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Streptococchi

 

Per quanto ne sappiamo, non esiste un qualcosa definibile come "malattia buona", ma alcune sono certamente peggiori di altre. Anche se una delle possibili ragioni dell'esistenza delle malattie infettive riguarda la "necessità ecologica", che comporta la diffusione di agenti patogeni che si evolvono in modi sempre più efficienti, non ci sono ragioni evidenti per cui alcuni di essi siano in grado di provocare delle morti orribili ai loro ospiti. Si potrebbe pensare che, per un agente patogeno, sia importante mantenere in vita il suo ospite il più a lungo possibile, per contagiare più persone. Invece no. Sembra quasi che un mostro sadico si sia seduto ed abbia progettato queste malattie per infondere la maggior quantità di terrore possibile nelle popolazioni. Qui di seguito è riportato un elenco di alcune delle malattie infettive più pericolose, spesso mortali e a volte molto sgradevoli.

 

Ebola

Il virus Ebola è altamente contagioso, e vi sono prove che può diffondersi attraverso l'aria, oltre che per mezzo dei liquidi biologici. Non ci sono trattamenti specifici, anche se esistono delle cure che funzionano in molti casi, e non esiste un vaccino perfettamente funzionante. In alcuni focolai di questa malattia infettiva, c'è una quantità di morti agonizzanti al di sopra del 90%. Per queste ragioni il virus Ebola "trionfa" su altre malattie infettive, e potrebbe diventare l'agente patogeno più letale del pianeta. In realtà, l'Ebola è un gruppo costituito da più virus, tutti nativi dell'Africa Centrale. I primi noti sono stati segnalati nella metà degli anni 1970, e sembrava che fossero legati al gusto locale per la carne di animali selvatici, vale a dire la fauna selvatica autoctona. Una delle cose maggiormente preoccupanti riguardo al virus Ebola e che non si sa con certezza da dove provenga. Si presume che ci sia un serbatoio naturale di questo virus all'interno di alcune popolazioni animali, ma la specie esatta è sconosciuta, anche se si sono fatte delle ipotesi. L'infezione di Ebola inizia con dolori praticamente ovunque, comprendenti sofferenza muscolare ed alle articolazioni, crampi e mal di testa. Solitamente sono presenti anche varie eruzioni cutanee. L'Ebola interferisce con i meccanismi di coagulazione del sangue, e per questo motivo possono manifestarsi emorragie da ogni orifizio. La morte, in genere, è causata da insufficienza multiorganica e da necrosi dei tessuti interni. Sorprendentemente, coloro che sopravvivono hanno un recupero completo. Vale la pena notare, però, che il virus Ebola può essere trasmesso anche per mezzo dello sperma fino a 12 settimane dopo l'infezione. Nell'epoca successiva alla Guerra Fredda, nessun governo si è preso la responsabilità di trasformare l'Ebola in un'arma biologica. Tuttavia, il suo grande potenziale di causare morte ha fatto classificare il virus Ebola come un possibile agente di bioterrorismo.

 

Peste bubbonica

Se c'è una malattia in grado di provocare autentico terrore, questa è la Peste bubbonica. Nel Medioevo era chiamata Morte Nera, ed in Europa uccise circa 100 milioni di persone, nel corso di varie epidemie. Altre epidemie ci furono nei secoli precedenti e posteriori, fra cui una nel sesto secolo, che uccise 50 milioni di persone in tutto l'impero romano. La Peste bubbonica è causata da un batterio che si diffonde per mezzo delle pulci dei ratti, e purtroppo uccide anche questi animali. I sintomi iniziano in un periodo compreso fra due e cinque giorni dal morso, ed inizialmente le ghiandole linfatiche più vicine al morso delle pulci si gonfiano, da cui la definizione "bubbonica". Ulteriori sintomi includono crampi, convulsioni, emorragia e vomito. Può esserci anche cancrena alle estremità, che annerisce le dita delle mani e dei piedi, nonché il naso, da cui il nome di Morte Nera. Nelle ultime fasi della malattia ci può anche essere un estremo dolore, causato dalla pelle in decomposizione sulla persona vivente. Il batterio responsabile della Peste bubbonica è chiamato Yersinia pestis, esiste ancora e a volte sono segnalati dei casi sporadici. La più recente epidemia risale al 1946, ma non è paragonabile alle grandi piaghe del passato, definite anche "pestilenze". La notizia relativamente buona è che ora può essere trattata se gli antibiotici sono somministrati entro 24 ore, altrimenti il tasso di mortalità è superiore al 60%. Naturalmente i militari non si sono lasciati sfuggire la possibilità di usare, nel passato, qualcosa di così terrificante come la Peste bubbonica. Si tratta infatti di una delle prime armi biologiche che siano mai state usate. In particolare, nel quattordicesimo secolo i cadaveri delle persone che si erano ammalate venivano a volte catapultati oltre le mura delle città assediate. I giapponesi, inoltre, hanno usato questa malattia come arma contro i cinesi, durante la Seconda Guerra Mondiale.

 

Vaiolo

Il Vaiolo è una delle più terribili malattie che l'umanità abbia dovuto affrontare, per molto tempo. Il sintomo classico è rappresentato dalle pustole piene di fluido che riempiono il corpo. Queste non sono limitate alla pelle, ma possono formarsi anche in bocca e nella gola. I più antichi segni di questa malattia risalgono al 10.000 A.C. Solo dal 1800 in poi, è stata responsabile di oltre 300 milioni di morti. Anche se il tasso di mortalità è solo di un terzo circa delle persone colpite, la maggior parte dei sopravvissuti presenta cicatrici ed altre complicazioni, fra cui la cecità. Il numero di morti, però, è alto perché il vaiolo è molto contagioso. Il tasso di mortalità dipende dal corso che prende la malattia. Delle quattro forme di Vaiolo, quella emorragica è solitamente fatale. In questo caso non c'è formazione di vesciche sulla pelle, ma si formano delle emorragie al di sotto di essa, dando alla cute un colorito scuro, da cui il nome di "Vaiolo Nero". Questa forma uccide in circa sei giorni. La buona notizia è che il Vaiolo è stato ufficialmente debellato. Il mondo è libero dal Vaiolo dal 1976, e l'ultimo caso si è registrato in Bangladesh, in cui purtroppo è stato colpito un bambino di due anni di nome Rahima Banu. Naturalmente, anche il potenziale bellico del Vaiolo è stato riconosciuto dai militari. Inizialmente è stato utilizzato dagli inglesi nel 1789 contro gli aborigeni australiani. Trasformato in arma biologica vera e propria dai Sovietici durante la Guerra Fredda, ora esiste solo nei laboratori. Una preoccupazione corrente riguarda il fatto che il genoma del virus del Vaiolo possa essere riprogettato ed inserito in virus simili ad esso.

 

Rabbia

La Rabbia è invariabilmente fatale se è non trattata entro poco tempo da un morso, che è la più comune forma di contagio. Se il trattamento medico avviene dopo che iniziano a mostrarsi i sintomi, c'è una probabilità di sopravvivenza dell'8%. In tutto il mondo, la Rabbia uccide circa 55.000 persone l'anno, per lo più in Africa e in India. La Rabbia infetta tutto il sistema nervoso centrale, ma la morte sopravviene quando la malattia danneggia infine il cervello. I sintomi includono dolore acuto, movimenti violenti, eccitazione e mania incontrollate e idrofobia. Questo avviene quando il paziente avverte del panico quando gli sono dati dei liquidi da bere, anche quando ha sete, e questo fa scattare degli spasmi dolorosi ai muscoli della gola. Forse il sintomo più noto è però la schiuma alla bocca, causata da un'eccessiva produzione di saliva. Il periodo d'incubazione della Rabbia varia da pochi giorni a diversi anni. Purtroppo, una volta che iniziano i sintomi, la morte avviene entro due o dieci giorni. La Rabbia può essere trasmessa da qualsiasi animale a sangue caldo, ma nella stragrande maggioranza dei casi l'origine è il morso di un cane, se infetto.

 

MRSA o fascite necrotizzante

La MRSA è causata da una forma di batterio Staphylococcus aureus resistente alla meticillina, e per la medicina moderna rappresenta un serio problema. Il cosiddetto "Superbug" ha la capacità di farci tornare indietro ai tempi del Medioevo, quando i contadini erano afflitti da ogni sorta di bolle ed orribili malattie della pelle. Tuttavia, la MRSA è molto più che un'infezione della pelle, e può uccidere in 24 ore. Ci sono vari ceppi di MRSA, più o meno virulenti, ma hanno tutti una cosa in comune: sono resistenti ad una vasta gamma di antibiotici, fra quelli più comunemente usati. In teoria, questi batteri dovrebbero produrre gli stessi sintomi di una tipica infezione da stafilococco, e per la maggior parte del tempo è così. Tuttavia, non sono facilmente eliminabili, ed in molti casi questi batteri sono molto più patogeni dei loro parenti non resistenti. Le condizioni cliniche associate alla MRSA includono: 1) Fascite necrotizzante: una condizione che colpisce gli strati più profondi della pelle. 2) Sindrome da shock tossico: un'infezione sistemica che può essere fatale. 3) Polmonite necrotizzante: infezione ai polmoni. 4) Osteomielite: infezione ossea dolorosa. 5) Sepsi: infezione potenzialmente mortale della circolazione sanguigna. 6) Endocardite: infezione del cuore. La MRSA può infettare efficacemente il corpo umano, e gli antibiotici disponibili ed efficaci contro questo tipo d'infezione sono pochi. La resistenza di questi batteri sta aumentando, ed alcuni prevedono che l'era antibiotica stia volgendo al termine, anche per via del loro uso eccessivo.

 

Colera

Il colera è una delle malattie più infettive, e passa facilmente attraverso il cibo e l'acqua contaminati. Storicamente, è noto per il suo alto tasso di mortalità; ai giorni nostri uccide certamente di meno, ma il totale di persone che muoiono ogni anno per questa malattia è comunque alto: circa 120.000. Nelle ultime epidemie sono comunque morte milioni di persone. Il colera uccide poiché causa una rapida disidratazione, e l'agente patogeno responsabile di questa malattia è un batterio dotato di flagello. I sintomi sono vomito e diarrea continui. Una stima suggerisce che i pazienti sono in grado di produrre fino a 20 litri di diarrea al giorno. Quello che è tragico, oltre a tutto ciò, è che questa malattia si può curare molto a buon mercato mediante fluidi ed elettroliti. Se viene trattata, infatti, questa infezione causa solo l'1% di decessi, ma per quanto riguarda i casi non trattati questo numero sale al 60%. I ceppi più virulenti di colera possono uccidere anche in sole due ore, se il paziente non è curato mediante idratazione ed antibiotici.

 

Antrace

L'antrace è un'infezione batterica che nella maggior parte delle forme è letale. Ci sono tre modi con cui una persona può essere infettata, e sapere questo è molto importante quando la malattia progredisce. La maniera più letale è l'inalazione che, se non trattata, è invariabilmente fatale. Se trattata mediante antibiotici, porta ad una sopravvivenza del 50%. L'antrace può essere ingerito, spesso attraverso carne infetta. I primi sintomi di questa forma d'infezione includono vomito con sangue e forte diarrea. Se questo tipo d'infezione viene curato, il tasso di mortalità varia da 25% al 60%. Infine, i batteri possono diffondersi attraverso lesioni cutanee. Questo provoca delle ulcere e può causare l'infiammazione di tutto l'arto interessato. Tuttavia, la morte è rara in quanto l'agente patogeno non può penetrare oltre la pelle. L'antrace è mortale perché produce una "tossina letale", anche se non è effettivamente mortale fino a quando non si unisce ad altre molecole prodotte dal corpo. A quel punto causa una distruzione tissutale su larga scala ed emorragia, con sangue scuro e coaguli espulsi attraverso gli orifizi del corpo. La morte arriva nel giro di pochi giorni oppure può impiegare un paio di settimane. L'antrace è un'infezione rara, ma non è stata consegnata ai libri di storia. Negli ultimi anni sono stati segnalati due casi negli Stati Uniti e nel Regno Unito. In questi due casi, l'infezione è arrivata per mezzo di pelli di tamburo provenienti da animali che erano stati contaminati da spore di antrace. L'aspetto più preoccupante che riguarda l'antrace, infatti, è che può produrre delle spore dormienti che possono sopravvivere fino a 100 anni. In Scozia, un'isola è stata resa inabitabile per 50 anni dopo che vennero eseguiti degli esperimenti che includevano l'uso di antrace da parte del governo britannico. L'isola ha avuto bisogno di essere decontaminata, prima che qualcuno potesse tornarvi. Sradicare le spore di antrace è molto difficile, ed il fuoco è una delle poche opzioni. Ovviamente, i militari sono stati attratti anche dall'antrace, e sia gli USA sia l'URSS hanno realizzato delle armi biologiche a base di questo batterio o della sua tossina. In Russia, 68 civili sono stati uccisi nel 1979 per via di un incidente avvenuto a Sverdlovsk, quando dell'antrace era accidentalmente uscito da alcuni armamenti. Anche il bioterrorismo è una possibilità concreta di uso di antrace, come quando vennero inviate per posta delle lettere contaminate negli Stati Uniti nel 2001. Altri batteri molto pericolosi, che producono tossine altamente tossiche, sono il tetano e il botulino.

 

Tubercolosi o TBC

La tubercolosi è altamente contagiosa, e si propaga facilmente attraverso l'aria per mezzo di goccioline, ad esempio prodotte da uno starnuto. La cosa sorprendente di questa malattia, provocata da un micobatterio, è che circa un terzo della popolazione mondiale è in realtà infetto. Fortunatamente, nella stragrande maggioranza dei casi questa patologia rimane latente, ed è probabile che gli interessati non lo sapranno mai. Solo un caso su dieci della malattia progredisce in maniera attiva e, se non trattata, ha un tasso di mortalità del 50%. Ogni anno la tubercolosi uccide 1,5 milioni di persone in tutto il mondo, e questo triste dato è secondo solo a quello riguardante la malaria, provocata da un protozoo. Questa malattia colipsce soprattutto i polmoni, ma può infettare qualsiasi parte del corpo. I sintomi iniziali più comuni sono tosse con sangue e perdita di peso. Con il progredire della malattia, vaste aree dei polmoni vanno incontro a necrosi. La tubercolosi extrapolmonare si verifica in circa il 20% dei casi, e le parti interessate sono il sistema nervoso, il sistema urogenitale e le ossa. In altri casi la tubercolosi può invadere anche il fegato e la milza, oltre che il cervello ed i polmoni, e questa condizione è particolarmente grave. Come ironia della sorte, la maggior parte dei danni provocati ai tessuti è causata dal sistema immunitario del corpo, che bombarda la zona infetta con un cocktail di sostanze chimiche. Anche se molti casi di tubercolosi sono ora curabili con antibiotici, stanno emergendo nuove forme resistenti in varie parti del mondo.

 

HIV / AIDS

Il virus che causa l'immunodeficienza infettiva o la sindrome da immunodeficienza acquisita (HIV / AIDS) distrugge in modo efficace le difese immunitarie del corpo, lasciandolo preda di altre malattie ed infezioni. Non ci sono ancora delle cure definitive o dei vaccini totalmente funzionanti, anche se la situazione è migliorata negli ultimi anni. Ad oggi, più di 30 milioni di persone sono morte di AIDS e 40 milioni sono attualmente infette. L'HIV aumenta la probabilità di contrarre infezioni come la tubercolosi, la toxoplasmosi e l'epatite, e facilita la possibilità che possano svilupparsi diverse forme di cancro. I nuovi trattamenti con farmaci antivirali hanno aumentato di molto l'aspettativa di vita delle persone con HIV. Tuttavia, è la natura in continua evoluzione di questo virus, che lo rende così difficile da combattere. Questo virus, infatti, s'inserisce nel DNA delle cellule del corpo, diventando parte del genoma. Non solo, ma si evolve rapidamente all'interno del corpo nella misura in cui gli alberi evolutivi possono derivare da virus provenienti da altre parti del corpo.

 

Influenza

Per la maggior parte delle persone, l'influenza è una malattia che ogni tanto viene contratta e che non è particolarmente pericolosa, anche se può essere molto fastidiosa e, talvolta, causare complicazioni. Tuttavia, l'influenza è stata responsabile di una delle pandemie più distruttive di tutti i tempi: l'influenza spagnola comparsa nel 1918 e nel 1919, che ha ucciso circa 100 milioni di persone. Attualmente, il particolare ceppo d'influenza denominato H1N1 ha causato diverse infezioni mortali, anche in persone giovani e in buona salute. Sembra che l'influenza, in realtà, faccia scatenare il sistema immunitario di un corpo sano contro se stesso, creando una "tempesta di citochine" che attacca i polmoni. Un esempio recente d'influenza balzato agli onori della cronaca è quello dell'influenza suina. Le comunità scientifiche hanno iniziato ad allarmarsi quando si è capito che questa infezione era una nuova variante del ceppo H1N1. Si sono verificati dei morti e sembrava particolarmente virulenta, ma è stato quasi niente in confronto all'influenza spagnola. Il più grande motivo per cui l'influenza può essere temuta è probabilmente la sua capacità di mutare e di formare nuovi ceppi, ed il fatto che questi virus possono combinarsi fra di loro. Il maggiore di questi timori è che un ceppo super-virulento possa combinarsi con un ceppo altamente trasmissibile. Questo potrebbe accadere anche fra diverse specie, come nel caso dell'influenza aviaria H5N1, potenzialmente letale. Attualmente, l'influenza aviaria non è in grado di diffondersi da persona a persona, tuttavia una mutazione genetica potrebbe aprire la strada ad una grave epidemia. Un'altra grave quanto pericolosa malattia virale, che colpisce il fegato, è l'epatite B e C. Il tipo C ha attualmente un alto tasso di mortalità, anche se recentemente sono stati realizzati dei potenti quanto costosi farmaci per contrastarla in maniera efficace. La variante B si trasmette generalmente attraverso gli alimenti, e la C attraverso il sangue infetto.

 

Dispositivi Di Protezione Individuale O DPI


I Dispositivi di Protezione Individuale o DPI svolgono un ruolo fondamentale nella prevenzione delle infezioni in ambito sanitario. Un aspetto interessante della questione è che, andando indietro nel tempo, si scopre che i mezzi per proteggere gli operatori sanitari da possibili infezioni rappresentano un concetto plurisecolare. Si pensa che i DPI abbiano avuto origine durante la Prima Guerra Mondiale, in cui si fece uso di armi chimiche. L'utilizzo di respiratori permise a molti soldati di proteggersi dalle sostanze chimiche tossiche. Tuttavia, andando ancora più indietro nel tempo, pare che l'inventore dei primi respiratori sia stato Leonardo Da Vinci, nel sedicesimo secolo. Oggi, queste tecnologie di protezione delle vie respiratorie sono standardizzate e molto più affidabili. Ad esempio, la maschera respiratoria N95, utilizzata in ambito sanitario, permette agli operatori sanitari di curare i pazienti affetti da tubercolosi polmonare o da altre malattie trasmissibili per via aerea.

Per quanto riguarda gli abiti protettivi ed i guanti, l'utilizzo su larga scala risale solo agli anni 1970, anche se naturalmente erano impiegati anche prima, così come la pratica standardizzata inerente l'uso delle camere d'isolamento. A partire dai primi anni 1980, sono emersi nuovi agenti patogeni particolarmente pericolosi, fra cui batteri resistenti agli antibiotici e virus come l'HIV. Proprio a partire dalla triste diffusione di quest'ultimo agente infettivo, l'utilizzo dei DPI è stato intensificato e, nel 1985, sono state introdotte le cosiddette "Precauzioni Universali" o PU, comprendenti nuove strategie per prevenire la trasmissione d'infezioni per mezzo di aghi, taglienti ed agenti contaminanti che possono venire a contatto con la pelle o gli occhi. L'uso tradizionale dei camici e dei guanti si è ampliato, includendo vari tipi di occhiali per prevenire l'esposizione a virus e batteri che possono attraversare le membrane mucose. Anche i dispositivi per la rianimazione e la respirazione artificiale sono stati migliorati, sotto questo punto di vista.

In linea di massima, la vigilanza da parte dei Servizi di Sicurezza e Protezione presenti nelle Strutture Sanitarie, la formazione professionale continua, l'osservazione diretta delle linee guida, il monitoraggio, la documentazione scritta di conformità dei dispositivi e le sanzioni per il mancato rispetto delle direttive sono delle componenti chiave per un buon programma di protezione dalle infezioni. Anche le segnalazioni da parte del personale sanitario in merito ai DPI sono importanti, come nel caso di dispositivi scomodi o che provocano allergie. Camici ed abiti particolari non impermeabili, facilità di usura, guanti in lattice o in nitrile, occhiali riutilizzabili o meno, visiere riutilizzabili o monouso, con o senza maschere collegate, etc. Questi sono solo alcuni esempi delle possibili problematiche o variabilità connesse ai DPI, ma le osservazioni riguardo a tutto ciò possono essere molto utili, soprattutto se correttamente e tempestivamente segnalate.

Un esempio di mancato utilizzo di DPI appropriati riguarda quanto accaduto negli Stati Uniti, a Dallas, nel 2014. Nel mese di ottobre del 2014, una persona affetta da virus Ebola, contratto in Africa Occidentale, entrò negli Stati Uniti e morì in un ospedale di Dallas. Per via di una cattiva linea di comunicazione riguardante la prima visita medica al dipartimento di emergenza, il paziente non venne identificato come una possibile vittima di Ebola, e di conseguenza l'uso dei DPI era ridotto al minimo. Venne dimesso e poi tornò in ospedale, dove morì. Come risultato dell'esposizione all'agente patogeno, due infermiere contrassero la malattia, per poi essere adeguatamente curate in ospedali designati per il trattamento dei pazienti affetti da questa patologia infettiva. Questo incidente ha tristemente messo in risalto non solo l'importanza dell'utilizzo dei DPI, ma anche dell'appropriatezza di tale impiego in base alla gravità delle varie situazioni cliniche.

In conclusione, i DPI si sono certamente evoluti nel corso dei secoli, anche perché le cause di molte malattie infettive non erano affatto chiare. Inoltre, sono aumentate anche le esigenze riguardanti particolari tipi di assistenza sanitaria, rendendo il tutto più impegnativo. A prescindere dalla tipologia delle varie Strutture Sanitarie, è importante che i DPI vengano utilizzati in modo efficace. Per ottenere i massimi benefici occorre: seguire le linee guida e gli standard riconosciuti a livello nazionale ed internazionale per la prevenzione della trasmissione delle malattie da operatore sanitario a paziente, da paziente ad operatore sanitario e da paziente a paziente; assicurarsi che le strutture seguano delle direttive basate sulle evidenze e provenienti da enti ufficiali o accreditati; fornire agli operatori sanitari il necessario orientamento, la formazione, gli strumenti e le forniture per utilizzare al meglio i DPI; ascoltare le preoccupazioni riguardanti la scelta e l'uso dei DPI da parte degli operatori sanitari; monitorare la conformità e l'utilizzo dei dispositivi di protezione individuale, sviluppando anche un piano d'azione per gli operatori sanitari non conformi; essere precisi riguardo alla conformità della documentazione e delle azioni intraprese per dimostrare che la struttura ha un atteggiamento serio nei confronti dell'utilizzo dei DPI.

Per quanto riguarda la situazione sanitaria torinese, in merito alle patologie trasmissibili causate da vari tipi di microrganismi, è doveroso citare l'Ospedale Amedeo di Savoia di Torino, che fa parte dell'ASL Città di Torino ed è ora un Nuovo Polo Sanitario Territoriale. Questa Struttura Sanitaria è stata classificata dalla Regione Piemonte come Centro di Riferimento per la gestione e la cura delle malattie infettive, soprattutto delle più pericolose e contagiose, con l'Ospedale Infantile Regina Margherita per quanto riguarda i casi pediatrici. Questi ospedali dispongono di speciali camere d'isolamento e delle più recenti tecnologie in fatto di farmaci e dispositivi di sicurezza individuali o DPI per il personale sanitario, nonché di appositi mezzi per il contenimento ed il trasporto dei pazienti. Un esempio dell'importanza di tale Struttura Sanitaria dell'ASL Città di Torino è il fatto che, ad esempio, in caso di contaminazione di un operatore sanitario nello svolgimento del suo lavoro, in qualunque parte della città si trovi, viene immediatamente portato all'Amedeo di Savoia. Questo avviene nell'eventualità in cui si sospetti un contagio da parte di virus particolarmente pericolosi come l'HIV, l'Epatite C od altri agenti patogeni, ad esempio di natura batterica. In ambito ospedaliero, contagi di questo tipo sono piuttosto rari, ma non impossibili, dal momento che basta un semplice schizzo di sangue infetto negli occhi a far scattare l'allarme, un evento che può ad esempio accadere nel corso di un prelievo ematico o di una trasfusione. Entro un tempo massimo di circa 4 ore, inoltre, la persona interessata deve sottoporsi ad uno speciale trattamento farmacologico prima che il virus penetri nelle cellule, come nel caso dell'HIV.

 

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