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Il fenomeno del bullismo fra i minori (bambini, adolescenti, ragazzi e ragazze) esiste praticamente da sempre, non per niente il primo uomo "nato da donna" si chiamava... Caino. Tuttavia, in questi ultimi decenni, ha avuto un incremento sostanziale in tutto il mondo e in Italia, in particolare negli ultimi anni per via dell'utilizzo delle nuove tecnologie multimediali (smartphone, tablet, social network, strumenti evoluti di messaggistica, videogiochi online, etc.). I fattori scatenanti sono molteplici, ma spesso si ricollegano ad una sola matrice: l'esasperazione della competitività e della volontà di supremazia di un singolo o, più sovente, di un gruppo che si mettono insieme per infastidire e tormentare in vari modi un solo ragazzo o ragazza o pochi altri, il tutto sulla base di una vera o presunta "diversità", "debolezza" o "stranezza" delle vittime. Recentemente, a Torino, alcune Istituzioni hanno siglato un accordo per contrastare questo triste fenomeno. Si tratta del Comune di Torino, dell'ASL Città di Torino, del Tribunale per i Minorenni, del Miur o Ufficio Scolastico Regionale del Piemonte, dell'Ordine degli Psicologi del Piemonte e di alcune figure professionali dell'Università degli Studi. Il progetto è denominato "Sicursé" ed intende focalizzare la propria azione sulla prevenzione del bullismo e sul supporto posteriore volto all'aiuto di chi ne è stato vittima.

Come molti sanno, questo fenomeno, che ha alcune similitudini con il mobbing in ambito lavorativo, può essere sia di tipo fisico (aggressioni), sia di tipo psicologico (in maniera verbale ed attraverso diversi mezzi tesi a colpire gli individui danneggiandone l'autostima e "mettendoli alla berlina", come si suol dire). Si tratta quindi di vere e proprie "vessazioni" spesso a carattere "esponenziale", ossia progressivo: da piccoli dispetti a gravi forme persecutorie del tipo "branco contro uno". Anna Maria Baldelli, dal 2010, è Procuratore Capo del Tribunale dei Minori di Piemonte e Valle d'Aosta, ed è in campo da diversi anni per contrastare queste devianze sociali, che a volte sfociano addirittura in suicidi o in azioni criminose vere e proprie. In alcuni casi, inoltre, i criminali di domani sono proprio le vittime di oggi. In tutto ciò offre da qualche tempo il proprio contributo anche l'Associazione Ishiki, il cui obiettivo primario è quello di valorizzare le diversità fra le persone, invece che di attaccarle ingiustamente e, spesso, in maniera violenta. Tuttavia, questa Associazione ha anche fatto notare che i risultati dell'impegno comune per contrastre questo brutto andamento sono piuttosto scarsi e, anche per questo, il Progetto Sicursé intende avere un'azione più incisiva, grazie all'entrata in campo di Istituzioni che possono dare il proprio contributo, si spera significativo. L'eradicazione completa di tali atteggiamente deleteri, ovviamente, è impossibile, ma parlarne con i ragazzi invitandoli a loro volta a riflettere e, in caso di necessità, utilizzare strumenti punitivi, può fare la differenza.

Bullismo

 

Il bullismo è l'uso della forza, della minaccia o della coercizione per abusare, intimidire o aggressivamente dominare gli altri. Il comportamento è spesso ripetuto e abituale. Un prerequisito essenziale è la percezione, da parte del bullo o di altri, di uno squilibrio per quanto riguarda il "potere" sociale o fisico fra i persecutori e le vittime, solitamente più "deboli". Questo aspetto distingue il bullismo dal conflitto, in cui le parti in causa dispongono di forze più o meno equiparabili. I comportamenti usati per affermare tale dominio possono includere molestie verbali o minacce, aggressioni fisiche o coercizioni, e tali atti possono essere diretti ripetutamente verso particolari bersagli. I tentativi di razionalizzare questi comportamenti includono talvolta differenze di classe sociale ed economica, razza, religione, sesso, orientamento sessuale, apparenza, comportamento, linguaggio del corpo, personalità, reputazione, famiglia di origine, forza, dimensione o abilità. Se il bullismo è fatto da un gruppo, in ambito lavorativo viene chiamato mobbing.

Il bullismo può essere definito in molti modi diversi. Tuttavia, possono essere identificati quattro tipi fondamentali di abuso: emotivo, a volte chiamato relazionale, verbale, fisico e cyber, il cosiddetto "cyberbullismo". Indipendentemente dal tipo, tuttavia, questo fenomeno coinvolge quasi sempre metodi sottili di coercizione, come l'intimidazione.

Il bullismo può attuarsi nelle relazioni che vanno da un minimo di due persone fino al bullismo di gruppo, in cui il "bullo" capo può avere uno o più "tenenti" che sembrano essere disposti ad aiutare il bullo primario nelle sue attività vessatorie. Il bullismo a scuola e sui posti di lavoro è anche chiamato "abuso fra pari". La "sottocultura" negativa del bullismo può svilupparsi in qualsiasi contesto in cui gli esseri umani interagiscano fra loro. Sono quindi inclusi la scuola, la famiglia, il luogo di lavoro, la casa e i quartieri. Da uno studio condotto nel 2012 fra alcuni adolescenti maschi americani giocatori di football, l'elemento predittivo principale del bullismo è risultato essere la percezione del fatto che il maschio più influente spesso approvava comportamenti relativi al bullismo stesso.

 

 

Non esiste una definizione universale di bullismo, tuttavia è ampiamente concordato che il bullismo è una sottocategoria di comportamento aggressivo caratterizzato dai seguenti tre criteri minimi: intento ostile, squilibrio del potere e ripetizione degli atti persecutori durante un periodo di tempo più o meno lungo. Il bullismo può quindi essere definito come l'attività di un comportamento aggressivo ripetuto, volto a danneggiare un altro individuo fisicamente, mentalmente o emotivamente.

Il ricercatore norvegese Dan Olweus ha affermato che il bullismo si verifica quando una persona è "esposta, ripetutamente e nel tempo, ad azioni negative da parte di una o più persone". Ha inoltre spiegato che le azioni negative che si verificano "quando una persona infligge intenzionalmente lesioni o disagi a un'altra persona, attraverso il contatto fisico, attraverso parole o in altri modi". Il bullismo individuale è di solito caratterizzato da una persona che si comporta in un certo modo al fine di ottenere potere su un'altra persona. Il bullismo collettivo è conosciuto come mobbing quando, come si è detto, si verifica in ambito lavorativo. Il bullismo di tipo fisico, verbale e relazionale si verifica nella scuola primaria e talvolta può anche iniziare prima, continuando nelle fasi successive delle vite individuali. Si afferma che il bullismo "cyber" ​​è più comune nella scuola secondaria che nella scuola elementare. Qui di seguito sono elencate le principali tipologie di bullismo.

- Bullismo individuale. Tattiche individuali di bullismo possono essere perpetrate da una sola persona contro un bersaglio o obiettivi particolari.

- Fisico. Questo riguarda qualsiasi tipo di bullismo che fa del male fisico a qualcuno o che danneggia i suoi beni. Rubare, spingere, colpire, combattere e distruggere la proprietà sono tutti tipi di bullismo fisico. Il bullismo fisico è raramente la prima forma di bullismo che un bersaglio sperimenta. Spesso il bullismo comincia in una forma diversa e successivamente sfocia nella violenza fisica. Nel bullismo fisico l'arma principale che il bullo usa è il suo corpo quando attacca l'obiettivo. Alcuni gruppi di giovani prendono di mira ed attaccano altri giovani a causa di "pregiudizi adolescenziali". Ciò può portare rapidamente a una situazione in cui le vittime vengono perseguitate, torturate e picchiate dai loro compagni di classe o di scuola. Il bullismo fisico può portare a gravi conseguenze, quindi deve essere fermato rapidamente per evitare ciò che è denominato anche in guerra "escalation".

- Verbale. Questo riguarda qualsiasi tipo di bullismo che viene condotto parlando. Chiamare qualcuno con nomignoli, diffondere voci e calunnie, minacciare qualcuno e fare del male agli altri psicologicamente sono tutte le forme di bullismo verbale. Il bullismo verbale è uno dei tipi più comuni di bullismo. Nel bullismo verbale l'arma principale che il bullo usa è ovviamente la sua voce. In molti casi, il bullismo verbale si attua fra le ragazze. Le ragazze possono essere sottili ed astute, anche in maniera devastante, spesso più dei ragazzi. Le ragazze usano il bullismo verbale, così come le tecniche di esclusione sociale, per dominare e controllare altri individui e mostrare la loro superiorità e potenza. Tuttavia, ci sono anche molti ragazzi abbastanza furbi da usare tecniche verbali per ottenere il dominio su qualcuno. Si tratta di metodiche praticate nell'utilizzare le parole quando si vogliono evitare i problemi che possono derivare dal bullismo di tipo fisico.

- Relazionale. Questo riguarda qualsiasi tipo di bullismo che è fatto con l'intento di danneggiare la reputazione o la condizione sociale di qualcuno, e può anche essere collegato alle tecniche del bullismo fisico e verbale. Il bullismo relazionale è una forma di bullismo comune fra i giovani, ma soprattutto fra le ragazze. Il bullismo relazionale può essere utilizzato come strumento da parte dei bulli sia per migliorare la propria "posizione sociale" reale o presunta, sia per controllare gli altri. A differenza del bullismo fisico ovvio, il bullismo relazionale non è così appariscente, e può continuare per lungo tempo senza essere notato da persone al di fuori di questi tristi eventi.

- Cyber​​bullismo. Il bullismo di tipo "cyber" riguarda l'uso della tecnologia per molestare, minacciare, imbarazzare o mettere in situazione di opposizione un'altra persona. Quando si attua fra adulti, talvolta si usano le definizioni di "cyber-molestie" o "cyberstalking", un reato che può avere conseguenze giuridiche anche di tipo penale. Ciò include e-mail, messaggistica istantanea, siti di social network come ad esempio Facebook, messaggi di testo e telefoni cellulari, soprattutto di tipo "smartphone". Il cyberbullismo è una forma di bullismo o molestia a "distanza", che utilizza forme elettroniche ed informatiche di contatto, come il "mettere alla berlina" qualcuno utilizzando sistemi multimediali (foto, video, audio, etc.). Il cyberbullismo sta diventando sempre più comune, soprattutto fra gli adolescenti. I comportamenti dannosi possono comportare la pubblicazione di voci e calunnie riguardanti una persona, minacce, osservazioni sessuali, informazioni personali delle vittime o etichette peggiorative tipiche del linguaggio dell'odio, nonché accuse false e diffamatorie, mettendo negativamente in risalto una vittima e rendendo la persona oggetto di ridicolo. Questo, ad esempio, può avvenire nei forum online, fino all'hacking o al vandalizzare i siti che parlano di qualcuno, pubblicando false dichiarazioni volte a screditare o umiliare la persona presa di mira. Il bullismo o la molestia possono essere identificati da comportamenti ripetuti e da intenti volti a danneggiare in vari modi gli obiettivi. Le vittime possono talvolta sviluppare una più bassa autostima, una maggiore ideazione suicida, ossia pensieri autolesionistici, ed una varietà di risposte emotive, fra cui ritorsione, paura, frustrazione, rabbia e depressione. Alcune persone sostengono che in certi casi il cyberbullismo possa essere addirittura più nocivo del bullismo tradizionale.

Il "trolling" su Internet è una forma comune di bullismo, di tipo più diretto e quindi più facilmente identificabile in quanto tale, anche se non sempre si può risalire a chi lo causa. Questa modalità di vessazione riguarda specialmente le comunità online o virtuali, ad esempio in ambito di videogiochi online o social media, al fine di suscitare una reazione, un disordine o un divertimento personale. Il cyberstalking è un'altra forma di bullismo o molestia che usa le comunicazioni elettroniche per attaccare una vittima, e a volte può costituire una minaccia credibile per la sicurezza della vittima, poichè si può passare dal "virtuale" al "reale".

 

Bullismo Nella Scuola Primaria

 

I libri o altri strumenti informativi per educare la popolazione, gli insegnanti e i genitori riassumono che "il cyberbullismo è crudele verso gli altri e si attua inviando o pubblicando materiale dannoso, utilizzando gli smartphone o Internet". La ricerca, la legislazione e l'istruzione in campo sono in corso. La ricerca ha individuato le definizioni di base e le linee guida per aiutare a riconoscere e affrontare ciò che è considerato un abuso delle comunicazioni elettroniche.

Il cyberbullismo, come si è detto, riguarda comportamenti ripetuti che hanno l'intento di danneggiare qualcuno, ed è perpetrato per mezzo di molestie, cyberstalking, denigrazione (inviare voci crudeli e falsità per danneggiare la reputazione e le amicizie), la rappresentazione distorta e l'esclusione (intenzionalmente e crudelmente escludere qualcuno da un gruppo online). Il cyberbullismo può anche avvenire semplicemente con l'invio di e-mail o messaggi di testo a qualcuno, che talvolta dichiara di non avere più alcun contatto con il mittente. I "cyberbulli" possono divulgare i dati personali delle vittime, come il nome e cognome reali, l'indirizzo di casa o i luoghi di lavoro o la scuola, in siti o forum, oppure possono utilizzare la rappresentazione, creando false notizie o commenti che hanno lo scopo di screditare o ridicolizzare. Ciò può lasciare il cyberbullo anonimo, il che può rendere difficile individuare o punire il colpevole per il suo comportamento, anche se non tutti i cyberbulli mantengono l'anonimato. Testi o messaggi istantanei e messaggi di posta elettronica fra amici possono anche costituire cyberbullismo, se ciò che viene detto o visualizzato è un male per i partecipanti. In questi casi, però, è facile identificare chi effettua gli attacchi.

Il recente utilizzo delle applicazioni mobili e l'aumento della diffusione degli smartphone hanno portato ad una forma più accessibile ed in crescita di cyberbullismo. Si prevede che tali pratiche attraverso queste piattaforme si assoceranno in misura maggiore alle altre piattaforme Internet più stazionarie. Inoltre, la combinazione delle telecamere, ormai molto diffuse anche in apparecchiature a basso costo, l'accesso quasi ubiquitario a Internet e l'immediata disponibilità di queste moderne tecnologie per smartphone stanno portando a specifici tipi di cyberbullismo non trovati in altre piattaforme. Anche se la maggior parte dei casi è da considerarsi come eventi di cyberbullismo, alcuni ragazzi sostengono che la maggior parte di tali azioni sono semplicemente degli "scherzi". Le tattiche collettive di bullismo sono impiegate da più di un individuo contro un solo bersaglio o più obiettivi. Il comportamento del trolling sulle reti sociali online, sebbene generalmente si supponga sia di natura individuale ed attuato da fruitori occasionali, è talvolta organizzato in maniera sistematica.

 

Alcuni studi hanno dimostrato che l'invidia e il risentimento possono essere motivi di bullismo. La ricerca di autostima da parte dei bulli può produrre situazioni equivoche. Anche se alcuni bulli sono arroganti e narcisistici, possono tuttavia usare il bullismo come strumento per nascondere la propria vergogna o ansia, oppure per aumentare l'autostima: denigrando gli altri, l'abusatore si sente potenziato. I bulli possono essere preda della gelosia od essere stati a loro volta delle vittime. Lo psicologo Roy Baumeister afferma che le persone che sono inclini a comportamenti abusivi tendono ad avere degli "ego" gonfiati ma fragili. Poiché pensano troppo a se stessi, sono spesso offesi dalle critiche e dalla mancanza di rispetto di altre persone, e reagiscono a questo mancato rispetto con la violenza e gli insulti.

I ricercatori hanno individuato altri fattori di rischio come la depressione e i disturbi della personalità, nonché la propensione alla rabbia e all'uso della forza, alla dipendenza da comportamenti aggressivi, confondendo le azioni degli altri come ostilità, la preoccupazione per preservare l'immagine di sé e l'impegnarsi in azioni ossessive o persistenti. Una combinazione di questi fattori può anche essere causa di questo comportamento. In uno studio effettuato fra i giovani, una combinazione di tratti antisociali e di depressione è stata trovata come il maggiore fattore predittivo della violenza giovanile, mentre l'esposizione alla violenza televisiva non è risultata essere predittiva di questi comportamenti.

Il bullismo può anche derivare da una predisposizione genetica o da un'anomalia cerebrale presente nei bulli. Anche se i genitori possono aiutare un bambino a sviluppare regole e controlli emotivi per limitare il comportamento aggressivo, alcuni bambini non riescono a sviluppare queste abilità a causa di un inadeguato attaccamento alle loro famiglie, di una disciplina inefficace e di fattori ambientali come una vita domestica stressante e fratelli ostili. Inoltre, secondo alcuni ricercatori, i bulli possono essere inclini alla negatività ed eseguire scarsamente i compiti scolastici. Il Dott. Cook ha affermato: "Un bullo tipico ha delle difficoltà a risolvere i problemi con gli altri e ha difficoltà a livello scolastico. Di solito ha atteggiamenti e credenze negative sugli altri, percepisce negativamente se stesso, proviene da un ambiente familiare caratterizzato da conflitti. Inoltre percepisce la scuola come un ambiente negativo ed è influenzato negativamente dai pari."

Al contrario, alcuni ricercatori hanno suggerito che alcuni bulli sono psicologicamente più forti e hanno un alto livello sociale fra i loro coetanei, mentre le loro vittime sono emotivamente disturbate e socialmente emarginate. Quindi, a volte è l'origine "povera" di un ragazzo una delle cause che può portarlo a diventare un bullo, ma sovente è invece la sua provenienza da una famiglia "ricca" ad avere la medesima conseguenza. I gruppi spesso promuovono le azioni dei bulli e i membri di questi gruppi di pari si impegnano anche in comportamenti come la derisione, l'esclusione, il "punzecchiare" e l'offesa reciproca come fonte di intrattenimento. Altri ricercatori hanno anche sostenuto che una minoranza dei bulli ha invece voglia di andare a scuola, e che essi sono inoltre meno propensi ad avere giorni di assenza per malattia. Si tratta di ragazzi e ragazze spesso ben inseriti e anche "bravi a scuola", ma che abusano dei loro compagni trattandoli male.

La ricerca indica che gli adulti che hanno avuto molestie hanno personalità autoritarie, combinate con una forte necessità di controllare o dominare. È stato anche suggerito che una visione pregiudiziale dei subordinati può essere un fattore di rischio particolarmente forte. Spesso, il bullismo si svolge in presenza di un grosso gruppo di protagonisti relativamente non associati. In molti casi è la capacità del bullo di creare l'illusione di avere il sostegno della maggioranza presente che attiva la paura di "parlare" e protestare riguardo alle attività di bullismo osservate nel gruppo. A meno che la "mentalità del bullismo" sia efficacemente sfidata in un determinato gruppo nelle sue fasi iniziali, spesso diventa una norma accettata o sostenuta all'interno del gruppo e dell'entourage.

A meno che non si prendano delle contromisure, una "sottocultura del bullismo" viene spesso perpetuata all'interno di un gruppo per mesi o anni. I sostenitori che sono stati in grado di stabilire il proprio "gruppo di amicizia" o "gruppo di sostegno" sono più favorevoli a decidere di parlare contro il comportamento di bullismo rispetto a quelli che non hanno questi appoggi. Oltre alla comunicazione, chiaramente i testimoni devono intervenire e aumentare l'auto-efficacia individuale, e c'è una crescente ricerca che suggerisce che gli interventi dovrebbero basarsi sulla base che il bullismo è moralmente sbagliato. Cosa ovvia, ma spesso "invertita" nella società umana. Fra gli adulti, essere protagonisti del bullismo sul posto di lavoro può essere legato alla depressione, in particolare nelle donne.

Il Dott. Cook ha affermato: "Una vittima tipica manca di competenze sociali, ha pensieri negativi, prova difficoltà nel risolvere i problemi sociali, proviene da un ambiente familiare, scolastico e comunitario negativo, risulta chiusa in se stessa e viene isolata dai coetanei." Le vittime spesso hanno caratteristiche come l'essere fisicamente deboli, oltre ad essere facilmente disturbati emotivamente. Possono inoltre avere caratteristiche fisiche che li rendono più "appetibili" per i bulli, come il sovrappeso o qualche tipo di handicap fisico. I ragazzi hanno maggiori probabilità di essere vittime di bullismo fisico mentre le ragazze hanno più probabilità di essere tormentate indirettamente, ma spesso non per questo meno crudelmente.

I bambini ed i ragazzi vittime del bullismo scolastico mostrano spesso segnali fisici o emotivi, come avere paura di frequentare la scuola, lamentare mal di testa o perdita di appetito, mancanza di interesse per le attività scolastiche e per il trascorrere del tempo con amici o familiari, nonché avere un senso generale di tristezza. Se esiste il sospetto che un bambino sia vittima di bullismo, nel suo comportamento sono quindi presenti dei segni di avvertimento. Ci sono molti programmi e organizzazioni in tutto il mondo che forniscono servizi di prevenzione ed informazioni su come affrontare il caso di un bambino che è stato vittima di questi comportamenti.

Non esiste una definizione universale di bullismo scolastico. Tuttavia, è ampiamente convenuto che il bullismo è una sottocategoria di comportamento aggressivo caratterizzato dai seguenti tre criteri minimi:

- L'intento ostile, cioè il danno causato dal bullismo è deliberato e non accidentale.

- Lo squilibrio del potere, ossia che il bullismo comprende un'ineguaglianza di potere reale o percepito fra il bullo e la vittima.

- La ripetizione per un periodo di tempo, ossia più di una volta e con il potenziale di verificarsi frequentemente.

I seguenti due criteri aggiuntivi sono stati proposti per completare i suddetti criteri:

- Disturbo della vittima. La vittima subisce traumi psichici, sociali o fisici lievi o gravi.

- Provocazione. Il bullismo è motivato dai vantaggi percepiti dall'utilizzo di comportamenti aggressivi.

Alcune di queste caratteristiche sono state contestate. Ad esempio, per quanto riguarda lo squilibrio di potere: i bulli e le vittime spesso denunciano che i conflitti si verificano fra due uguali. Tuttavia, queste caratteristiche sono ampiamente stabilite e considerate vere nella letteratura scientifica e psicologica. Le cause di base della violenza scolastica e del bullismo includono le norme di genere e sociali e gli aspetti più complessi e contestuali. Le norme di genere discriminatorie che formano la dominanza degli uomini e la sottomissione delle donne, nonché la perpetuazione di queste norme attraverso la violenza, si trovano in qualche forma in quasi ogni cultura. La disuguaglianza di genere e la prevalenza della violenza contro le donne nella società esacerbano il problema. Allo stesso modo, le norme sociali che sostengono l'autorità degli insegnanti nei confronti dei bambini possono legittimare l'uso della violenza per mantenere la disciplina e il controllo. La pressione effettuata per conformarsi alle norme di genere e di dominanza è altrettanto elevata. I giovani che non possono o che scelgono di non conformarsi a queste norme sono spesso puniti per questa violenza e con il bullismo a scuola. Le scuole stesse possono "insegnare indirettamente" ai bambini ad essere violenti attraverso pratiche discriminatorie, analisi severe dei curricula e talvolta libri di testo. Se non controllati, la discriminazione di genere e gli squilibri di potere nelle scuole possono incoraggiare atteggiamenti e pratiche che sottomettono i bambini, sostengono norme di disuguaglianza di genere e tollerano la violenza, inclusa la punizione corporale. Tuttavia, in molte Nazioni, queste cose stanno progressivamente cambiando in meglio.

 

Bullismo Scolastico

 

Le scuole e il sistema educativo funzionano anche nel contesto di più ampi fattori sociali e strutturali, e possono riflettere e riprodurre ambienti che non proteggono i bambini e gli adolescenti dalla violenza e dal bullismo. Per esempio, la violenza fisica e quella a sfondo sessuale possono essere più diffuse nelle scuole in contesti in cui sono presenti anche nel resto della società. Gli studi suggeriscono che le molestie rivolte alle ragazze siano peggiori nelle scuole in cui altre forme di violenza sono prevalenti e in contesti di conflitto ed emergenza, e che la violenza delle "bande" è più comune nelle scuole dove le bande medesime, le armi e le droghe fanno parte della "cultura" locale.

Una vittima, a breve termine, può sentirsi depressa, ansiosa, arrabbiata, eccessivamente stressata, impotente, nonché sentire come se la sua vita sia scomparsa, avere un calo significativo nelle prestazioni scolastiche o, in casi rari ed estremi, addirittura suicidarsi. A lungo termine, questi ragazzi e ragazze possono sentirsi insicuri, avere mancanza di fiducia, esprimere una sensibilità estrema o ipervigilante, oppure sviluppare malattie mentali come la psicopatia, il disturbo di personalità evitante o altre patologie. Possono anche desiderare la vendetta, a volte portandoli a tormentare gli altri come rappresaglia indiretta.

L'ansia, la depressione e i sintomi psicosomatici sono comuni fra i bulli e le loro vittime. Fra questi adolescenti, l'abuso di alcol e sostanze viene comunemente visto più tardi nella vita. A breve termine, i testimoni "possono provare sensazioni di rabbia, paura, colpa e tristezza... Gli osservatori che testimoniano la ripetuta vittimizzazione dei coetanei possono sperimentare effetti negativi simili ai bambini vittime". Anche se i bulli, a lungo termine, diventano adulti emotivamente "funzionali", molti hanno un rischio maggiore di sviluppare un disturbo antisociale di personalità, legato all'aumento del rischio di commettere atti criminali, compresa la violenza domestica.

L'impatto negativo sulla qualità dell'istruzione e sui risultati dell'educazione offerta alle vittime di violenza scolastica e di bullismo sono significativi. La violenza e il bullismo nelle mani di insegnanti o di altri studenti possono far temere ai bambini e agli adolescenti di andare a scuola, ed interferire con la loro capacità di concentrarsi in classe o di partecipare alle attività scolastiche. Effetti simili possono manifestarsi anche nei testimoni. Le conseguenze includono classi con molte assenze, evitare le attività scolastiche, giocare a scuola o abbandonare la scuola. Questi elementi, a loro volta, concorrono negativamente al raggiungimento degli studi accademici di livello superiore e sulle prospettive future di istruzione ed occupazione, quindi i danni possono essere anche a lungo termine e riguardare il lavoro. I bambini e gli adolescenti che sono vittime di violenza possono ottenere voti inferiori ed essere meno propensi di dedicarsi agli studi superiori o universitari. Le analisi delle valutazioni internazionali di apprendimento evidenziano l'impatto del bullismo sui risultati dell'apprendimento. Queste analisi mostrano chiaramente che il bullismo riduce i risultati degli studenti in materie chiave come la matematica, ed altri studi hanno anche documentato l'impatto negativo della violenza scolastica e del bullismo sulle prestazioni educative.

I dipendenti di vario tipo delle strutture educative e il clima scolastico nel suo complesso sono anch'essi influenzati dalla violenza scolastica e dal bullismo. Gli ambienti di apprendimento non sicuri creano un clima di paura e insicurezza e una percezione che gli insegnanti non abbiano il controllo o non si preoccupino del benessere degli studenti, e ciò riduce la qualità dell'istruzione per tutti gli studenti.

Mona O'Moore del Centro Anti-Bullismo del Trinity College di Dublino ha scritto: "C'è un crescente numero di ricerche che indica che gli individui, sia bambini sia adulti, vittime per lunghi periodi di comportamenti abusivi, sono a rischio di stress e di malattie che a volte possono portare al suicidio." Coloro che sono stati obiettivi del bullismo possono soffrire di problemi a lungo termine di tipo emotivo e comportamentale. Il bullismo può inoltre causare solitudine, depressione,  ansia, portare a bassa autostima e aumentare la suscettibilità alle malattie. È stato anche dimostrato che il bullismo provoca disadattamento nei bambini piccoli, e che le prede del bullismo che sono stati a loro volta in seguito dei bulli presentano maggiori difficoltà sociali.

Anche se ci sono prove che il bullismo possa aumentare il rischio di suicidio, il bullismo da solo non provoca il suicidio. La depressione è una delle ragioni principali per cui i minori che sono stati minacciati commettono suicidio. Si stima che ci siano fra i 15 e i 25 ragazzi e ragazze che si suicidano ogni anno solo nel Regno Unito perché sono vittime di violenza. Alcune caratteristiche di una persona che sono correlate ad un rischio più elevato di suicidio rispetto ad altre persone possono essere: l'essere indiani nativi americani, nativi albanesi, americani asiatici, lesbiche, gay, bisessuali e transgender. Quando qualcuno non è supportato dalla sua famiglia o dagli amici, può essere a rischio.

Anche se alcune persone trovano molto facile ignorare un bullo, altri possono trovare questo molto difficile da fare, raggiungendo un punto di rottura. Ci sono stati casi di apparenti suicidi dovuti al bullismo che sono stati segnalati da vicino dai media. Questi includono la morte di Ryan Halligen, di Phoebe Prince, di Dawn-Marie Wesley, di Kelly Yeomans, di Jessica Haffer, di Hamed Nastoh, di Himes of April, di Cherice Moralez e di Rebecca Ann Sedwick. Secondo alcune voci di sensibilizzazione inerenti l'istruzione, il suicidio fra i 15 e i 24 anni è una delle principali cause di morte per i giovani. Più del 16 per cento degli studenti considera seriamente il suicidio, il 13 per cento crea un piano e l'8 per cento ha fatto un serio tentativo. I familiari di ragazzi e ragazze vittime di bullismo, quindi, devono intervenire non appena capiscono cosa sta succedendo.

Addirittura, molti "serial killer" sono stati spesso minacciati e tormentati con metodi diretti e indiretti quando erano bambini o adolescenti. Henry Lee Lucas, un serial killer e uno psicopatico diagnosticato, ha detto che la ridicolizzazione e il rifiuto che ha sofferto da bambino hanno causato l'odio verso tutti coloro che crede abbiano questi comportamenti. Kenneth Bianchi, un serial killer e membro degli Stranglers Hillside, è stato preso in giro da bambino perché aveva urinato nei pantaloni e aveva sofferto di tosse, e da adolescente è stato ignorato dai suoi coetanei. Da questi recenti studi risulta che gli individui precedentemente coinvolti in un'infanzia violenta, che ha avuto ricadute dal punto di vista mentale ed emotivo a causa di queste esperienze, possono in seguito usare a loro volta comportamenti violenti e provocare altre vittime. Il comportamento violento che viene messo in atto da questi cosiddetti "serial killer" o uccisori seriali consente a questi individui di "fuggire" dal loro passato, dal quale si sentono intrappolati e deboli, e di prendere il controllo sulle loro vittime innocenti. La loro psicopatia è il risultato dell'eliminazione, almeno parziale, delle emozioni e dei sentimenti. Tuttavia, se curate, queste persone possono tornare ad una certa normalità.

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