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Operatori Sanitari

 

Lungo i millenni si sono succedute moltissime tipologie di Professioni Sanitarie, dagli "stregoni" e "guaritori" ai "cerusici" delle epoche più recenti, a volte protagonisti di opere narrative di vario tipo. Naturalmente, l'aspetto spirituale che riguarda la malattia e tutto ciò che essa comporta rimane, soprattutto per via delle cause profonde di alcuni tipi di malassere, nonché per le testimonianze autentiche di numerosi miracoli avvenuti lungo i secoli in tuttà la cristianità. Dal punto di vista prettamente tecnico-scientifico e psicologico, gli Operatori Sanitari sono coloro che seguono le persone affette da un qualche tipo di patologia o evento traumatico lungo tutto il percorso della malattia, pur con ruoli e punti di vista diversi: dai primi sintomi, all'acuzie, alla cura o trattamento, fino alla guarigione, alla convalescenza ed al recupero o, putroppo, alla "cronicizzazione". Solo da un numero di anni relativamente piccolo, inoltre, si può anche avere un periodo di "osservazione" più o meno attiva, anche a scopo di studio, definito oggi con il termine anglosassone "follow-up". Ad ogni modo, per la maggior parte degli Operatori Sanitari, non si tratta solo di esercitare un lavoro o una professione, ma anche di compiere in qualche modo una "missione". Perché? Ogni mestiere ha la sua importanza, ma curare e, possibilmente, guarire le persone è sicuramente un nobile scopo, quindi il termine "missione" pare veramente corretto. Non solo le persone hanno diritto alle cure, ma anche gli animali, se possibile, ovviamente e soprattutto dal punto di vista dei veterinari e dei padroni dei nostri amici più piccoli o più grandi, a seconda dei casi.

L'elenco delle Professioni Sanitarie e delle tipologie di Operatori Sanitari, comunque assimilabili alle prime, è senz'altro piuttosto lungo. Proviamo comunque a compilarne una lista: c'è il medico, il dentista o odontoiatria, il farmacista, gli infermieri (per la maggior parte donne, come si sa), i medici che svolgono soprattutto attività di tipo chirurgico, i preparatori atletici, i tecnici (chirurgia, radiologia, neurofisiopatologia, analisi chimiche e biologiche, protesi, odontoprotesi, etc.), gli ostetrici ed ostetriche, gli OSS o operatori socio-sanitari, gli OSA o operatori socio-assistenziali,  gli psicologi, i fisiatri, i logopedisti, i medici specializzati in terapia intensiva ed anestesia, i paramedici... Insomma, una complessa varietà di figure professionali che, sempre più spesso, lavorano in sinergia.

Queste persone lavorano solitamente in ospedali, cliniche, case di cura, case di riposo per anziani, caserme, scuole, in occasione di eventi drammatici o di calamità naturali, ma anche nel campo dell'istruzione superiore ed universitaria, della ricerca medico-scientifica e dell'amministrazione della Sanità Pubblica e privata. Tuttavia, soprattutto per quanto riguarda le Strutture Sanitarie di riferimento per Comuni e Regioni, come quelle facenti parte dell'ASL di Torino, alle figure citate si aggiungono gli impiegati amministrativi, i gestori dei servizi sanitari, i tecnici informatici e di ingegneria clinica, il personale che si occupa delle pulizie e della ristorazione, gli specialisti della sicurezza, etc. Tutte figure professionali che non sono solo di supporto, ma spesso sono anche di grande importanza per far sì che la macchina della Salute Pubblica e privata proceda senza troppi intoppi.

Naturalmente, "al di sopra" di queste persone vi sono politici di vario tipo e livello, i quali dettano comunemente alcune "regole" per far andare avanti il tutto, attenti alle necessità dei tempi, ai bilanci economici ed alle mutevoli aspettative della cosiddetta "opinione pubblica".

I migliori professionisti della sanità devono almeno in parte possedere delle particolari doti o qualità, innate o acquisite. Ad esempio, dovrebbero essere dei buoni comunicatori, avere una buona dose di pazienza ed autocontrollo, essere in grado di ascoltare veramente i pazienti, avere una certa empatia, sapere effettuare delle diagnosi accurate, essere altruisti, essere attenti a capire "cosa non va" in una determinata struttura o "cosa si potrebbe fare" per migliorarne le attività, nonché, eventualmente, la sicurezza degli operatori stessi, dei pazienti, degli ambienti e delle strumentazioni. A tutto ciò si aggiungono alcune qualità morali che - per amore o per forza - gli operatori sanitari dovrebbero avere: onestà, integrità, onore ed amore per i pazienti e la scienza medica. Ovviamente, tutti coloro che svolgono una professione sanitaria, a tutti i livelli, conoscono bene la regola del "non farsi fagocitare dal lavoro e dalle tristi condizioni in cui versano alcuni pazienti". In pratica, per lavorare bene in questo settore, occorre anche una certa dose di "freddezza professionale", sia per non emozionarsi troppo di fronte a casi particolarmente gravi, sia per poter affrontare pazienti, parenti ed amici che, a volte, risultano un po' "molesti".

Per quanto riguarda la carriera accademica, scuole mediche, università e centri di ricerca sono solitamente interessati ad assumere e supportare persone appassionate e che abbiano una certa esperienza pregressa in campo sanitario, anche sotto forma di volontariato, che siano disposte a partecipare a corsi di formazione, che abbiano una certa attitudine alla "leadership", dimostrabile anche su se stessi sotto forma di lavoro volontario, attività d'insegnamento, di ricerca ed altro. La carriera accademica richiede persone che abbiano una buona comprensione di cosa significhino e di cosa rappresentino l'insegnamento e la ricerca in tali ambiti dello scibile umano. In particolare i medici, qualunque sia la loro specializzazione, devono mostrare un comportamento etico, che non significa "buonismo", ma rispetto dei valori della vita in generale ed umani in particolare; devono inoltre avere anche un po' di umiltà: quando s'imbattono in qualcosa che va al di là delle proprie conoscenze o forze, è bene che chiedano l'aiuto dei colleghi o dei superiori.

I medici devono aderire ai codici ed alle norme mediche formali (provenienti dallo Stato e dalle varie Strutture Sanitarie) ed informali, nonché rispondere in prima persona del comportamento etico altrui, nel caso in cui vengano a conoscenza di fatti particolarmente gravi. I medici, per quanto possibile, devono cercare di mettere a proprio agio i pazienti, mantenere il segreto professionale nell'ambito delle Leggi vigenti, saper capire quando un paziente soffre veramente, avere una buona capacità di ascolto, sapere dare tempo al paziente di spiegare la sua situazione, nonché informare le persone in maniera semplice e chiara riguardo alle loro condizioni, soprattutto in caso di patologie o disturbi complessi o "delicati". I bravi medici si mantengono aggiornati e cercano di lasciare un buon margine decisionale alle persone che assistono, hanno un'affinata abilità di risoluzione dei problemi, non hanno timore di ammettere quando non sanno qualcosa, al fine d'informarsi meglio o, come accennato, di chiedere l'aiuto di un altro medico.

Per quanto riguarda le infermiere e gli infermieri, una caratteristica fondamentale che dovrebbero possedere è la compassione, che non è solo il "provare pena per qualcuno", ma sapersi dare proattivamente in caso di bisogno altrui, ed il capire le sensazioni di uomini e donne che sanno di essere in difficoltà e, a volte, anche in pericolo di vita. Andando oltre il "capire" c'è l'empatia, ossia la capacità di "mettersi nei panni degli altri". Non tutte le persone, anche "brave", sono empatiche, ma con l'esperienza ci si può arrivare. In alcuni casi, tuttavia, l'avanzare degli anni può al contrario far indurire il cuore e la mente del personale infermieristico, e questo dev'essere attentamente evitato, anche se le circostanze della vita possono procurare il rischio di trovarsi in questa situazione. Una brava infermiera non ha solo una buona dose di altruismo e, naturalmente, di preparazione professionale, ma anche una spiccata auto-consapevolezza, che è la comprensione verace ed interiore delle proprie capacità e dei propri limiti. Gli infermieri e le infermiere, inoltre, dovrebbero avere una certa sete di conoscenze teoriche e pratiche, soprattutto per quanto riguarda le Coordinatrici o Coordinatori Infermieristici, le "Capo Sala", insomma. I Dirigenti Infermieristici dovrebbero leggere articoli e libri di economia sanitaria, di teoria della leadership, riviste mediche e scientifiche, ottenere certificazioni di vario tipo, soprattutto grazie ad attività formative e di aggiornamento, aiutare nella formazione delle "nuove leve", seguire criticamente i cambiamenti del costume e della politica dello Stato di cui sono cittadini, avere rapporti con le organizzazioni sindacali ed eventualmente con alcune figure politiche, se necessario. Attualmente, le mutevoli condizioni economiche e sociali di Paesi come l'Italia influenzano senza dubbio anche il settore sanitario, ma gli Operatori Sanitari devono sempre avere bene in mente il benessere dei pazienti, la qualità del servizio che offrono e delle loro doti personali e, perché no, della loro missione. Piccola nota conclusiva: all'interno di una bacheca che si trova appesa al muro di un corridoio dell'Ospedale Martini dell'ASL di Torino, è possibile leggere la seguente scritta: "Se salvi una vita sei un erore, se salvi cento vite sei un infermiere."

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