principali strutture sanitarie, soprattutto statali, quali l'ASL Città di Torino e la Città della Salute e della Scienza in particolare, stanno rivestendo un ruolo determinante in questa nuova sinergia del sapere e della pratica sanitaria. Negli ultimi decenni, infatti, le UU.SS.LL e poi AA.SS.LL. torinesi sono diminuite di numero, con una conseguente riorganizzazione logistica, tecnica, amministrativa e del personale medico e paramedico, fino ad arrivare alla recente unione dell'ASL TO1 e dell'ASL TO2 in un'unica entica, chiamata per l'appunto ASL Città di Torino. Alcuni giornali l'hanno definita "Super ASL" ma, al di là delle definizioni, il fatto che l'esempio della Città della Salute e della Scienza venga seguito, nel corso degli anni, è un segnale evidente di rinnovata unione, sia dal punto di vista lavorativo e del servizio all'utenza, sia dal punto di vista economico. La Città della Salute e della Scienza, con i suoi importanti Presidi Ospedalieri e Riabilitativi, ha anche il vantaggio di essere geograficamente coerente, in quanto tali strutture sanitarie sono molto vicine fra loro, ossia gli edifici che costituiscono tale complesso sono adiacenti o comunque prossimi.

Alcuni sostengono che tale avvicendamento possa creare un sofraffollamento delle strutture, ma se ciascuna di esse opererà in base alla propria caratteristica peculiare, vuoi di eccellenza oppure territoriale o altro, Torino potrebbe essere una delle città italiane in cui la sanità avrà un'azione veramente efficace, al di là dei problemi di tutti i giorni e delle emergenze di ogni tipo, tipiche di questo mondo altamente controllato e "asettico" ed allo stesso tempo incontrollabile quanto affascinante, che è il mondo della cura e, se possibile, della guarigione. Sì, perché l'obiettivo finale della medicina, ovviamente, è la guarigione o ristabilimento del malato, e la cura è la parte fondamentale in questo processo. Questo è lampante, anche se la parola "cura" può assumere diverse accezioni; ad esempio, la cura di un tumore operabile avviene mediante intervento chirurgico, mentre la cura di una persona che soffre di disturbi psichici comprende una sinergia di operazioni che vanno dai colloqui psichiatrici e psicologici alla somministrazione di farmaci, dalla psicoterapia alla riabilitazione sociale della persona, etc. Anche in questo caso, l'ASL Città di Torino si è dimostrata efficiente, in questi ultimi decenni, per via di numerose collaborazioni con Associazioni non a scopo di lucro o onlus, come esse sono giuridicamente definite. Emergenza, diagnosi, cura, intervento, diagnostica... tutto pare tornare ad una sorta di "sinergia" di stampo quasi olistico che, pur con le notevoli diversità, se ben condotta potrebbe rappresentare una versione moderna dell'antica sinergia delle scienze dei nostri padri terreni.

Anche l'aspetto spirituale non è certamente da sottovalutare; tutti gli ospedali torinesi, infatti, hanno una forma di assistenza spirituale, sotto forma di sacerdoti, cappelle, iniziative, incontri, assistenza ai malati ed alle persone indigenti, etc. In questo sito, nella sezione del menù "Notizie", è possibile leggere l'attuale regolamentazione del Comune di Torino in materia di assistenza ospedaliera nelle strutture sanitarie. Probabilmente la maggior parte delle persone ha oggi una visione più tecnica della cura, rispetto al passato, ma l'assistenza verso le persone, costituite da soma, psiche e pneuma (corpo, anima e spirito), non va certamente sottovalutata né disprezzata, come a volte è accaduto in molte parti del mondo, Italia compresa. I preti, infatti, negli ospedali non servono solo per dare "l'estrema unzione", ossia il Sacramento dell'Unzione degli infermi, ma anche per sostenerli in un percorso di sofferenza che può essere molto breve ma anche molto lungo, sia nelle sedi competenti, sia dal punto di vista domiciliare. I credenti, infatti, sanno che nel Vangelo si parla del fatto che gli Apostoli di Gesù Cristo "ungevano con olio i malati e li guarivano". Ora, se questo oggi non è purtroppo la norma, è però vero che l'assistenza spirituale può avere un'importanza notevole, nei vari percorsi di cura e d'intervento, sociale e sanitario.

I farmaci generici o equivalenti in Italia e in altri Paesi - Definizioni, pareri e normative.

Farmaci Generici Economia

 

In alcuni Paesi, come il Brasile e la Francia, più del 20% di tutti i farmaci venduti sono generici o equivalenti. Un farmaco equivalente è una sostanza medicinale che equivale ad un prodotto di marca per quanto riguarda il principio attivo, il dosaggio, l'utilizzo, la capacità curativa, la via di somministrazione, la qualità, la farmacocinetica, la biodisponibilità ed altre prestazioni. Le definizioni di "farmaco generico" e di "farmaco equivalente" si riferiscono anche a qualsiasi farmaco che viene commercializzato con il suo nome chimico senza pubblicità, o comunque con il nome della molecola o delle molecole che ne costituiscono il principio attivo, a prescindere dalla marca del farmaco "originale".

Anche se non vengono solitamente associati ad una particolare azienda, il nome dell'industria farmaceutica che li produce dev'essere chiaramente espresso, ed i farmaci generici o equivalenti sono di solito soggetti alle leggi vigenti nei Paesi in cui vengono erogati. Essi sono etichettati con il nome del produttore ed un nome "non proprietario", ossia "generico". Un farmaco equivalente deve contenere gli stessi principi attivi della formula commercializzata dal marchio originale. L'Ente principale che regolamenta i farmaci e gli alimenti negli Stati Uniti, la FDA o Food and Drug Administration, richiede che i farmaci generici siano identici ai loro omologhi di marca, o comunque "all'interno di un accettabile intervallo di bioequivalenza". L'utilizzo della parola "identico" da parte della FDA è un'interpretazione giuridica e non letterale. Alcune sostanze biofarmaceutiche come gli anticorpi monoclonali possono essere biologicamente diversi da molecola a molecola. Le versioni generiche di questi farmaci sono note come "farmaci biosimilari", ed il loro impiego avviene in base ad un'estesa serie di regole.

Nella maggior parte dei casi, i farmaci equivalenti sono disponibili dopo la scadenza dei brevetti concessi ai produttori dei farmaci originali. Dopo che i farmaci generici arrivano sul mercato, la concorrenza fra le industrie farmaceutiche porta spesso ad una considerevole riduzione dei prezzi, ovviamente per quanto riguarda le sostanze medicinali equivalenti, ma anche per quanto concerne i farmaci originali o "di marca". Nella maggior parte dei Peasi, i brevetti durano 20 anni, Italia compresa. Tuttavia, in alcuni Stati e regioni geografiche, come l'Unione Europea e gli Stati Uniti, possono essere concessi cinque anni in più di propietà del brevetto alle industrie, se i produttori raggiungono degli obiettivi specifici, come ad esempio lo svolgimento di studi clinici per i pazienti pediatrici. I produttori, i grossisti o distributori, le assicurazioni e le farmacie possono tutti aumentare i prezzi dei farmaci nelle varie fasi di produzione e distribuzione. Nel 2014, secondo un'analisi della Generic Pharmaceutical Association, i farmaci equivalenti hanno rappresentato circa l'88% dei 4,3 miliardi di prescrizioni effettuate negli Stati Uniti.

In Italia i farmaci generici o equivalenti sono venduti da circa vent'anni. Non a caso, nel 1996 venne costituita l'Assogenerici, ossia l'Associazione dei produttori di farmaci equivalenti e di medicinali biosimilari. Nel 2016, durante la celebrazione del raggiungimento di questo traguardo ventennale, il Presidente di questa Associazione, Enrique Häusermann, ha affermato che dall'anno 2000 ad oggi, grazie all'utilizzo di farmaci equivalenti e biosimilari, lo Stato Italiano ha risparmiato circa 4 miliardi di euro. Anche se il 35% circa degli italiani sceglie di acquistare i farmaci equivalenti, più nelle Regioni del Nord che in quelle del Sud, gli altri cittadini prediligono ancora i farmaci di marca, anche se occorre pagare la differenza, per una spesa che si aggira complessivamente intorno ai 980 milioni di euro l'anno. In tutto ciò si ha inoltre una sorta di "paradosso": in pratica, nelle Regioni d'Italia più "povere" si hanno le percentuali maggiori di acquisti di farmaci originali. Anche se il mercato farmaceutico italiano non è totalmente allineato con quello europeo in generale, l'utilizzo dei farmaci equivalenti ha fatto comunque calare i prezzi dei farmaci originali, complessivamente di circa il 15%.

In particolare, il settore sanitario pubblico (SSN o Servizio Sanitario Nazionale) e quello privato accreditato o convenzionato, da parecchi anni utilizza quasi totalmente farmaci generici o equivalenti, nonché le sostanze medicinali biosimilari. Chiaramente questo è dovuto alla necessità di ridurre la spesa statale, ed in questo caso tale riduzione non "pesa" affatto sulle spalle dei cittadini. Per quanto riguarda il panorama sanitario torinese, costituito principalmente dall'ASL Città di Torino, dalla Città della Salute e della Scienza (Ospedale Molinette San Giovanni Battista, Ospedale Dermatologico San Lazzaro, Ospedale Infantile Regina Margherita, Ospedale Ostetrico Ginecologico Sant'Anna, Centro Traumatologico Ortopedico o CTO, Ospedale San Giovanni Antica Sede, Ospedale San Vito, Istituto di Riposo per la Vecchiaia ed altre Strutture), nonché dagli Ospedali Cottolengo, Mauriziano, Gradenigo ed altri Presidi Ospedalieri, la situazione è esattamente come sopra descritto: quasi totale impiego di farmaci equivalenti. La Farmacia Ospedaliera più grande d'Italia, fra l'altro, è proprio quella della Città della Salute e della Scienza, dato che gestisce tutte le Strutture Sanitarie sopra elencate. Questa struttura si occupa dell'acquisto e della distribuzione di tutte le sostanze medicinali utili ai pazienti interni ed esterni afferenti a questi Presidi Ospedalieri. Dato che la spesa complessiva annuale si aggira sui centoventi milioni di euro, è facile comprendere il risparmio ottenuto grazie all'impiego dei farmaci equivalenti o biosimilari.

 

 

Nelle AA.SS.LL. o Aziende Sanitarie Locali d'Italia, i farmaci equivalenti seguono all'incirca il percorso di tutte le sostanze medicinali che vengono acquistate e distribuite, ed i passaggi più importanti sono i seguenti: 1) Acquisizione (gare aziendali, gare centralizzate, gare a pacchetto, HTA). 2) Prescrizione (prontuari e prescrizioni dei principi attivi). 3) Erogazione e continuità assistenziale presso le farmacie ospedaliere ed i servizi territoriali (H-T). 4) Monitoraggio e vigilanza sulla spesa farmaceutica (informazione scientifica per i medici ed i pazienti, liste di trasparenza, piani di rientro regionali, commissioni sull'appropriatezza prescrittiva). 5) Sicurezza del paziente (farmacovigilanza, che consiste soprattutto in un lavoro che spetta ai medici di base e specialisti, controllo del rischio clinico dovuto ad errori riguardanti le terapie farmacologiche).

Le sperimentazioni antecedenti la messa in commercio dei farmaci equivalenti, in Italia, sono controllate da un Ente regolatore certificato, che è l'AIFA o Agenzia Italiana del Farmaco, che stabilisce l'efficacia e la sicurezza di queste sostanze. Al termine di questo iter di sperimentazione pre-clinica e clinica, di varia natura, l'AIFA emette l'Autorizzazione all'Immissione in Commercio o AIC per quanto riguarda i farmaci. Tuttavia, l'attività dell'AIFA non termina con questa "dichiarazione", poiché essa continua un'attività di monitoraggio e di controllo, al fine d'identificare eventuali effetti indesiderati o collaterali non emersi precedentemente, provvedendo di conseguenza. Le leggi attualmente vigenti in Italia, tuttavia, non regolamentano il tipo e la quantità degli eccipienti che vengono associati al principio attivo, al fine di produrre i farmaci veri e propri, sotto varie forme e vie di somministrazione. Gli eccipienti sono, ad esempio, coloranti, edulcoranti, aggreganti o leganti, che hanno il ruolo di rivestire il principio attivo, di tenere insieme il tutto e di dare un particolare sapore e colore ai farmaci. Solitamente i farmaci equivalenti sono ben tollerati, tuttavia può capitare che sopraggiungano degli effetti indesiderati dovuti agli eccipienti, come intolleranze o allergie, oppure può variare un po' la farmacocinetica e la biodisponibilità; in pratica, alcuni eccipienti possono modificare leggermente il rilascio del principio attivo nell'organismo, rispetto ai farmaci originali, anche se questi sono casi piuttosto rari. Un caso particolare, comunque ormai ben noto, riguarda la possibile presenza di glucosio come eccipiente, il quale è potenzialmente pericoloso per i pazienti diabetici. Tornando al discorso della "fabbricazione" di questi prodotti, è interessante notare che alcuni farmaci generici sono "più equivalenti" di altri, nel senso che alcune industrie farmaceutiche, dopo la scadenza di un determinato brevetto, decidono di continuare a produrre il farmaco in questione come "equivalente".

 

Campagna Pubblicitaria Farmaci Equivalenti

 

I nomi dei farmaci generici o equivalenti sono formati utilizzando dei suffissi e dei prefissi standardizzati, che distinguono i singoli farmaci fra le varie classi ed all'interno di esse, suggerendo la loro azione. Quando una società farmaceutica commercializza un nuovo farmaco, di solito lo brevetta, e fino alla scadenza del brevetto può utilizzare questo composto in maniera proprietaria, escludendo in questo modo la concorrenza. Le aziende farmaceutiche che sviluppano nuovi farmaci, in genere investono solo in composti candidati ad avere una forte protezione brevettuale; questa è una strategia che mira a recuperare gli ingenti costi sostenuti, realizzando anche notevoli profitti. La spesa media che una società deve affrontare per lo sviluppo di una nuova entità chimica, ottenendo infine l'approvazione per la distribuzione commerciale, è stata stimata in circa 800 milioni di dollari nel 2013 e di 2,6 miliardi di dollari nel 2014. Finché durano i brevetti, che in vari modi possono essere prorogati, le società di marca godono di un periodo di esclusiva sul mercato, o di monopolio, durante il quale le aziende sono in grado di fissare i prezzi dei farmaci ad un livello utile a massimizzare il profitto. Questo guadagno, spesso, supera di molto i costi di sviluppo e di produzione dei farmaci, consentendo alle aziende di compensare i costi della progettazione, della ricerca, dei test, etc. rispetto ad altri composti farmacologici che non sono redditizi o che non superano le sperimentazioni cliniche.

Le grandi aziende farmaceutiche, spesso, spendono milioni di dollari per proteggere i loro brevetti dalla concorrenza dei farmaci generici o equivalenti. Oltre a poter farle vincere in eventuali contenziosi, questi brevetti possono anche consentire la riformulazione da parte di altre industrie farmaceutiche, ossia di società produttrici di farmaci equivalenti, con il permesso dei detentori dei brevetti. In questo modo tali aziende possono vendere il prodotto originale con un altro nome. In questo caso, i farmaci venduti da altre aziende sotto la licenza del titolare, sono definiti "generici autorizzati". I farmaci generici o equivalenti sono solitamente venduti a prezzi significativamente più bassi rispetto ai farmaci di marca, e con margini di profitto inferiori. Una ragione di questo guadagno inferiore consiste nel fatto che la concorrenza fra le ditte aumenta, quando un farmaco non è più protetto da un brevetto. Tuttavia, le aziende produttrici di farmaci equivalenti hanno meno costi di produzione, ed i prezzi inferiori da cui ricavano profitto consentono loro, comunque, di ottenere un reddito. I prezzi, inoltre, variano da Paese a Paese, con quelli più "poveri" che hanno spesso l'opportunità di pagare cifre inferiori per l'acquisto di questi farmaci. Ad esempio, la Thailandia ha importato milioni di dosi di un farmaco equivalente in grado di fluidificare il sangue ed utilizzato nella prevenzione degli attacchi cardiaci, di nome Plavix. Questo farmaco è fabbricato soprattutto in India, una delle maggiori Nazioni per quanto riguarda la produzione dei farmaci equivalenti, come la Cina, ed il governo della Thailandia lo ha pagato solo 3 centesimi di dollaro per ogni dose. Le aziende che fabbricano e vendono i farmaci generici, spesso, ricevono un certo beneficio dagli sforzi di marketing delle società di marca, fra cui pubblicità, presentazioni da parte degli informatori scientifici, convegni e distribuzione di campioni gratuiti.

 

Farmaci Equivalenti

 

Nel Regno Unito, i prezzi dei farmaci generici sono controllati dai tassi di rimborso del governo. Il prezzo pagato da farmacisti e medici è principalmente determinato dal numero dei titolari delle licenze, dal valore di vendita del marchio originale e dalla facilità di fabbricazione. Solitamente i prezzi di vendita al dettaglio dimunuiscono man mano che la concorrenza s'intensifica, a partire dal lancio sul mercato. Dopo alcuni anni, il prezzo finale corrisponde a circa il 20% del costo del farmaco originale. Tuttavia, nel 20% dei casi circa, il prezzo "rimbalza", dal momento che alcuni titolari di licenza si ritirano dal mercato quando non ottengono più i guadagni che si erano prefissati: i prezzi aumentano fino al rientro sul mercato delle aziende in questione. Per quanto riguarda gli Stati Uniti, nel 2012 l'84% delle prescrizioni mediche era costituito da farmaci generici, e nel 2014 l'utilizzo di questi farmaci ha portato ad un risparmio complessivo per l'assistenza sanitaria di 254 miliardi di dollari, una cifra sbalorditiva.

La maggior parte delle Nazioni chiede ai produttori di farmaci generici di dimostrare che le loro formulazioni siano bioequivalenti alle controparti di marca. La "bioequivalenza" non significa che i farmaci equivalenti debbano essere uguali ai prodotti di marca, poiché possono esistere delle differenze chimiche; ad esempio possono essere utilizzate delle formulazioni contenenti un sale od un estere differenti, oppure possono essere utilizzate capsule al posto di compresse. Tuttavia, il principio attivo dev'essere identico e, soprattutto, l'effetto terapeutico del farmaco dev'essere lo stesso. La maggior parte delle molecole o principi attivi che costituiscono la parte curativa dei farmaci, è accettata come bioequivalente se i parametri farmacocinetici e di concentrazione massima sono raggiunti in un intervallo del 90% e dell'80% o 125% rispettivamente. Per quanto riguarda i prodotti farmaceutici più complessi dal punto di vista della preparazione e dell'utilizzo, come gli inalatori e le preparazioni liposomiali o biosimilari, la dimostrazione dell'equivalenza farmacodinamica o clinica è più impegnativa.

Alcuni farmaci generici sono visti con sospetto dai medici. Ad esempio il warfarin (Coumadin) ha una finestra terapeutica stretta, e richiede frequenti esami del sangue per monitorarne l'attività, in quanto i pazienti possono avere un livello ematico di farmaco sub-terapeutico oppure superiore, e quindi tossico. Uno studio effettuato in Ontario ha dimostrato che la sostituzione del Coumadin (di marca) con il warfarin generico era sicura, ma molti medici non ne sono tuttora sicuri. In alcuni Paesi, come l'Australia, dove esistono più tipologie di farmaci di marca contenenti lo stesso principio attivo, i medici possono scegliere di non consentire ai farmacisti di vendere un marchio diverso da quello prescritto, a meno che il consumatore ne faccia richiesta. In Italia, in alcuni casi, i medici possono apporre sulle prescrizioni dei farmaci il timbro "non sostituibile", il che è simile a quanto accade in Australia, ma in molte città le cose sono cambiate, ed i pazienti devono accettare dalle farmacie solo determinati farmaci generici, le cui aziende produttrici hanno vinto le gare di appalto, solitamente su base annuale o biennale. In alternativa, le persone possono acquistare il farmaco originale pagando la differenza fra il costo di quello generico e quello di marca; in altri casi, però, questo non è possibile, per cui si deve pagare il prezzo pieno. Ad ogni modo, in Italia, un farmaco generico o equivalente è in grado di essere acquistato a circa il 40% del costo del farmaco originale, in media, entro un anno dalla sua entrata in commercio. Questo, però, è in contrasto rispetto al risparmio che si ha in altri Pesi europei, che può arrivare addirittura al 95%. Nell'agosto del 2012, lo Stato Italiano ha introdotto una riforma che chiede ai medici di famiglia di prescrivere solo i farmaci equivalenti, quando questo risulta essere possibile. Questa direttiva ha portato ad alcune polemiche riguardanti l'intercambiabilità ed il possibile passaggio ai farmaci generici, e gli italiani tendono ancora a preferire i farmaci di marca rispetto a quelli equivalenti, a meno che non siano "obbligati" o i costi siano veramente alti. Inoltre, i medici generici e specialisti, per prescrivere questi composti farmaceutici di marca, sono tenuti a scrivere una relazione che dimostri l'incompatibilità di detti prodotti con i pazienti che ne fanno richiesta.

 

 

In un articolo scritto dai Dottori Carlo Piccinni, Federico Fontolan e Silvia Zucconi, frutto di uno studio statistico, possiamo leggere: "Il settore dei farmaci generici è particolarmente adatto per collegare le esigenze di contenimento dei costi con un potenziale di crescita industriale. Come tale, contribuisce intrinsecamente al processo di razionalizzazione della spesa pubblica. Nonostante gli evidenti vantaggi dei farmaci generici per l'economia e per la spesa pubblica e privata, è evidente che il mercato dei medicinali generici non ha ancora raggiunto il suo pieno potenziale. Allo stato attuale, i medicinali generici costituiscono poco più del 13% della spesa per farmaci di classe A. La crescita del settore dei farmaci generici è principalmente influenzata dai comportamenti di medici, farmacisti e pazienti. Nel complesso, è emerso un quadro sbilanciato. Da un lato, i risultati mostrano che il 90% dei pazienti conosce i farmaci generici ed il 72% li ha utilizzati negli ultimi 12 mesi. D'altra parte, molti medici di base continuano a prescrivere i prodotti di marca ben noti e non l'equivalente principalmente per due motivi: la disponibilità sul mercato di diversi farmaci generici per la stessa sostanza attiva, che potrebbe causare confusione tra i pazienti che devono prendere una determinato farmaco e le informazioni insufficienti sull'affidabilità delle aziende produttrici di farmaci generici. Questo potrebbe essere il risultato di un 'gap informativo' fra i medici di medicina generale ed i produttori di farmaci generici. La persistente situazione economica instabile, ed una conseguente diminuzione del potere di acquisto da una parte consistente della popolazione, potrebbero portare ad un aumento dei livelli di consumo di farmaci generici in sostituzione di farmaci di marca più costosi. la fiducia del paziente nei farmaci generici è in aumento, e questo si riflette nei pareri degli stessi pazienti, farmacisti e medici di medicina generale. Inoltre, i pazienti si rivolgono sempre più alle fonti alternative di informazione per avere dei consigli riguardanti il trattamento, e questo indica che le generazioni future faranno meno affidamento sui medici di medicina generale. Per facilitare questa transizione, produttori e distributori generici dovranno adottare misure per colmare questa lacuna d'informazioni e stabilire uno scambio di conoscenze con i medici di medicina generale sulla base della reciproca trasparenza. Inoltre, tutto ciò è essenziale per aumentare la consapevolezza del paziente della sicurezza e dell'efficacia dei farmaci equivalenti, sottolineando che l'uso di questi prodotti non compromette la loro cura, come dimostrato in diversi studi. Lo studio si concentra principalmente sulla previsione di come i farmaci generici potrebbero portare, in futuro, ad un risparmio pubblicho e privato, così come lo sviluppo del settore in un contesto industriale. Nel corso dei prossimi anni (2015-2020), il processo di 'generalizzazione', cioè il meccanismo con cui un farmaco di marca diventa un farmaco generico dopo la scadenza del suo brevetto, ha il potenziale per aumentare la quota di mercato rispetto all'attuale 13% , del valore di 1,7 miliardi di euro (numero calcolato sulla base delle classi e dei  prezzi al dettaglio). Partendo dal presupposto che la dinamica dei prezzi rimanga in linea con le recenti tendenze, l'effetto cumulativo della generalizzazione sulla spesa pubblica è stato stimato in un'ulteriore somma di 1,3 miliardi di euro fra il 2015 e il 2020. Per quanto il risparmio che avrà il Servizio Sanitario Nazionale dipenderà dalle fluttuazioni di prezzo, e non sulle quote di mercato dei farmaci generici, tutti i risparmi calcolati saranno direttamente a beneficio del SSN stesso, a prescindere dalle quote di mercato superiori o inferiori dei farmaci generici."

Breve storia del cancro e dei trattamenti per contrastarlo - Elenco delle principali Strutture Oncologiche di Torino e Piemonte

Cellule Cancerogene

 

La branca della medicina che si occupa dello studio del cancro o dei "tumori" è denominata oncologia. I tumori sono conosciuti dall'umanità fin dai tempi antichi. Il cancro inizia quando le cellule di una parte del corpo iniziano a moltiplicarsi e a crescere in maniera incontrollata, e diverse parti del corpo possono essere colpite da questi tipi di patologie.

Alcune delle prime testimonianze associabili al cancro sono state rinvenute in tumori ossei fossili di mummie umane egiziane, ed i riferimenti a queste malattie sono state trovate anche in antichi manoscritti. Inoltre, sono state scoperte tracce di cancro alla testa ed al collo, in queste mummie. Anche se all'epoca la parola "cancro" non era utilizzata, la più antica descrizione nota di questa malattia è sempre riconducibile all'antico Egitto, in un periodo collocabile intorno al 3000 A.C. Si tratta di un testo chiamato Papiro Edwin Smith, ed è una copia di una parte di un antico libro di testo sulla chirurgia dei traumi egiziana. In questo scritto vengono trattati otto casi di tumori o ulcere del seno, che venivano trattati mediante cauterizzazione con uno strumento chiamato "punta incandescente". In questo trattato, comunque, si afferma che non esiste un trattamento definitivo per queste condizioni patologiche.

Questa malattia fu chiamata "cancro" per la prima volta dal medico greco Ippocrate (460 - 370 A.C.), considerato il "padre della medicina". Ippocrate utilizzò i termini "carcinos" e "carcinoma" per descrivere le formazioni non ulcerose, e "tumori" per le formazioni ulcerose. La parola "carcinos", in greco, significa "granchio". Più tardi, il medico romano Celso (28 - 50 A.C.) tradusse il termine greco in "cancro", la parola latina utilizzata per indicare il granchio. In seguito, un altro medico romano, Galeno (130 - 200 D.C.), utilizzò il termine "oncos" (dal greco "gonfiore") per descrivere i tumori. Oncos è la parola principale utilizzata, per l'appunto, per indicare l'oncologia o lo studio dei tumori. Attualmente, sono anche utilizzate le parole "neoplasia" o "neoformazione", che pongono l'accento sul fatto che alcune cellule iniziano a mutare ed a riprodursi in maniera incontrollata.

Durante i primi anni del quindicesimo secolo, gli scienziati svilupparono una maggiore comprensione del funzionamento del corpo umano e dei processi che causano le malattie. Le autopsie eseguite da Leonardo Da Vinci e, in seguito, da Harvey (1628) aiutarono a comprendere molte strutture anatomiche e processi fisiologici, come i meccanismi della circolazione del sangue attraverso il cuore ed il corpo. Uno studioso di Padova, Giovanni Morgagni, regolarizzò la pratica autoptica nel 1761, al fine di trovare le cause delle malattie, gettando quindi anche le basi per lo studio del cancro.
Il chirurgo scozzese John Hunter (1728 - 1793) suggerì che alcuni tipi di cancro potevano essere curati mediante interventi chirurgici. Quasi un secolo dopo, con lo sviluppo dell'anestesia, iniziarono ad essere effettuate operazioni chirurgiche regolari per rimuovere i tumori "mobili", che non si erano diffusi in altri organi. Nel diciannovesimo secolo, Rudolf Virchow, spesso definito come il fondatore della patologia cellulare, pose le basi per lo studio patologico dei tumori al microscopio. Virchow correlava il rivelamento patologico al microscopio con la malattia, e sviluppò inoltre lo studio dei tessuti che venivano asportati durante gli interventi chirurgici. Da quel momento in poi, il patologo poteva dire al chirurgo se il tumore era stato completamente rimosso.

Nel corso della varie epoche storiche, si sono succedute varie teorie sulle possibili cause del cancro. Ad esempio, gli antichi egizi incolpavano gli "dei" per i tumori. Ippocrate riteneva che il corpo umano fosse percorso da quattro "umori" o fluidi corporei: il sangue, il flemma, la bile gialla e la bile nera. Egli suggerì che uno squilibrio di questi umori, con un eccesso di bile nera in varie parti del corpo, potesse causare il cancro. Questa era la "teoria umorale". Dopo questa teoria, arrivò la "teoria della linfa". Stahl e Hoffman teorizzarono che il cancro fosse causato dalla fermentazione e dalla degenerazione della linfa, che può variare in densità, acidità e alcalinità. John Hunter, un chirurgo scozzese del diciottesimo secolo, giunse alla conclusione che i tumori si sviluppano dalla linfa, costantemente rilasciata nel sangue.

Zacutus Lusitani (1575 - 1642) e Nicholas Tulp (1593 - 1674), due medici olandesi, conclusero che il cancro fosse contagioso. Nel corso del diciassettesimo e diciottesimo secolo, infatti, alcuni credevano che il cancro fosse contagioso. Nel 1838, il patologo tedesco Johannes Muller dimostrò che il cancro è costituito da cellule, piuttosto che dalla linfa. Muller affermò che le cellule tumorali si sviluppano da elementi patogeni, denominati "blastomi", che si trovano in mezzo ai tessuti normali. Rudolph Virchow (1821 - 1902) suggerì che tutte le cellule, comprese le cellule tumorali, derivano da altre cellule. Egli propose la teoria dell'irritazione cronica, e credeva che il cancro si sviluppasse sotto forma liquida. Nel 1860, il chirurgo tedesco Karl Thiersch dimostrò che i tumori metastatizzano attraverso la diffusione di cellule maligne, e non come un liquido. Fino al 1920, inoltre, si pensava che i traumi fossero la causa dei tumori. In effetti, questo potrebbe essere vero, ma solo in alcuni casi e relativamente pochi.

Lo screening ed i check-up, per quanto riguarda il cancro, aiutano ad effettuare eventuali diagnosi precoci. Il primo test di screening ad essere stato apiamente utilizzato per il cancro è stato il Pap Test. Questo esame diagnostico, sviluppato da George Papanicolaou, aveva inizialmente l'obiettivo di comprendere il ciclo mestruale. Questo ricercatore ha poi osservato che il test poteva essere di aiuto per identificare il cancro della cervice uterina ad uno stadio precoce, e presentò la sua scoperta nel 1923. A partire dai primi anni 1960, l'American Cancer Society ACS ha promosso questo test, che è diventato in tutto il mondo uno strumento di screening largamente utilizzato. Le moderne metodologie di mammografia sono state sviluppate nei tardi anni 1960, ed ufficialmente raccomandati da parte dell'ACS a partire dal 1976.

Nella storia dei tumori, ci si è accorti abbastanza presto che la chirurgia poteva essere un trattamento d'elezione per la cura. Il medico romano Celso, però, aveva notato che nonostante gli interventi chirurgici i tumori spesso tornavano a presentarsi. Galeno ha scritto molto riguardo alle tecniche chirurgiche da utilizzare per il trattamento dei tumori, ma all'epoca la chirurgia era piuttosto primitiva, con molte possibili complicazioni, fra cui l'eccessiva perdita di sangue. La chirurgia in ambito oncologico si sviluppò soprattutto nel diciannovesimo e ventesimo secolo, dopo i progressi fatti nel campo dell'anestesia.

Bilroth in Germania, Handley a Londra e Halsted a Baltimora sono stati i pionieri della chirurgia oncologica. William Steward Halsted, professore di chirurgia presso la Johns Hopkins University, sviluppò la mastectomia radicale nell'ultimo decennio del diciannovesimo secolo per i tumori al seno. Il suo lavoro si basava su quello svolto da W. Sampson Handley. Stephen Paget, un chirurgo inglese contemporaneo di questi medici, scoprì che i tumori si diffondevano attraverso la circolazione sanguigna. Questa comprensione delle metastasi è diventata un elemento fondamentale per capire se un paziente possa o meno ottenere un beneficio dal trattamento chirurgico del cancro.

Nel 1896, un professore di fisica tedesco di nome Wilhelm Conrad Roentgen, scoprì i Raggi X e ne presentò le proprietà. Nei mesi e negli anni successivi, questa scoperta venne utilizzata dapprima a fini diagnostici, e poi anche per il trattamento dei tumori. In seguito, non si utilizzarono solo più questi raggi ad alta frequenza dello spettro elettromagnetico, ma ebbe inizio la medicina nucleare vera e propria, con l'impiego di elementi ed isotopi radioattivi e, in particolare, del radio e di macchine diagnostiche a tensione relativamente bassa.

Per quanto riguarda i farmaci chemioterapici, l'inizio fu certamente singolare. Durante la Prima Guerra Mondiale, i soldati esposti al gas mostarda, durante le battaglie, sviluppavano una soppressione tossica delle cellule del midollo osseo. Poco tempo dopo, una forma simile di composto azotato di gas mostarda venne utilizzata per alcuni tipi di tumori dei linfonodi, chiamati linfomi. Da queste scoperte in poi, la chemioterapia ha compiuto notevoli passi in avanti, tuttavia l'elemento di efficacia rimane all'incirca il medesimo: bloccare la replicazione cellulare con sostanze di per sé piuttosto tossiche e spesso potenzialmente mutagene, ma utili per rallentare lo sviluppo dei tumori.

Nel diciannovesimo secolo, Thomas Beatson scoprì che il seno dei conigli smetteva di produrre latte dopo la rimozione delle ovaie. In seguito utilizzò la rimozione delle ovaie o ovariectomia nelle donne, per contrastare il carcinoma mammario avanzato. Tuttavia, questa forma d'intervento radicale venne utilizzata prima che fossero scoperte le sostanze ormonali responsabili di questi processi fisiologici. Questo lavoro fornì le basi per l'uso moderno della terapia ormonale, che vede l'impiego di farmaci come il tamoxifene e gli inibitori dell'aromatasi, per trattare o prevenire il cancro al seno.

Dal punto di vista farmacologico, le scoperte più recenti riguardano l'immunoterapia. Con una maggiore comprensione della biologia delle cellule tumorali, diversi agenti biologici sono stati sviluppati per il trattamento dei tumori. Questi farmaci sono chiamati modificatori della risposta biologica (BRM) o immunoterapici. Fra questi ci sono gli anticorpi monoclonali. Le prime terapie a base di anticorpi monoclonali erano costituite da due farmaci: il rituximab (Rituxan) e il trastuzumab (Herceptin), approvati alla fine degli anni 1990 per trattare il cancro al seno e il linfoma, rispettivamente. Gli scienziati stanno anche studiando dei vaccini in grado di stimolare la risposta immunitaria del corpo contro le cellule tumorali. La molecola trastuzumab (Herceptin) è anche un inibitore del fattore di crescita, come il gefitinib (Iressa), l'imatinib (Glivec) e il cetuximab (Erbitux). Un altro approccio moderno e mirato consiste nel bloccare la formazione dei vasi sanguigni, con l'intento di togliere rifornimenti al tumore, mediante farmaci come il bevacizumab (Avastin).

 

 

Per quanto riguarda le Strutture Sanitarie che si occupano di oncologia a Torino e in Piemonte, si possono citare i tre ospedali dell'ASL Città di Torino: Maria Vittoria, San Giovanni Bosco e Martini; l'Ospedale Molinette, l'Azienda Ospedaliera Universitaria San Luigi Gonzaga di Orbassano e l'Ospedale San Giovanni Antica Sede di Torino. In particolare, in Piemonte e Valle d'Aosta esiste la Rete Oncologica, la cui sede principale è situata presso la Città della Salute e della Scienza (Ospedale Molinette). La Rete Oncologica del Piemonte vede coinvolti anche l'Ospedale San Luigi, l'Ospedale Mauriziano, l'Istituto per la Ricerca sul Cancro di Candiolo e l'ASL Città di Torino. In tutte queste Strutture Ospedaliere sono presenti i CAS o Centri Accoglienza e Servizi, che sono dei punti di riferimento dedicati ai pazienti, utili per ottenere assistenza, orientamento, supporto, prenotazioni ed informazioni. Grazie ai CAS, gli utenti degli ambulatori e dei reparti oncologici possono anche trovare aiuto per quanto riguarda gli aspetti amministrativi e gestionali, lungo l'intero percorso di cura, diagnostico e terapeutico, sia di tipo medico sia di tipo chirurgico. L'Istituto di Candiolo, specializzato nella cura e nella ricerca oncologica, è frutto del lavoro congiunto di tre istituzioni: la Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro onlus, l'Università degli Studi di Torino e la Fondazione del Piemonte per l'Oncologia. Altre strutture piemontesi che offrono servizi in ambito oncologico sono l'Ospedale di Ivrea, l'Ospedale di Cuorgnè, l'Ospedale di Castellamonte, l'Ospedale di Torre Pellice, l'Ospedale Edoardo Agnelli di Pinerolo, l'Ospedale di Pomaretto e, nel capoluogo piemontese: l'Ospedale Cottolengo, l'Ospedale Gradenigo Humanitas, l'Ospedale Ostetrico Ginecologico Sant'Anna, l'Ospedale Infantile Regina Magherita, la Casa di Cura Sedes Sapientiae e la Clinica Santa Caterina da Siena.

Le malattie infettive più pericolose ed alcune osservazioni sui Dispositivi di Protezione Individuale o DPI

Streptococchi

 

Per quanto ne sappiamo, non esiste un qualcosa definibile come "malattia buona", ma alcune sono certamente peggiori di altre. Anche se una delle possibili ragioni dell'esistenza delle malattie infettive riguarda la "necessità ecologica", che comporta la diffusione di agenti patogeni che si evolvono in modi sempre più efficienti, non ci sono ragioni evidenti per cui alcuni di essi siano in grado di provocare delle morti orribili ai loro ospiti. Si potrebbe pensare che, per un agente patogeno, sia importante mantenere in vita il suo ospite il più a lungo possibile, per contagiare più persone. Invece no. Sembra quasi che un mostro sadico si sia seduto ed abbia progettato queste malattie per infondere la maggior quantità di terrore possibile nelle popolazioni. Qui di seguito è riportato un elenco di alcune delle malattie infettive più pericolose, spesso mortali e a volte molto sgradevoli.

 

Ebola

Il virus Ebola è altamente contagioso, e vi sono prove che può diffondersi attraverso l'aria, oltre che per mezzo dei liquidi biologici. Non ci sono trattamenti specifici, anche se esistono delle cure che funzionano in molti casi, e non esiste un vaccino perfettamente funzionante. In alcuni focolai di questa malattia infettiva, c'è una quantità di morti agonizzanti al di sopra del 90%. Per queste ragioni il virus Ebola "trionfa" su altre malattie infettive, e potrebbe diventare l'agente patogeno più letale del pianeta. In realtà, l'Ebola è un gruppo costituito da più virus, tutti nativi dell'Africa Centrale. I primi noti sono stati segnalati nella metà degli anni 1970, e sembrava che fossero legati al gusto locale per la carne di animali selvatici, vale a dire la fauna selvatica autoctona. Una delle cose maggiormente preoccupanti riguardo al virus Ebola e che non si sa con certezza da dove provenga. Si presume che ci sia un serbatoio naturale di questo virus all'interno di alcune popolazioni animali, ma la specie esatta è sconosciuta, anche se si sono fatte delle ipotesi. L'infezione di Ebola inizia con dolori praticamente ovunque, comprendenti sofferenza muscolare ed alle articolazioni, crampi e mal di testa. Solitamente sono presenti anche varie eruzioni cutanee. L'Ebola interferisce con i meccanismi di coagulazione del sangue, e per questo motivo possono manifestarsi emorragie da ogni orifizio. La morte, in genere, è causata da insufficienza multiorganica e da necrosi dei tessuti interni. Sorprendentemente, coloro che sopravvivono hanno un recupero completo. Vale la pena notare, però, che il virus Ebola può essere trasmesso anche per mezzo dello sperma fino a 12 settimane dopo l'infezione. Nell'epoca successiva alla Guerra Fredda, nessun governo si è preso la responsabilità di trasformare l'Ebola in un'arma biologica. Tuttavia, il suo grande potenziale di causare morte ha fatto classificare il virus Ebola come un possibile agente di bioterrorismo.

 

Peste bubbonica

Se c'è una malattia in grado di provocare autentico terrore, questa è la Peste bubbonica. Nel Medioevo era chiamata Morte Nera, ed in Europa uccise circa 100 milioni di persone, nel corso di varie epidemie. Altre epidemie ci furono nei secoli precedenti e posteriori, fra cui una nel sesto secolo, che uccise 50 milioni di persone in tutto l'impero romano. La Peste bubbonica è causata da un batterio che si diffonde per mezzo delle pulci dei ratti, e purtroppo uccide anche questi animali. I sintomi iniziano in un periodo compreso fra due e cinque giorni dal morso, ed inizialmente le ghiandole linfatiche più vicine al morso delle pulci si gonfiano, da cui la definizione "bubbonica". Ulteriori sintomi includono crampi, convulsioni, emorragia e vomito. Può esserci anche cancrena alle estremità, che annerisce le dita delle mani e dei piedi, nonché il naso, da cui il nome di Morte Nera. Nelle ultime fasi della malattia ci può anche essere un estremo dolore, causato dalla pelle in decomposizione sulla persona vivente. Il batterio responsabile della Peste bubbonica è chiamato Yersinia pestis, esiste ancora e a volte sono segnalati dei casi sporadici. La più recente epidemia risale al 1946, ma non è paragonabile alle grandi piaghe del passato, definite anche "pestilenze". La notizia relativamente buona è che ora può essere trattata se gli antibiotici sono somministrati entro 24 ore, altrimenti il tasso di mortalità è superiore al 60%. Naturalmente i militari non si sono lasciati sfuggire la possibilità di usare, nel passato, qualcosa di così terrificante come la Peste bubbonica. Si tratta infatti di una delle prime armi biologiche che siano mai state usate. In particolare, nel quattordicesimo secolo i cadaveri delle persone che si erano ammalate venivano a volte catapultati oltre le mura delle città assediate. I giapponesi, inoltre, hanno usato questa malattia come arma contro i cinesi, durante la Seconda Guerra Mondiale.

 

Vaiolo

Il Vaiolo è una delle più terribili malattie che l'umanità abbia dovuto affrontare, per molto tempo. Il sintomo classico è rappresentato dalle pustole piene di fluido che riempiono il corpo. Queste non sono limitate alla pelle, ma possono formarsi anche in bocca e nella gola. I più antichi segni di questa malattia risalgono al 10.000 A.C. Solo dal 1800 in poi, è stata responsabile di oltre 300 milioni di morti. Anche se il tasso di mortalità è solo di un terzo circa delle persone colpite, la maggior parte dei sopravvissuti presenta cicatrici ed altre complicazioni, fra cui la cecità. Il numero di morti, però, è alto perché il vaiolo è molto contagioso. Il tasso di mortalità dipende dal corso che prende la malattia. Delle quattro forme di Vaiolo, quella emorragica è solitamente fatale. In questo caso non c'è formazione di vesciche sulla pelle, ma si formano delle emorragie al di sotto di essa, dando alla cute un colorito scuro, da cui il nome di "Vaiolo Nero". Questa forma uccide in circa sei giorni. La buona notizia è che il Vaiolo è stato ufficialmente debellato. Il mondo è libero dal Vaiolo dal 1976, e l'ultimo caso si è registrato in Bangladesh, in cui purtroppo è stato colpito un bambino di due anni di nome Rahima Banu. Naturalmente, anche il potenziale bellico del Vaiolo è stato riconosciuto dai militari. Inizialmente è stato utilizzato dagli inglesi nel 1789 contro gli aborigeni australiani. Trasformato in arma biologica vera e propria dai Sovietici durante la Guerra Fredda, ora esiste solo nei laboratori. Una preoccupazione corrente riguarda il fatto che il genoma del virus del Vaiolo possa essere riprogettato ed inserito in virus simili ad esso.

 

Rabbia

La Rabbia è invariabilmente fatale se è non trattata entro poco tempo da un morso, che è la più comune forma di contagio. Se il trattamento medico avviene dopo che iniziano a mostrarsi i sintomi, c'è una probabilità di sopravvivenza dell'8%. In tutto il mondo, la Rabbia uccide circa 55.000 persone l'anno, per lo più in Africa e in India. La Rabbia infetta tutto il sistema nervoso centrale, ma la morte sopravviene quando la malattia danneggia infine il cervello. I sintomi includono dolore acuto, movimenti violenti, eccitazione e mania incontrollate e idrofobia. Questo avviene quando il paziente avverte del panico quando gli sono dati dei liquidi da bere, anche quando ha sete, e questo fa scattare degli spasmi dolorosi ai muscoli della gola. Forse il sintomo più noto è però la schiuma alla bocca, causata da un'eccessiva produzione di saliva. Il periodo d'incubazione della Rabbia varia da pochi giorni a diversi anni. Purtroppo, una volta che iniziano i sintomi, la morte avviene entro due o dieci giorni. La Rabbia può essere trasmessa da qualsiasi animale a sangue caldo, ma nella stragrande maggioranza dei casi l'origine è il morso di un cane, se infetto.

 

MRSA o fascite necrotizzante

La MRSA è causata da una forma di batterio Staphylococcus aureus resistente alla meticillina, e per la medicina moderna rappresenta un serio problema. Il cosiddetto "Superbug" ha la capacità di farci tornare indietro ai tempi del Medioevo, quando i contadini erano afflitti da ogni sorta di bolle ed orribili malattie della pelle. Tuttavia, la MRSA è molto più che un'infezione della pelle, e può uccidere in 24 ore. Ci sono vari ceppi di MRSA, più o meno virulenti, ma hanno tutti una cosa in comune: sono resistenti ad una vasta gamma di antibiotici, fra quelli più comunemente usati. In teoria, questi batteri dovrebbero produrre gli stessi sintomi di una tipica infezione da stafilococco, e per la maggior parte del tempo è così. Tuttavia, non sono facilmente eliminabili, ed in molti casi questi batteri sono molto più patogeni dei loro parenti non resistenti. Le condizioni cliniche associate alla MRSA includono: 1) Fascite necrotizzante: una condizione che colpisce gli strati più profondi della pelle. 2) Sindrome da shock tossico: un'infezione sistemica che può essere fatale. 3) Polmonite necrotizzante: infezione ai polmoni. 4) Osteomielite: infezione ossea dolorosa. 5) Sepsi: infezione potenzialmente mortale della circolazione sanguigna. 6) Endocardite: infezione del cuore. La MRSA può infettare efficacemente il corpo umano, e gli antibiotici disponibili ed efficaci contro questo tipo d'infezione sono pochi. La resistenza di questi batteri sta aumentando, ed alcuni prevedono che l'era antibiotica stia volgendo al termine, anche per via del loro uso eccessivo.

 

Colera

Il colera è una delle malattie più infettive, e passa facilmente attraverso il cibo e l'acqua contaminati. Storicamente, è noto per il suo alto tasso di mortalità; ai giorni nostri uccide certamente di meno, ma il totale di persone che muoiono ogni anno per questa malattia è comunque alto: circa 120.000. Nelle ultime epidemie sono comunque morte milioni di persone. Il colera uccide poiché causa una rapida disidratazione, e l'agente patogeno responsabile di questa malattia è un batterio dotato di flagello. I sintomi sono vomito e diarrea continui. Una stima suggerisce che i pazienti sono in grado di produrre fino a 20 litri di diarrea al giorno. Quello che è tragico, oltre a tutto ciò, è che questa malattia si può curare molto a buon mercato mediante fluidi ed elettroliti. Se viene trattata, infatti, questa infezione causa solo l'1% di decessi, ma per quanto riguarda i casi non trattati questo numero sale al 60%. I ceppi più virulenti di colera possono uccidere anche in sole due ore, se il paziente non è curato mediante idratazione ed antibiotici.

 

Antrace

L'antrace è un'infezione batterica che nella maggior parte delle forme è letale. Ci sono tre modi con cui una persona può essere infettata, e sapere questo è molto importante quando la malattia progredisce. La maniera più letale è l'inalazione che, se non trattata, è invariabilmente fatale. Se trattata mediante antibiotici, porta ad una sopravvivenza del 50%. L'antrace può essere ingerito, spesso attraverso carne infetta. I primi sintomi di questa forma d'infezione includono vomito con sangue e forte diarrea. Se questo tipo d'infezione viene curato, il tasso di mortalità varia da 25% al 60%. Infine, i batteri possono diffondersi attraverso lesioni cutanee. Questo provoca delle ulcere e può causare l'infiammazione di tutto l'arto interessato. Tuttavia, la morte è rara in quanto l'agente patogeno non può penetrare oltre la pelle. L'antrace è mortale perché produce una "tossina letale", anche se non è effettivamente mortale fino a quando non si unisce ad altre molecole prodotte dal corpo. A quel punto causa una distruzione tissutale su larga scala ed emorragia, con sangue scuro e coaguli espulsi attraverso gli orifizi del corpo. La morte arriva nel giro di pochi giorni oppure può impiegare un paio di settimane. L'antrace è un'infezione rara, ma non è stata consegnata ai libri di storia. Negli ultimi anni sono stati segnalati due casi negli Stati Uniti e nel Regno Unito. In questi due casi, l'infezione è arrivata per mezzo di pelli di tamburo provenienti da animali che erano stati contaminati da spore di antrace. L'aspetto più preoccupante che riguarda l'antrace, infatti, è che può produrre delle spore dormienti che possono sopravvivere fino a 100 anni. In Scozia, un'isola è stata resa inabitabile per 50 anni dopo che vennero eseguiti degli esperimenti che includevano l'uso di antrace da parte del governo britannico. L'isola ha avuto bisogno di essere decontaminata, prima che qualcuno potesse tornarvi. Sradicare le spore di antrace è molto difficile, ed il fuoco è una delle poche opzioni. Ovviamente, i militari sono stati attratti anche dall'antrace, e sia gli USA sia l'URSS hanno realizzato delle armi biologiche a base di questo batterio o della sua tossina. In Russia, 68 civili sono stati uccisi nel 1979 per via di un incidente avvenuto a Sverdlovsk, quando dell'antrace era accidentalmente uscito da alcuni armamenti. Anche il bioterrorismo è una possibilità concreta di uso di antrace, come quando vennero inviate per posta delle lettere contaminate negli Stati Uniti nel 2001. Altri batteri molto pericolosi, che producono tossine altamente tossiche, sono il tetano e il botulino.

 

Tubercolosi o TBC

La tubercolosi è altamente contagiosa, e si propaga facilmente attraverso l'aria per mezzo di goccioline, ad esempio prodotte da uno starnuto. La cosa sorprendente di questa malattia, provocata da un micobatterio, è che circa un terzo della popolazione mondiale è in realtà infetto. Fortunatamente, nella stragrande maggioranza dei casi questa patologia rimane latente, ed è probabile che gli interessati non lo sapranno mai. Solo un caso su dieci della malattia progredisce in maniera attiva e, se non trattata, ha un tasso di mortalità del 50%. Ogni anno la tubercolosi uccide 1,5 milioni di persone in tutto il mondo, e questo triste dato è secondo solo a quello riguardante la malaria, provocata da un protozoo. Questa malattia colipsce soprattutto i polmoni, ma può infettare qualsiasi parte del corpo. I sintomi iniziali più comuni sono tosse con sangue e perdita di peso. Con il progredire della malattia, vaste aree dei polmoni vanno incontro a necrosi. La tubercolosi extrapolmonare si verifica in circa il 20% dei casi, e le parti interessate sono il sistema nervoso, il sistema urogenitale e le ossa. In altri casi la tubercolosi può invadere anche il fegato e la milza, oltre che il cervello ed i polmoni, e questa condizione è particolarmente grave. Come ironia della sorte, la maggior parte dei danni provocati ai tessuti è causata dal sistema immunitario del corpo, che bombarda la zona infetta con un cocktail di sostanze chimiche. Anche se molti casi di tubercolosi sono ora curabili con antibiotici, stanno emergendo nuove forme resistenti in varie parti del mondo.

 

HIV / AIDS

Il virus che causa l'immunodeficienza infettiva o la sindrome da immunodeficienza acquisita (HIV / AIDS) distrugge in modo efficace le difese immunitarie del corpo, lasciandolo preda di altre malattie ed infezioni. Non ci sono ancora delle cure definitive o dei vaccini totalmente funzionanti, anche se la situazione è migliorata negli ultimi anni. Ad oggi, più di 30 milioni di persone sono morte di AIDS e 40 milioni sono attualmente infette. L'HIV aumenta la probabilità di contrarre infezioni come la tubercolosi, la toxoplasmosi e l'epatite, e facilita la possibilità che possano svilupparsi diverse forme di cancro. I nuovi trattamenti con farmaci antivirali hanno aumentato di molto l'aspettativa di vita delle persone con HIV. Tuttavia, è la natura in continua evoluzione di questo virus, che lo rende così difficile da combattere. Questo virus, infatti, s'inserisce nel DNA delle cellule del corpo, diventando parte del genoma. Non solo, ma si evolve rapidamente all'interno del corpo nella misura in cui gli alberi evolutivi possono derivare da virus provenienti da altre parti del corpo.

 

Influenza

Per la maggior parte delle persone, l'influenza è una malattia che ogni tanto viene contratta e che non è particolarmente pericolosa, anche se può essere molto fastidiosa e, talvolta, causare complicazioni. Tuttavia, l'influenza è stata responsabile di una delle pandemie più distruttive di tutti i tempi: l'influenza spagnola comparsa nel 1918 e nel 1919, che ha ucciso circa 100 milioni di persone. Attualmente, il particolare ceppo d'influenza denominato H1N1 ha causato diverse infezioni mortali, anche in persone giovani e in buona salute. Sembra che l'influenza, in realtà, faccia scatenare il sistema immunitario di un corpo sano contro se stesso, creando una "tempesta di citochine" che attacca i polmoni. Un esempio recente d'influenza balzato agli onori della cronaca è quello dell'influenza suina. Le comunità scientifiche hanno iniziato ad allarmarsi quando si è capito che questa infezione era una nuova variante del ceppo H1N1. Si sono verificati dei morti e sembrava particolarmente virulenta, ma è stato quasi niente in confronto all'influenza spagnola. Il più grande motivo per cui l'influenza può essere temuta è probabilmente la sua capacità di mutare e di formare nuovi ceppi, ed il fatto che questi virus possono combinarsi fra di loro. Il maggiore di questi timori è che un ceppo super-virulento possa combinarsi con un ceppo altamente trasmissibile. Questo potrebbe accadere anche fra diverse specie, come nel caso dell'influenza aviaria H5N1, potenzialmente letale. Attualmente, l'influenza aviaria non è in grado di diffondersi da persona a persona, tuttavia una mutazione genetica potrebbe aprire la strada ad una grave epidemia. Un'altra grave quanto pericolosa malattia virale, che colpisce il fegato, è l'epatite B e C. Il tipo C ha attualmente un alto tasso di mortalità, anche se recentemente sono stati realizzati dei potenti quanto costosi farmaci per contrastarla in maniera efficace. La variante B si trasmette generalmente attraverso gli alimenti, e la C attraverso il sangue infetto.

 

Dispositivi Di Protezione Individuale O DPI


I Dispositivi di Protezione Individuale o DPI svolgono un ruolo fondamentale nella prevenzione delle infezioni in ambito sanitario. Un aspetto interessante della questione è che, andando indietro nel tempo, si scopre che i mezzi per proteggere gli operatori sanitari da possibili infezioni rappresentano un concetto plurisecolare. Si pensa che i DPI abbiano avuto origine durante la Prima Guerra Mondiale, in cui si fece uso di armi chimiche. L'utilizzo di respiratori permise a molti soldati di proteggersi dalle sostanze chimiche tossiche. Tuttavia, andando ancora più indietro nel tempo, pare che l'inventore dei primi respiratori sia stato Leonardo Da Vinci, nel sedicesimo secolo. Oggi, queste tecnologie di protezione delle vie respiratorie sono standardizzate e molto più affidabili. Ad esempio, la maschera respiratoria N95, utilizzata in ambito sanitario, permette agli operatori sanitari di curare i pazienti affetti da tubercolosi polmonare o da altre malattie trasmissibili per via aerea.

Per quanto riguarda gli abiti protettivi ed i guanti, l'utilizzo su larga scala risale solo agli anni 1970, anche se naturalmente erano impiegati anche prima, così come la pratica standardizzata inerente l'uso delle camere d'isolamento. A partire dai primi anni 1980, sono emersi nuovi agenti patogeni particolarmente pericolosi, fra cui batteri resistenti agli antibiotici e virus come l'HIV. Proprio a partire dalla triste diffusione di quest'ultimo agente infettivo, l'utilizzo dei DPI è stato intensificato e, nel 1985, sono state introdotte le cosiddette "Precauzioni Universali" o PU, comprendenti nuove strategie per prevenire la trasmissione d'infezioni per mezzo di aghi, taglienti ed agenti contaminanti che possono venire a contatto con la pelle o gli occhi. L'uso tradizionale dei camici e dei guanti si è ampliato, includendo vari tipi di occhiali per prevenire l'esposizione a virus e batteri che possono attraversare le membrane mucose. Anche i dispositivi per la rianimazione e la respirazione artificiale sono stati migliorati, sotto questo punto di vista.

In linea di massima, la vigilanza da parte dei Servizi di Sicurezza e Protezione presenti nelle Strutture Sanitarie, la formazione professionale continua, l'osservazione diretta delle linee guida, il monitoraggio, la documentazione scritta di conformità dei dispositivi e le sanzioni per il mancato rispetto delle direttive sono delle componenti chiave per un buon programma di protezione dalle infezioni. Anche le segnalazioni da parte del personale sanitario in merito ai DPI sono importanti, come nel caso di dispositivi scomodi o che provocano allergie. Camici ed abiti particolari non impermeabili, facilità di usura, guanti in lattice o in nitrile, occhiali riutilizzabili o meno, visiere riutilizzabili o monouso, con o senza maschere collegate, etc. Questi sono solo alcuni esempi delle possibili problematiche o variabilità connesse ai DPI, ma le osservazioni riguardo a tutto ciò possono essere molto utili, soprattutto se correttamente e tempestivamente segnalate.

Un esempio di mancato utilizzo di DPI appropriati riguarda quanto accaduto negli Stati Uniti, a Dallas, nel 2014. Nel mese di ottobre del 2014, una persona affetta da virus Ebola, contratto in Africa Occidentale, entrò negli Stati Uniti e morì in un ospedale di Dallas. Per via di una cattiva linea di comunicazione riguardante la prima visita medica al dipartimento di emergenza, il paziente non venne identificato come una possibile vittima di Ebola, e di conseguenza l'uso dei DPI era ridotto al minimo. Venne dimesso e poi tornò in ospedale, dove morì. Come risultato dell'esposizione all'agente patogeno, due infermiere contrassero la malattia, per poi essere adeguatamente curate in ospedali designati per il trattamento dei pazienti affetti da questa patologia infettiva. Questo incidente ha tristemente messo in risalto non solo l'importanza dell'utilizzo dei DPI, ma anche dell'appropriatezza di tale impiego in base alla gravità delle varie situazioni cliniche.

In conclusione, i DPI si sono certamente evoluti nel corso dei secoli, anche perché le cause di molte malattie infettive non erano affatto chiare. Inoltre, sono aumentate anche le esigenze riguardanti particolari tipi di assistenza sanitaria, rendendo il tutto più impegnativo. A prescindere dalla tipologia delle varie Strutture Sanitarie, è importante che i DPI vengano utilizzati in modo efficace. Per ottenere i massimi benefici occorre: seguire le linee guida e gli standard riconosciuti a livello nazionale ed internazionale per la prevenzione della trasmissione delle malattie da operatore sanitario a paziente, da paziente ad operatore sanitario e da paziente a paziente; assicurarsi che le strutture seguano delle direttive basate sulle evidenze e provenienti da enti ufficiali o accreditati; fornire agli operatori sanitari il necessario orientamento, la formazione, gli strumenti e le forniture per utilizzare al meglio i DPI; ascoltare le preoccupazioni riguardanti la scelta e l'uso dei DPI da parte degli operatori sanitari; monitorare la conformità e l'utilizzo dei dispositivi di protezione individuale, sviluppando anche un piano d'azione per gli operatori sanitari non conformi; essere precisi riguardo alla conformità della documentazione e delle azioni intraprese per dimostrare che la struttura ha un atteggiamento serio nei confronti dell'utilizzo dei DPI.

Per quanto riguarda la situazione sanitaria torinese, in merito alle patologie trasmissibili causate da vari tipi di microrganismi, è doveroso citare l'Ospedale Amedeo di Savoia di Torino, che fa parte dell'ASL Città di Torino ed è ora un Nuovo Polo Sanitario Territoriale. Questa Struttura Sanitaria è stata classificata dalla Regione Piemonte come Centro di Riferimento per la gestione e la cura delle malattie infettive, soprattutto delle più pericolose e contagiose, con l'Ospedale Infantile Regina Margherita per quanto riguarda i casi pediatrici. Questi ospedali dispongono di speciali camere d'isolamento e delle più recenti tecnologie in fatto di farmaci e dispositivi di sicurezza individuali o DPI per il personale sanitario, nonché di appositi mezzi per il contenimento ed il trasporto dei pazienti. Un esempio dell'importanza di tale Struttura Sanitaria dell'ASL Città di Torino è il fatto che, ad esempio, in caso di contaminazione di un operatore sanitario nello svolgimento del suo lavoro, in qualunque parte della città si trovi, viene immediatamente portato all'Amedeo di Savoia. Questo avviene nell'eventualità in cui si sospetti un contagio da parte di virus particolarmente pericolosi come l'HIV, l'Epatite C od altri agenti patogeni, ad esempio di natura batterica. In ambito ospedaliero, contagi di questo tipo sono piuttosto rari, ma non impossibili, dal momento che basta un semplice schizzo di sangue infetto negli occhi a far scattare l'allarme, un evento che può ad esempio accadere nel corso di un prelievo ematico o di una trasfusione. Entro un tempo massimo di circa 4 ore, inoltre, la persona interessata deve sottoporsi ad uno speciale trattamento farmacologico prima che il virus penetri nelle cellule, come nel caso dell'HIV.

 

Le Professioni Sanitarie - Il lavoro e la missione degli Operatori Sanitari

Operatori Sanitari

 

Lungo i millenni si sono succedute moltissime tipologie di Professioni Sanitarie, dagli "stregoni" e "guaritori" ai "cerusici" delle epoche più recenti, a volte protagonisti di opere narrative di vario tipo. Naturalmente, l'aspetto spirituale che riguarda la malattia e tutto ciò che essa comporta rimane, soprattutto per via delle cause profonde di alcuni tipi di malassere, nonché per le testimonianze autentiche di numerosi miracoli avvenuti lungo i secoli in tuttà la cristianità. Dal punto di vista prettamente tecnico-scientifico e psicologico, gli Operatori Sanitari sono coloro che seguono le persone affette da un qualche tipo di patologia o evento traumatico lungo tutto il percorso della malattia, pur con ruoli e punti di vista diversi: dai primi sintomi, all'acuzie, alla cura o trattamento, fino alla guarigione, alla convalescenza ed al recupero o, putroppo, alla "cronicizzazione". Solo da un numero di anni relativamente piccolo, inoltre, si può anche avere un periodo di "osservazione" più o meno attiva, anche a scopo di studio, definito oggi con il termine anglosassone "follow-up". Ad ogni modo, per la maggior parte degli Operatori Sanitari, non si tratta solo di esercitare un lavoro o una professione, ma anche di compiere in qualche modo una "missione". Perché? Ogni mestiere ha la sua importanza, ma curare e, possibilmente, guarire le persone è sicuramente un nobile scopo, quindi il termine "missione" pare veramente corretto. Non solo le persone hanno diritto alle cure, ma anche gli animali, se possibile, ovviamente e soprattutto dal punto di vista dei veterinari e dei padroni dei nostri amici più piccoli o più grandi, a seconda dei casi.

L'elenco delle Professioni Sanitarie e delle tipologie di Operatori Sanitari, comunque assimilabili alle prime, è senz'altro piuttosto lungo. Proviamo comunque a compilarne una lista: c'è il medico, il dentista o odontoiatria, il farmacista, gli infermieri (per la maggior parte donne, come si sa), i medici che svolgono soprattutto attività di tipo chirurgico, i preparatori atletici, i tecnici (chirurgia, radiologia, neurofisiopatologia, analisi chimiche e biologiche, protesi, odontoprotesi, etc.), gli ostetrici ed ostetriche, gli OSS o operatori socio-sanitari, gli OSA o operatori socio-assistenziali,  gli psicologi, i fisiatri, i logopedisti, i medici specializzati in terapia intensiva ed anestesia, i paramedici... Insomma, una complessa varietà di figure professionali che, sempre più spesso, lavorano in sinergia.

Queste persone lavorano solitamente in ospedali, cliniche, case di cura, case di riposo per anziani, caserme, scuole, in occasione di eventi drammatici o di calamità naturali, ma anche nel campo dell'istruzione superiore ed universitaria, della ricerca medico-scientifica e dell'amministrazione della Sanità Pubblica e privata. Tuttavia, soprattutto per quanto riguarda le Strutture Sanitarie di riferimento per Comuni e Regioni, come quelle facenti parte dell'ASL di Torino, alle figure citate si aggiungono gli impiegati amministrativi, i gestori dei servizi sanitari, i tecnici informatici e di ingegneria clinica, il personale che si occupa delle pulizie e della ristorazione, gli specialisti della sicurezza, etc. Tutte figure professionali che non sono solo di supporto, ma spesso sono anche di grande importanza per far sì che la macchina della Salute Pubblica e privata proceda senza troppi intoppi.

Naturalmente, "al di sopra" di queste persone vi sono politici di vario tipo e livello, i quali dettano comunemente alcune "regole" per far andare avanti il tutto, attenti alle necessità dei tempi, ai bilanci economici ed alle mutevoli aspettative della cosiddetta "opinione pubblica".

I migliori professionisti della sanità devono almeno in parte possedere delle particolari doti o qualità, innate o acquisite. Ad esempio, dovrebbero essere dei buoni comunicatori, avere una buona dose di pazienza ed autocontrollo, essere in grado di ascoltare veramente i pazienti, avere una certa empatia, sapere effettuare delle diagnosi accurate, essere altruisti, essere attenti a capire "cosa non va" in una determinata struttura o "cosa si potrebbe fare" per migliorarne le attività, nonché, eventualmente, la sicurezza degli operatori stessi, dei pazienti, degli ambienti e delle strumentazioni. A tutto ciò si aggiungono alcune qualità morali che - per amore o per forza - gli operatori sanitari dovrebbero avere: onestà, integrità, onore ed amore per i pazienti e la scienza medica. Ovviamente, tutti coloro che svolgono una professione sanitaria, a tutti i livelli, conoscono bene la regola del "non farsi fagocitare dal lavoro e dalle tristi condizioni in cui versano alcuni pazienti". In pratica, per lavorare bene in questo settore, occorre anche una certa dose di "freddezza professionale", sia per non emozionarsi troppo di fronte a casi particolarmente gravi, sia per poter affrontare pazienti, parenti ed amici che, a volte, risultano un po' "molesti".

Per quanto riguarda la carriera accademica, scuole mediche, università e centri di ricerca sono solitamente interessati ad assumere e supportare persone appassionate e che abbiano una certa esperienza pregressa in campo sanitario, anche sotto forma di volontariato, che siano disposte a partecipare a corsi di formazione, che abbiano una certa attitudine alla "leadership", dimostrabile anche su se stessi sotto forma di lavoro volontario, attività d'insegnamento, di ricerca ed altro. La carriera accademica richiede persone che abbiano una buona comprensione di cosa significhino e di cosa rappresentino l'insegnamento e la ricerca in tali ambiti dello scibile umano. In particolare i medici, qualunque sia la loro specializzazione, devono mostrare un comportamento etico, che non significa "buonismo", ma rispetto dei valori della vita in generale ed umani in particolare; devono inoltre avere anche un po' di umiltà: quando s'imbattono in qualcosa che va al di là delle proprie conoscenze o forze, è bene che chiedano l'aiuto dei colleghi o dei superiori.

I medici devono aderire ai codici ed alle norme mediche formali (provenienti dallo Stato e dalle varie Strutture Sanitarie) ed informali, nonché rispondere in prima persona del comportamento etico altrui, nel caso in cui vengano a conoscenza di fatti particolarmente gravi. I medici, per quanto possibile, devono cercare di mettere a proprio agio i pazienti, mantenere il segreto professionale nell'ambito delle Leggi vigenti, saper capire quando un paziente soffre veramente, avere una buona capacità di ascolto, sapere dare tempo al paziente di spiegare la sua situazione, nonché informare le persone in maniera semplice e chiara riguardo alle loro condizioni, soprattutto in caso di patologie o disturbi complessi o "delicati". I bravi medici si mantengono aggiornati e cercano di lasciare un buon margine decisionale alle persone che assistono, hanno un'affinata abilità di risoluzione dei problemi, non hanno timore di ammettere quando non sanno qualcosa, al fine d'informarsi meglio o, come accennato, di chiedere l'aiuto di un altro medico.

Per quanto riguarda le infermiere e gli infermieri, una caratteristica fondamentale che dovrebbero possedere è la compassione, che non è solo il "provare pena per qualcuno", ma sapersi dare proattivamente in caso di bisogno altrui, ed il capire le sensazioni di uomini e donne che sanno di essere in difficoltà e, a volte, anche in pericolo di vita. Andando oltre il "capire" c'è l'empatia, ossia la capacità di "mettersi nei panni degli altri". Non tutte le persone, anche "brave", sono empatiche, ma con l'esperienza ci si può arrivare. In alcuni casi, tuttavia, l'avanzare degli anni può al contrario far indurire il cuore e la mente del personale infermieristico, e questo dev'essere attentamente evitato, anche se le circostanze della vita possono procurare il rischio di trovarsi in questa situazione. Una brava infermiera non ha solo una buona dose di altruismo e, naturalmente, di preparazione professionale, ma anche una spiccata auto-consapevolezza, che è la comprensione verace ed interiore delle proprie capacità e dei propri limiti. Gli infermieri e le infermiere, inoltre, dovrebbero avere una certa sete di conoscenze teoriche e pratiche, soprattutto per quanto riguarda le Coordinatrici o Coordinatori Infermieristici, le "Capo Sala", insomma. I Dirigenti Infermieristici dovrebbero leggere articoli e libri di economia sanitaria, di teoria della leadership, riviste mediche e scientifiche, ottenere certificazioni di vario tipo, soprattutto grazie ad attività formative e di aggiornamento, aiutare nella formazione delle "nuove leve", seguire criticamente i cambiamenti del costume e della politica dello Stato di cui sono cittadini, avere rapporti con le organizzazioni sindacali ed eventualmente con alcune figure politiche, se necessario. Attualmente, le mutevoli condizioni economiche e sociali di Paesi come l'Italia influenzano senza dubbio anche il settore sanitario, ma gli Operatori Sanitari devono sempre avere bene in mente il benessere dei pazienti, la qualità del servizio che offrono e delle loro doti personali e, perché no, della loro missione. Piccola nota conclusiva: all'interno di una bacheca che si trova appesa al muro di un corridoio dell'Ospedale Martini dell'ASL di Torino, è possibile leggere la seguente scritta: "Se salvi una vita sei un erore, se salvi cento vite sei un infermiere."

Significato, attività ed utilità dei Centri Diurni in ambito di assistenza psichiatrica.

 

I Centri Diurni sono dei luoghi in cui delle persone, spesso meravigliose, possono trovarsi insieme, agire in vari modi e ricevere assistenza nell'ambito, per l'appunto, delle ore del giorno. Questi ragazzi, anziani ed adulti, che per varie ragioni non possono svolgere attività di tipo lavorativo "ufficiali" o di tipo scolastico in qualità di studenti, possono trovare in questi ambienti dei posti accoglienti e sicuri, per periodi di tempo più o meno prolungati e con libertà decisionale sia propria, sia dei loro genitori o parenti. Essenzialmente, i Centri Diurni sono di tre tipi: quelli che accolgono persone con varie tipologie di disagio mentale, quelli rivolti ad anziani, spesso affetti da patologie neurodegenerative più o meno gravi, e quelli per le persone cosiddette "disabili", ovvero affette da handicap fisici e mentali di varia natura. La funzione precipua di questi luoghi non è tanto di "parcheggio", come qualcuno potrebbe pensare, ma di riabilitazione sociale in un contesto "protetto", grazie alla presenza di operatori sanitari di vario genere, come psicologi, psichiatri, educatori ed assistenti sociali. In particolare, le attività svolte dagli educatori professionali sono importanti per affrontare insieme agli ospiti le piccole e grandi necessità del quotidiano, non solo di tipo "materiale", ma soprattutto di natura psico-affettiva, nonché l'impegno in vari lavori ed attività ludiche inerenti l'arte, la scrittura, la visione di film, l'utilizzo di strumenti informatici, la musica, il gioco, etc.

I Centri Diurni possono essere di vario tipo ed "intensità", a seconda del livello di assistenza psicologica o talvolta anche infermieristica; forniscono un insieme di servizi e, talvolta, di trattamenti individualizzati basati sulle comunità e coordinati da personale qualificato in stretta sinergia con persone che sono a volte anche propositive ed attive, quindi non solo fruitori passivi dell'assistenza che viene loro elargita in vari modi. Spesso si tratta di adolescenti, uomini e donne con disturbi psichici che non sono in grado di lavorare o studiare a tempo pieno, e che necessitano di attività strutturate che vanno oltre quelle fattibili nella sola sfera domestica. Indipendentemente dalle cause di questi problemi mentali, vuoi di tipo biologico (come ad esempio le cerebropatie congenite o acquisite) o di tipo puramente mentale, l'aspetto della cura per mezzo del trovarsi insieme e dello svolgere varie attività è fondamentale ed anche scientificamente dimostrato. L'assistenza passiva e proattiva che si può avere nei Centri Diurni è spesso indirizzata al raggiungimento di obiettivi specifici, anche per mezzo d'interventi terapeutici di vario tipo, e consente la "transizione" di queste persone a livelli di autonomia sempre maggiori, se questo risulta in qualche modo possibile.

Il morbo di Creutzfeldt-Jakob e il Centro Regionale per le Malattie Prioniche dell'ASL di Torino

 

L'encefalopatia spongiforme bovina o BSE, patologia spesso definita come "morbo della mucca pazza", è una malattia infettiva causata da prioni che colpiscono il cervello dei bovini; la definizione di cui sopra si riferisce ai cambiamenti osservati nel tessuto cerebrale delle mucche colpite, ed al loro relativo comportamento e sofferenza. Le proteine anormali chiamate prioni si trovano nel tessuto cerebrale di bovini malati, e sono le macromolecole che trasmettono l'infezione; nel cervello dei bovini infetti sono visibili dei cambiamenti caratteristici. L'infezione causa dei piccoli fori in varie parti del cervello, dando al tessuto un aspetto simile a quello di una spugna, quando viene osservato mediante un microscopio. Questi cosiddetti "fori spugnosi" causano un lento deterioramento del cervello della mucca, poi si manifestano altri sintomi che interessano l'intero corpo; infine segue la morte.

Se gli esseri umani mangiano il tessuto malato dei bovini, possono sviluppare la forma umana della malattia della mucca pazza, nota come "variante del morbo di Creutzfeldt-Jakob" o vCJD, oppure "nuova variante" o nvCJD. Il nome di questa malattia prende quello dei ricercatori che ne hanno identificato la condizione classica. La malattia di Creutzfeldt-Jacob, nella sua forma classica, si verifica di solito in persone anziane o per via di una tendenza ereditaria del cervello, nel quale si verificano dei mutamenti; altre volte la malattia si verifica spontaneamente senza nessuna causa apparente.

Evento multidisciplinare Officine della Salute - A cura dell'ASL di Torino e delle Associazioni operanti sul territorio

 

Nei giorni 17, 18 e 19 maggio dell'anno 2017, a Torino è previsto un evento in cui si parlerà di... salute mentale in generale e, in particolare, di ciò che stanno facendo l'ASL di Torino e le Associazioni operanti sul territorio, correlate o meno all'Ente Pubblico. In questa manifestazione ad ingresso libero, si cercherà di fare il punto, come si suol dire, sulla psichiatria torinese e il disagio mentale nella sua globalità, ossia in tutte le sue forme più o meno patologiche. Uno degli intenti portanti di questo convegno, al quale è stato anche invitato il sindaco di Torino Chiara Appendino o, in alternativa, un Assessore delegato, è il classico ma importantissimo tema dell'andare "oltre la diffidenza ed il pregiudizio". Un altro aspetto interessante di questa iniziativa riguarda il superamento della frammentazione dei servizi, ossia la volontà di un'azione sinergica fra Strutture Sanitarie, Centri Diurni, Infermerie, Ambulatori, "Repartini Psichiatrici" degli Ospedali di questo Comune, Associazioni onlus, familiari, amici, conoscenti, simpatizzanti, etc. Alcuni Istituti Scolastici, inoltre, offriranno anch'essi vari contributi. Saranno infatti presenti delle delegazioni dell'Istituto Primo Levi, dell'Istituto Albert Einstein (riguardo alla tematica sempre più pressante del "bullismo") e del Liceo Artistico Cottini. Si parlerà inoltre di violenza domestica e salute degli anziani, il tutto inframmezzato da momenti ludici e da spunti di riflessione (concerti, film, mostre, etc.)

 

Qualche informazione circa le malattie rare che possono provocare malfunzionamenti renali

 

Le malattie autoimmuni e reumatologiche sono a volte considerate "malattie rare", in base a evidenze di tipo epidemiologico, statistico e clinico. Inoltre, queste patologie possono talvolta portare a complicazioni renali di vario tipo, come le vasculiti sistemiche ed altre condizioni, ad esempio i disturbi dovuti all'accumulo lisosomiale ed il morbo di Gaucher, che oltre ai reni può interessare altri organi. Queste tipologie di malattie e le loro complicanze sono ben conosciute dagli operatori sanitari che lavorano presso il CMID o Centro Multidisciplinare di Immunopatologia e Documentazione sulle Malattie Rare dell'Ospedale San Giovanni Bosco dell'ASL di Torino, situato in zona Barriera di Milano in Piazza del Donatore di Sangue 3. Si tratta di una Struttura Complessa, ossia interessante più centri operativi, all'interno della quale quale lavorano medici, biologi, immunopatologi, nefrologi, infermieri, operatori socio-sanitari, personale amministrativo ed altre figure professionali e specialistiche. Le malattie rare possono avere diverse tipologie di origine, ed una delle più diffuse riguarda problematiche di tipo genetico, cioè dei geni che non svolgono correttamente la propria funzione, spesso a causa di mutazioni. I geni sono le entità microscopiche presenti nei cromosomi all'interno del nucleo cellulare, costituiti principalmente da DNA, i quali formano il "genoma", ossia il patrimonio genetico di un individuo. Se un gene non funziona correttamente, può portare alla produzione di proteine difettose (enzimi non funzionanti correttamente, ad esempio) o addirittura all'assenza di tali proteine e / o enzimi in un determinato organismo e, talvolta, anche nella sua discendenza. Le proteine e gli enzimi (tipi particolari di proteine con funzioni solitamente catalitiche, ossia favorenti determinate reazioni biochimiche) sono delle macromolecole costituite da sequenze più o meno lunghe di aminoacidi.

Alcune informazioni utili per le Persone Senza Fissa Dimora

  • Bartolomeo & C. Via Camerana 10/A - Torino - Telefono: 011534854 - Fax: 0115132567
    Casa Accoglienza del Cottolengo - Piccola Casa della Divina Provvidenza - Via Andreis 26 - Torino - Telefono: 0115225655
    Associazione Opportunanda - Via Sant'Anselmo 21 - Torino - Telefono e Fax: 0116507306
    Cenacolo Eucaristico della Trasfigurazione - Via Belfiore 12 e Corso Regina Margherita 190 - Torino - Telefono: 0114377070
    Sermig Servizio Missionario Giovani - Piazza Borgo Dora 61 - Torino - Tel. 0114368566 e 3346657274 - Fax: 0115215571
    Gruppo Abele Onlus - Corso Trapani 91/B - Torino - Telefono: 0113841066

Concorsi

Bando di Concorso pubblicato il 14 marzo 2017:
Il Concorso avrà luogo nelle date 10 (prova scritta), 11 (prova pratica) e 12 (prova orale) maggio 2017. Le preselezioni avverranno il 27 ed il 28 aprile 2017. Controllare i requisiti per accedere al Concorso sulla Gazzetta Ufficiale.
Concorso pubblico, per titoli ed esami, per la copertura a tempo indeterminato di quattro posti di collaboratore professionale sanitario - infermiere categoria D ruolo sanitario, indetto in forma associata dall'AOU Città della Salute e della Scienza di Torino, dall'AO Ordine Mauriziano di Torino, dall'ASL Città di Torino e dall'ASL TO 5 di Chieri-Carmagnola-Moncalieri-Nichelino. La scadenza è il 13 aprile 2017.
Bando di Concorso pubblicato il 7 aprile 2017:
Per informazioni: via Botticelli 151 - 10154 Torino - Telefono: 0114395308 - 5306
Concorso pubblico, per titoli ed esami, per due posti di dirigente medico di Pediatria. La scadenza è l'8 maggio 2017.




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