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San Giovanni Bosco, noto Santo Sociale torinese, non fu solo uomo d'azione che trasse in salvo dalla strada e dalla criminalità i giovani emarginati di questa città e che fondò numerose Missioni e la Basilica di Maria Ausiliatrice, ma anche uomo di profonda preghiera, contemplazione ed unione mistica con Dio. Una particolare "coincidenza" con quanto detto è rappresentata dal fatto che nel mese di marzo del 2017, presso l'Ospedale San Giovanni Bosco dell'ASL Città di Torino, è stata inaugurata la "stanza del silenzio", una camera appositamente dedicata alla preghiera, alla spiritualità e alla riflessione silenziosa, fruibile dai degenti, dai loro parenti, dal personale sanitario ed amministrativo, nonché da tutti coloro che desiderano avere un momento di pace in quest'ambito particolarmente impegnativo, sia dal punto di vista fisico sia dal punto di vista psichico. La parola "psiche", in greco, significa infatti "anima" e "farfalla". Questo luogo è privo di simboli religiosi, ossia appartenenti ad un particolare credo, al fine di preservare la dignità di ogni religione, anche se naturalmente la maggior parte dei frequentatori di quest'area speciale sono cristiani, ossia discepoli più o meno convinti del Signore Gesù Cristo, vero Dio e vero Uomo. Tornando al famoso Santo, può essere utile leggere qui di seguito alcune riflessioni riportate nel libro "Aprirci a Dio", scritto dalla religiosa Lina Dalcerri F.M.A. (Figlie di Maria Ausiliatrice).

Silenzio

 

Nella vita di San Giovanni Bosco, la preghiera aveva sempre il primato: la Messa, l'ufficio divino, la meditazione, la lettura spirituale, il rosario, le visite a Gesù Sacramentato scandivano le sue giornate, orientandole verso Dio. Afferma ancora D. Ceria: "Non sempre neppure coloro che scrissero delle cose sue penetrarono il suo intimo spirito di preghiera" perché "pochi uomini furono così straordinari sotto così ordinarie apparenze. Nelle cose grandi come nelle piccole, sempre la medesima naturalezza, che di primo tratto non rivelava in lui nulla più di un buon prete."
Erano chiari a tutti però: "il rispetto, l'amore e la stima per ogni atto di culto, per ogni pratica devota, approvata, promossa, raccomandata dalla Chiesa." Amò in particolare gli Esercizi Spirituali, "li amò per gli altri, li amò per se stesso (...) Finché le circostanze non glielo vietarono, saliva ogni anno al romito santuario alpino si Sant'Ignazio sopra Lanzo Torinese, dove nella solitudine e nella pace dei monti confortava lo spirito con la preghiera e la meditazione delle verità eterne."

D. Cerruti ce lo presenta nei suoi due ultimi anni di vita: "seduto sul suo povero sofà, in luogo talvolta semioscuro, perché i suoi occhi non patissero il lume, pure sempre tranquillo e sorridente con la sua corona in mano, le labbra che articolavano giaculatorie e le mani che si alzavano di tratto in tratto a manifestare nel loro nudo linguaggio quell'unione e intera conformità alla volontà di Dio, che per la troppa stanchezza non poteva più esternare a parole." E concludeva: "Quanto a me, sono intimamente persuaso che la sua vita negli ultimi anni, soprattutto, fu una preghiera continua a Dio (...) Lo trovavamo sempre come uno che attende alla più profonda meditazione."

Questo spiega quanto ci racconta il Servo di Dio D. Rinaldi: "Recandomi a far visita a Don Bosco nell'ultimo anno, anzi negli ultimi mesi della sua vita e desideroso di fare ancora da lui la mia confessione, lo pregai di volermi ascoltare. Sapevo bene che era stata fatta proibizione a tutti di recarsi da Don Bosco per le confessioni: ma io pensai che avrei trasgredito l'ordine regolandomi come ora dirò: 'Ella non deve stancarsi, dissi a Don Bosco, non deve parlare; parlerò io, lei poi mi dirà una sola parola' (...) Il buon padre, dopo che mi ebbe ascoltato, mi rivolse proprio una parola: meditazione! Null'altro. Egli si accontentò di quella, non certo, io credo, per assecondare la domanda da me espressa, ma per accentuare la raccomandazione, il consiglio, per fermare la mia attenzione sull'importanza di ciò che desiderava da me. Non aggiunse proprio nulla, nessuna spiegazione, nessun commento. Una sola parola: meditazione! Ma quella parola per me valeva più che un lungo discorso. E dopo tanti anni mi pare ancora di vedere il padre in quell'atteggiamento di santo e tranquillo abbandono e di sentirlo ripetere sommessamente: meditazione!".

Questa è l'impressione che accompagnò D. Rinaldi tutta la vita e da cui fu spinto a intensificare, con la parola e con gli scritti, la vita interiore dei Salesiani e delle Figlie di Maria Ausiliatrice.

Nell'imminenza della morte, infatti, fissava ancora con mano stanca questa nota, testimonianza di un Santo a un altro Santo: "Tutto rivela il lavorio incesante di Don Bosco per coltivare la vita spirituale... Meditazione!"

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