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ASL Torino Via San Secondo 29

 

L'ASL Città di Torino dispone delle seguenti Strutture Sanitarie:

 

ASL Sede Centrale di via San Secondo 29

CUP Call Center: 840 705 007 da telefono fisso e 0115160666 da telefono cellulare

 

Ospedale Amedeo di Savoia - Birago di Vische - Ora Nuovo Polo Sanitario Territoriale

Corso Svizzera 164

Telefono centralino: 0114393111 - Fax: 0114393273.

Telefono URP Ufficio Relazioni con il Pubblico: 0114395815 - Fax: 0114395845.

 

Ospedale Maria Vittoria

Ingresso Principale: via Cibrario 72 - Ingresso Pronto Soccorso: corso Tassoni 46

Telefono centralino: 0114393111 - Fax: 0114393273

Telefono URP Ufficio Relazioni con il Pubblico: 0114395815 e 0114395820 Fax: 0114395845

 

Ospedale San Giovanni Bosco

Piazza del Donatore di Sangue 3

Telefono centralino: 0112401111 e 0112402210 - URP: 0112402415.

 

Ospedale Oftalmico Sperino - Ora Nuovo Poliambulatorio

Via Juvarra 19

Telefono centralino: 0115661566 - Fax: 0115666015

 

Ospedale Martini

Via Tofane 71

Telefono centralino: 01170951

 

ASL Territoriale in via Gorizia 114 - Telefono: 01170953514 e 01170953545

 

ASL Territoriale in via Monginevro 130 - Telefono: 01170954650

 

ASL Territoriale in corso Corsica 55 - Telefono: 0115665000

 

ASL Territoriale in via Farinelli 25 - Telefono: 0115664034 e 0115664050

 

Poliambulatorio di Lungo Dora Savona 24/26 - Circoscrizione 7

Telefono: 0112403782 e 0112403783 - Fax: 0112403712

 

Poliambulatorio di via Montanaro 60 - Circoscrizione 6

Telefono: 0112402549

 

Poliambulatorio di via Cavezzale - Circoscrizione 7

Telefono: 01183925215

 

Poliambulatorio di corso Toscana 151 - Circoscrizione 5

Telefono: 0117392864 / 4238 - Fax: 0114530401

 

Poliambulatorio di corso Toscana 108 - Circoscrizione 5

Telefono: 0114395500 e 0114395501

 

Poliambulatorio di Via Le Chiuse 66 - Circoscrizione 4

Telefono: 0114395114

 

Poliambulatorio di Via del Ridotto 3/9 - Circoscrizione 5

Telefono: 0114395600 / 5618

 

Poliambulatorio di via Pacchiotti 4 - Circoscrizione 4

Telefono: 0114395701

 

Poliambulatorio di via Silvio Pellico 28 - Circoscrizione 8

Telefono: 0116540213

 

Poliambulatorio di via Petitti 24 - Polo Odontoiatrico, CSM e SERT

Telefono: 0110587502 e 0110587538 - Fax 0115663318

 

RSA di via Gradisca 10

Telefono: 01170953141 - Fax: 01170953157

 

RSA di via Botticelli 130

Telefono: 0112467131

 

RSA di via Valgioie 39

Telefono: 011743957 - Fax: 0117741266

 

Poliambulatorio di via Spalato 14/15

Telefono: 01170954534 - Fax: 01170954518

 

Ambulatorio Infermieristico di via Alassio 36/E

 

Ambulatorio Infermieristico di corso Belgio 38

 

Ambulatorio Infermieristico di corso Casale 212

 

Ambulatorio Infermieristico di via Anglesio 29

 

Dipartimento di Salute Mentale Giulio Maccacaro - Circoscrizioni 4 e 5

 

Dipartimento di Salute Mentale Franco Basaglia - Circoscrizioni 6 e 7

 

CSM Centri di Salute Mentale o Ambulatori Psichiatrici:

 

CSM in via San Secondo 29 bis - Telefono: 0115662059 - Fax: 0115662023

 

CSM in via Gorizia 114 - Telefono: 01170953560 - Fax: 01170953561

 

CSM in via Negarville 8/28 - Telefono: 0115666901 - Fax: 0115666915

 

CSM in via Spalato 15

 

CSM in via Petitti 24 - Telefono: 0110587502 - Fax: 0115663318

 

CSM in via Montevideo 45

 

CSM in corso Francia 73 - Telefono: 0114334291 / 6129 - Fax: 0114332719

 

Centro di Salute Mentale di corso Lecce 43/A

Telefono: 011746467 - Fax: 011740092

 

Centro di Salute Mentale di corso Toscana 108

Telefono: 0114395500 / 5501

 

Centro di Salute Mentale e di Residenzialità di via Cardinal Massaia 11

 

Centro Diurno di Accoglienza e Terapie Riabilitative Psicosociali "Giorgio Bisacco" di via Bidone 26

Telefono: 0116508562

 

Ambulatorio Territoriale di corso Francia 332

Centro di Salute Mentale di corso Francia 332

Centro Diurno di Psichiatria di corso Francia 332

 

Centro Diurno di Psichiatria di via Borgaro 69

Telefono: 011218787

 

Centro Diurno di Psichiatria di via Sostegno 33

Telefono: 011712467 - Fax: 0114099641

 

Centro Diurno di Salute Mentale di via Leoncavallo 2

Telefono: 0112482856 / 853859

 

Ambulatorio Territoriale di Psichiatria e Infermieristico di Via degli Abeti 16

Telefono: 0112622124

 

Ambulatorio Territoriale di Psichiatria di corso Vercelli 15

 

Centro di Salute Mentale - Day Hospital di via Stradella 78 - Telefono: 011296632 - Fax: 011212961

 

Settore di Assistenza Psichiatrica Detenuti c/o Casa Circondariale via Pianezza 300

 

Ambulatorio Territoriale di via Leoncavallo 2

Telefono: 0112482856 / 853859

 

Ambulatorio Territoriale di corso Vercelli 15

Telefono: 011852496 / 2476313 - Fax: 0112476313

 

Ambulatorio Territoriale di via Paisiello 7

Telefono: 011280676 / 2474369 - Fax: 011852046

 

Ambulatorio Territoriale di Via degli Artisti 24

Telefono: 011837420 / 7987 - Fax: 0118600102

 

Ambulatorio Territoriale di Via degli Abeti 16

Telefono: 0112622095 / 4342 - Fax: 0112625158

 

Consultorio Familiare di via Maddalene 35/A

 

Consultorio Familiare di via Pacchiotti 4

 

Consultorio Familiare di Piazza Montale 10

 

Consultorio Familiare di via Michele Coppino 152

 

Consultorio Familiare di via Sospello 139/3

 

Consultorio Familiare di via degli Abeti 16

 

Consultorio Familiare di via Tamagno 5

 

Consultorio Familiare di Lungo Dora Savona 24

 

Consultorio Familiare di via Cavezzale 6

 

Centro Adolescenti di Via Moretta 55 bis 011 70958901

 

Obitorio Civico di Via Bertani 112/A vicino al Cimitero Parco

Telefono Segreteria: 011 4099664 - Fax: 0114099619

 

Centri Pediatrici e Familiari Multiculturali di via Monte Ortigara 95 e di via Ventimiglia 112

 

Sanità Penitenziaria di via Berruti e Ferrero 1/A - Psicologia dell'Età Evolutiva

Sanità Penitenziaria Minorile di via Berruti e Ferrero 3

Telefono: 0115664801 e 0116194263

 

Assistenza Farmaceutica Territoriale di via San Quintino 3

Telefono: 0115665453 - Fax: 0115665466

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ASL CITTÀ DI TORINO

OSPEDALE AMEDEO DI SAVOIA - BIRAGO DI VISCHE - ORA NUOVO POLO SANITARIO TERRITORIALE

OSPEDALE MARIA VITTORIA

OSPEDALE SAN GIOVANNI BOSCO

OSPEDALE OFTALMICO - ORA NUOVO POLIAMBULATORIO

OSPEDALE MARTINI

ALLERGOLOGIA

ANGIOLOGIA

CARDIOLOGIA

CHIRURGIA

DERMATOLOGIA

DIABETOLOGIA

EMATOLOGIA

DIETOLOGIA

ENDOSCOPIA

EPIDEMIOLOGIA

GASTROENTEROLOGIA

GERIATRIA

GINECOLOGIA

MEDICINA DELLO SPORT

MEDICINA LEGALE

MEDICINA NECROSCOPICA

NEUROPSICHIATRIA

OCULISTICA

ODONTOIATRIA

ODONTOSTOMATOLOGIA

ONCOLOGIA

ORTOPEDIA

OTORINOLARINGOIATRIA

PEDIATRIA

PNEUMOLOGIA

PSICHIATRIA

PSICOGERIATRIA

PSICOLOGIA

RADIOLOGIA

UROLOGIA

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Salute Privata

 

L'assistenza sanitaria pubblica è finanziata dalla collettività, ossia dai cosiddetti "contribuenti", e questo denaro soddisfa la maggior parte dei costi e delle esigenze sanitarie ed amministrative; il fondo è gestito dai rappresentanti della "cosa pubblica". Solitamente, questo avviene sotto forma di responsabilità democratica, ed il diritto di accesso alla sanità pubblica o statale (a volte definibile anche come "parastatale"), è fissato da regole, leggi e norme applicabili all'intera popolazione di uno Stato o di parti di esso (in Italia, le Regioni). In pratica, i fruitori dei servizi offerti dalla sanità pubblica, in teoria e spesso anche in pratica, sono coloro che contribuiscono al fondo stesso di cui beneficiano. Tuttavia, il Servizio Sanitario Nazionale, tranne in casi ben determinati (patologià, reddito, invalidità, etc.) applica il pagamento di un "ticket" per la maggior parte delle spese sanitarie (analisi diagnostiche, esami clinici, visite mediche, farmaci, etc.)

In termini generali, il fondo statale, che serve alle spese che deve sostenere la sanità pubblica, può essere una forma di fiducia senza scopo di lucro che paga secondo regole comuni stabilite dai membri di una Nazione o di un'insieme di Nazioni (come l'Unione Europea), o regolamentate da qualche altro tipo di forma democratica. In alcuni Paesi, questo fondo è controllato direttamente dal governo o da un'agenzia del governo, a beneficio dell'intera popolazione. Questo è il principale aspetto distintivo della sanità pubblica rispetto a quella privata, nella quale i diritti di accesso alle cure mediche sono soggetti ad obblighi contrattuali fra l'assicurato ed una compagnia di assicurazioni, che cerca di trarre profitto gestendo il flusso di fondi fra i finanziatori ed i fornitori di servizi sanitari.

Quando la tassazione è il mezzo primario di finanziamento dell'assistenza sanitaria, compresa l'assicurazione obbligatoria, tutte le persone aventi diritto di accesso alle cure ricevono lo stesso livello di copertura o trattamento, indipendentemente dalle condizioni finanziare o dai fattori di rischio; questa è un'altra diversità fra sanità pubblica e privata, nella quale si tiene conto dei fattori suddetti e di altre condizioni favorenti o penalizzanti.

La maggior parte dei Paesi più sviluppati ha un sistema sanitario parzialmente o totalmente pubblico. Molte di queste Nazioni, specie quelle industriali ed occidentali, hanno dei sistemi di assicurazione sociale basati sul principio della solidarietà sociale, che permettono di coprire gli oneri diretti della maggior parte delle spese sanitarie, almeno per quanto riguarda gli aventi diritto, finanziate dalla tassazione dei cittadini durante la loro vita lavorativa.

Fra i Paesi che possono disporre d'importanti finanziamenti pubblici per l'assistenza sanitaria, ci sono approcci diversi per il mantenimento dei servizi medici. I sistemi possono essere finanziati dalle amministrazioni pubbliche, come avviene in Italia e in Canada, o attraverso un sistema di previdenza sociale messo in atto dal governo, come accade in Australia, Francia, Belgio, Giapone e Germania, avente un bilancio separato con tasse e contributi ipotecari. Le percentuali dei costi delle cure possono inoltre variare: in Canada tutti i servizi ospedalieri sono pagati dal governo, in Italia si paga il "ticket" (a parte in alcuni casi, che comunque coinvolgono un grande numero di persone), in Giappone i pazienti devono pagare dal 10% al 30% dei costi per i ricoveri ospedalieri, e così via. Anche le tipologie dei servizi forniti dai sistemi pubblici variano. Ad esempio, in Belgio lo stato paga la maggior parte delle cure oculistiche ed odontoiatriche, mentre in Australia vengono pagate le prime ma non le seconde.

La medicina finanziata pubblicamente può essere amministrata e fornita dal governo, come nei Paesi dell'Europa del Nord, nel Portogallo, in Spagna e in Italia. In alcuni sistemi, tuttavia, pur essendo finanziata dal governo, la sanità si avvale di soggetti privati per l'assistenza e la cura, come in Canada. Le organizzazioni che forniscono delle assicurazioni sanitarie pubbliche non fanno necessariamente parte delle pubbliche amministrazioni, ed il loro bilancio può essere separato dal bilancio principale dello Stato. Alcuni sistemi non forniscono un'assistenza sanitaria di tipo "universale", limitando la copertura delle strutture sanitarie pubbliche. In alcuni Paesi, come la Germania, ci sono più organizzazioni che erogano assicurazioni pubbliche, legate ad un quadro giuridico comune. In altre Nazioni, come i Paesi Bassi, è consentita la partecipazione all'assistenza sanitaria a compagnie di assicurazione a scopo di lucro.

Uno studio effettuato ad Harvard nel 2009, pubblicato sull'American Journal of Public Health, ha rilevato che negli Stati Uniti ci sono più di 44.800 morti in eccesso ogni anno, a causa della mancanza di un'assicurazione medica. Più in generale, il numero totale di persone di questo Paese, assicurate o meno, morte a causa di mancanza di cure mediche, è stato stimato in un'analisi del 1997 a quasi 100.000 l'anno.

L'assistenza sanitaria privata vera e propria è fornita da Enti non appartenenti ad uno Stato. Questa terminologia è utilizzata generalmente in Europa e in altri Paesi in cui le cure mediche sono finanziate prevalentemente dalla collettività, per sottolineare questa diversità. Le questioni etiche relative all'assistenza sanitaria privata riguardano principalmente il fatto che i malati gravi hanno diritto a spendere i propri soldi per salvare le loro vite. D'altra parte, gli stessi malati gravi che non possono accedere a tali prestazioni, a volte ma non sempre migliori di quelle pubbliche, cosa potrebbero fare? Un'argomentazione riguardante il fatto che l'assistenza sanitaria privata sia a volte migliore di quella pubblica è che l'intento di queste società è quello di ottenere profitto, quindi dovrebbero cercare di fare il massimo, come si suol dire. Ad ogni modo, alcuni sostengono che l'assistenza sanitaria privata debba essere regolamentata più attentamente, per garantire che raggiunga gli standard stabiliti dagli Stati, quindi non solo in certi campi, prevalentemente per quanto riguarda la sicurezza, il valore e l'efficienza. Altri sostengono che tale regolamentazione sia inutile e che possa far aumentare i costi.

In alcune zone del mondo, una buona parte della popolazione ha però il privilegio di poter scegliere. Ad esempio, in tutti i Paesi europei i cittadini possono pagare per avere accesso a cure sanitarie private o agli esami diagnostici, sia per evitare lunghe code e liste d'attesa o per accedere alla chirurgia estetica ed all'odontoiatria, sia per evitare dei presunti "rischi d'infezione", che spesso sono solo presunti e non effettivamente reali. Il mercato in questione, ad ogni modo, non è certo piccolo. In Finlandia, ad esempio, si stima che valga circa 700 milioni di euro l'anno. In Grecia, circa la metà del reddito degli ospedali privati deriva dal pagamento di una tantum da parte dei pazienti. La maternità rappresenta un mercato privato particolarmente grande, soprattutto per quanto riguarda i problemi d'infertilità. Il cosiddetto "turismo sanitario" è anch'esso abbastanza praticato all'interno dell'Unione Europea, quando ad esempio alcune persone si recano in Europa Orientale per ottenere trattamenti dentistici a basso costo. I russi e gli arabi sauditi particolarmente ricchi, inoltre, tendono a recarsi in ospedali privati in Svizzera o in Germania.

Poiché la maggior parte degli europei ha accesso a prestazioni sanitarie di tipo pubblico, che funziona sia per mezzo della tassazione in generale, sia per mezzo di assicurazioni sociali obbligatorie, le assicurazioni sanitarie private rimangono un mercato relativamente piccolo. Numericamente, solo una parte della popolazione, fra il 2% e l'8%, ritiene opportuno stipulare un'assicurazione sanitaria privata. Molte persone preferiscono pagare, se necessario, solo in alcuni casi e solo quando lo ritiene necessario. Tuttavia, circa il 10% dei tedeschi ha una forma di assicurazione sanitaria privata che consente loro di ottenere un livello leggermente più elevato di "comfort" durante i ricoveri ospedalieri. Un caso a parte è rappresentato dai Paesi Bassi, in cui nel 2005 si è imposto a tutti i cittadini di stipulare un'assicurazione sanitaria privata, piuttosto che un'assicurazione sociale statale.

In molti Paesi europei con un Servizio Sanitario Nazionale, i datori di lavoro sono tenuti a pagare un certo livello di assistenza sanitaria per i loro dipendenti. Questo avviene, ad esempio, in Romania, in Polonia e in Finlandia, e nelle grandi città di questi Paesi si possono trovare delle reti di piccole cliniche. In altre Nazioni, come il Regno Unito e la Svezia, molti datori di lavoro, pur non avendo l'obbligo, sono disposti a pagare l'assistenza sanitaria per i loro dipendenti, al fine di avere tempi minori di assenza del personale in caso di malattia o infortunio.

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Depressione Postpartum

 

Presso il Centro Di Salute Mentale o CSM di via Negarville 8/28 dell'ASL Città di Torino ha sede un servizio di Promozione alla Salute Psichica in Fase Perinatale, Centro appartenente al Network O.N.Da. Osservatorio Nazionale sulla Salute della Donna. Negli anni compresi fra il 2008 e il 2010, in tale Centro hanno svolto la loro attività il medico psichiatra Dott. Giampiero De Marzi e la psicologa e psicoterapeuta Dott.ssa Luisella Gioppato, coordinando una ricerca ed uno studio conoscitivi sui bisogni e le necessità della coppia nel corso del cosiddetto "periodo perinatale", un arco temporale che convenzionalmente va dalla ventottesima settimana di gestazione al ventottesimo giorno dopo il parto. In seguito a questo studio ed alla raccolta dei dati emersi da esso, è iniziato un percorso psicoterapeutico permanente per i nuovi papà e mamme, ancora in attesa del nascituro o già nel periodo post-gravidico.

Da un volantino esplicativo riguardante alcune tematiche trattate presso questo Centro:

"Per amare un figlio è indispensabile che il genitore sia se stesso." Il percorso psicoterapeutico che segue la Dott.ssa Luisella Gioppato si propone di sensibilizzare i neo-genitori su come un'educazione al "sentire, esprimere in maniera adeguata e far rispettare i propri bisogni e le proprie emozioni" possa promuovere la salute psichica, anche del neonato.

Temi affrontati e citazioni:

- "Sentire" per imparare ad amarsi e amare. Per amare i figli è indispensabile amare se stessi, ed occorre anche un'alleanza fra i genitori.

- "Sentire" per esprimere, in maniera adeguata, e far rispettare i propri bisogni e le proprie emozioni. Solo chi sente i propri bisogni e li rispetta, ascolta e rispetta i bisogni dei figli. Solo chi sente le proprie emozioni, le verbalizza in maniera adeguata e le fa rispettare, educherà i figli ad esprimersi nella loro verità emotiva.

- "Sentire" per sapersi "separare". La capacità di sentirsi "separati", alla presenza di un'altra persona con cui si è in relazione, fa parte dell'essenza stessa dell'identità. (Winnicot).

- "Sentire" per reagire. Solo chi si "sente" non si abbatte, ma cerca dentro di sé soluzioni alternative.

- "Sentire" come soluzione ai conflitti nelle relazioni interpersonali. Solo chi si sente, si difende.

- "Sentire" come soluzione ai conflitti interni. Solo chi si sente, riesce ad affrontare i conflitti interni con soluzioni diverse dalla depressione, dalle somatizzazioni, etc.

- "Sentire" per saper perdere. Solo un'autostima basata sulla verità dei propri sentimenti e bisogni, permette di relativizzare gli insuccessi che, seppur dolorosi, non compromettono l'immagine di sé.

- "Sentire" per non "dipendere". Solo chi si sente, costruisce la propria personalità sulla propria verità emotiva, e saprà prendere le distanze dalle aspettative altrui. La straordinarietà della vita è innanzitutto legata al fare esperienza con se stessi. Solo chi ricerca tutto dentro di sé, educherà i propri figli a non "dipendere dall'apparire".

In tale Centro gli incontri si svolgono ogni lunedì, dalle 14,00 alle 15,00. Il costo del ticket sanitario è di 11,25 euro. Occorre avere la richiesta del medico curante con la seguente prescrizione: "Psicoterapia di gruppo per neo-genitori".

Il senso del "sentirsi separati" può essere utile per non farsi coinvolgere troppo di fronte a casi di grave sofferenza, nonché per altri motivi, tuttavia non va trascurata la capacità denominata "empatia", che ci consente non solo di "metterci nei panni degli altri", ma anche di comprendere le sofferenze e le gioie proprie e altrui, alla luce dell'unione fondamentale che esiste fra tutte le creature, il che può aprirci veramente all'Altro e alla trascendenza, che supera le nostre umane miserie. Tuttavia, queste ultime, non devono divenire un "peso" per quanto riguarda l'autostima, ma essere considerate parte della verità su noi stessi e sugli altri, nonché punto di partenza per un rinnovato utilizzo delle energie vitali, per il bene nostro e del prossimo.

Durante il periodo postpartum, circa l'85% delle donne sperimenta un certo tipo di disturbo dell'umore. Nella maggior parte dei casi i sintomi sono lievi e di breve durata. Tuttavia, il 10-15% delle donne sviluppa sintomi più significativi di depressione o ansia. La malattia psichiatrica postpartum è tipicamente suddivisa in tre categorie: 1) Blues postpartum; 2) Depressione postpartum; 3) Psicosi postpartum. Può essere utile concettualizzare questi disturbi come esistenti lungo un continuum, dove il blues postpartum è la forma di malattia più mite e la psicosi postpartum è la forma più grave, anche se la seconda può comportare alcuni rischi importanti.

Blues postpartum

Sembra che circa il 50-85% delle donne sperimenti il blues postpartum durante le prime settimane dopo il parto. Dato che questo tipo di disturbo dell'umore è comune, può essere più preciso considerare il blues come un'esperienza normale dopo il parto, anziché una malattia psichiatrica. Piuttosto che sentimenti di tristezza, le donne con il blues più comunemente riportano un senso di umiliazione, lacerazione, ansia o irritabilità. Questi sintomi, tipicamente, passano dopo il quarto o quinto giorno dopo il parto, e possono durare poche ore o pochi giorni, svanendo spontaneamente entro due settimane dalla nascita del figlio. Anche se questi sintomi sono imprevedibili e spesso sconvolgenti, non interferiscono con le capacità vitali della donna. Non è richiesto alcun trattamento specifico. Tuttavia, va notato che a volte il blues può essere l'inizio dello sviluppo di un disturbio dell'umore più significativo, in particolare nelle donne che hanno una storia di depressione. Se i sintomi della depressione persistono per più di due settimane, la persona dovrebbe essere visitata per escludere un disturbo dell'umore più grave.

Depressione postpartum

La depressione postpartum emerge solitamente nei primi due o tre mesi dopo il parto, ma può verificarsi in qualsiasi momento dopo la nascita del figlio. Alcune donne, in realtà, notano l'insorgenza di sintomi depressivi più lievi durante la gravidanza. La depressione postpartum è clinicamente indistinguibile dalla depressione che si verifica in altre occasioni durante la vita di una donna. I sintomi della depressione postpartum includono: umore depresso o triste, pianto, perdita d'interesse per le attività usuali, sentimenti di colpa, sentimenti d'inutilità o incompetenza, fatica, disturbi del sonno, cambiamento dell'appetito, poca concentrazione, pensieri suicidi.

Possono anche verificarsi significativi sintomi di ansia. L'ansia generalizzata è comune, ma alcune donne sviluppano anche attacchi di panico o ipocondria. È stato segnalato anche il disturbo ossessivo-compulsivo postpartum, in cui le donne riportano pensieri inquietanti riguardo a possibili azioni dannose contro il neonato. Soprattutto nei casi più lievi, può essere difficile rilevare la depressione postpartum, perché molti dei sintomi usati per diagnosticare la depressione, come i disordini del sonno e dell'appetito, e l'affaticamento, si verificano anche nelle donne in fase postpartum in assenza di depressione. La Scala di Depressione Postnatale di Edimburgo è un questionario composto da 10 elementi che può essere utilizzato per identificare le donne che soffrono di depressione postpartum. In base a questa scala, un punteggio di 12 o superiore o una risposta affermativa alla domanda 10 (presenza di pensieri suicidi) sollevano preoccupazioni e indicano la necessità di una valutazione più approfondita.

Psicosi postpartum

La psicosi postpartum è la forma più grave della malattia psichiatrica postpartum. È un evento raro, che si verifica in 1 o 2 donne su 1000, dopo il parto. La sua presentazione è spesso drammatica, con l'inizio dei sintomi già nelle prime 48-72 ore dopo la nascita del figlio. La maggior parte delle donne con psicosi puerperale sviluppano sintomi nelle prime due settimane dopo il parto.

Sembra che nella maggior parte dei casi la psicosi postpartum rappresenti un episodio di malattia bipolare. I sintomi della psicosi puerperale assomigliano maggiormente a quelli di un epidosio maniacale o misto in rapida evoluzione. I primi segni sono l'irrequietezza, l'irritabilità e l'insonnia. Le donne con questo disturbo presentano uno stato d'animo depresso o rapidamente stimolabile, disorientamento o confusione e comportamenti erratici o disorganizzati. Le convinzioni disorientali sono comuni e spesso si concentrano sul neonato. Possono anche verificarsi allucinazioni uditive che dicono alla madre di danneggiare se stessa. In questi casi il rischio d'infanticidio o suicidio è significativo.

Depressione e sintomi ossessivi compulsivi durante il periodo postpartum

Nonostante diversi studi abbiano dimostrato che l'ansia materna durante la gravidanza possa influenzare negativamente lo sviluppo neurologico della prole, poca attenzione è stata prestata all'ansia materna postpartum, sia dai medici sia dai ricercatori. Questo può essere dovuto alla sovrapposizione clinica fra i sintomi della depressione e quelli dell'ansia. Lo screening postpartum di routine, generalmente, comprende la valutazione dei sintomi riguardanti la depressione, ma spesso non si cercano quelli dell'ansia. L'educazione dei medici circa l'ansia postpartum potrebbe essere molto utile per i pazienti. Studi recenti mostrano che la gravidanza e il parto sono spesso associati all'insorgenza del disturbo ossessivo compulsivo o OCD, un tipo di disturbo d'ansia. Miller e colleghi hanno voluto mettere in luce la depressione postpartum e l'ansia, con e senza ossessioni, in due recenti studi pubblicati nel 2015.

Quali sono le cause della depressione postpartum?

Il periodo che segue la nascita del figlio è caratterizzato da un rapido cambiamento nell'ambiente ormonale. Entro le prime 48 ore dopo il parto, le concentrazioni di estrogeni e di progesterone calano notevolmente. Poiché questi steroidi prodotti dalle gonadi modulano i sistemi dei neurotrasmettitori coinvolti nella regolazione dlel'umore, molti ricercatori hanno proposto che questi cambiamenti ormonali abbiano un ruolo nell'emergere della malattia psichiatrica postpartum. Anche se sembra che non esista una correlazione coerente fra i livelli sierici di estrogeni, progesterone, cortisolo o ormoni tiroidei ed i disturbi dell'umore postpartum, alcuni ricercatori ipotizzano che esista un sottogruppo di donne particolarmente sensibili ai cambiamenti ormonali che avvengono dopo il parto. Questa popolazione di donne può essere più vulnerabile alla depressione postpartum e ad altri disturbi dell'umore correlati agli ormoni, come quelli che si verificano nella fase premestruale o durante la perimenopausa.

Altri fattori possono essere di natura psicologica ed ambientale, come l'insoddisfazione del rapporto con il compagno e / o sostegni sociali inadeguati. Diversi ricercatori hanno anche dimostrato che eventi di vita stressanti che si verificano durante la gravidanza o in prossimità del parto sembrano aumentare la probabilità di depressione postpartum. Anche se tutti questi fattori possono agire insieme per causare la depressione postpartum, l'emergere di questo disturbo, probabilmente, riflette una vulnerabilità sottostante. Le donne con una storia di grave depressione o disturbo bipolare sono più vulnerabili a questo tipo di malattia, e quelle che ne soffrono, in seguito, possono avere episodi ricorrenti di depressione non correlati alla gravidanza o al parto.

Tutte le donne sono vulnerabili alla depressione postpartum, indipendentemente dall'età, dallo stato civile, dal livello d'istruzione o dal profilo socioeconomico. Anche se è impossibile prevedere chi svilupperà questo disturbo, sono stati individuati alcuni fattori di rischio, fra cui: episodio precedente di depressione postpartum, depressione durante la gravidanza, storia di depressione o disturbo bipolare, recenti eventi di vita stressanti, supporti sociali inadeguati, problemi coniugali.

Il trattamento per la malattia postpartum

La depressione postpartum si presenta lungo un continuum e il tipo di trattamento selezionato si basa sulla gravità e sul tipo di sintomi presenti. Tuttavia, prima d'iniziare un trattamento psichiatrico, devono essere esclusi i motivi medici per i disturbi dell'umore, come ad esempio una disfunzione della tiroide o l'anemia. La valutazione iniziale dovrebbe includere una storia completa, l'esame fisico e le analisi di laboratorio di routine.

Le terapie non farmacologiche sono utili nel trattamento della depressione postpartum. In uno studio randomizzato è stato dimostrato che la terapia cognitivo-comportamentale a breve termine o CBT è stata efficace come il trattamento con fluoxetina nelle donne con depressione post-partum. Anche la terapia interpersonale o IPT si è dimostrata efficace per il trattamento delle donne con depressione postpartum da lieve a moderata. Non solo la IPT è efficace per il trattamento dei sintomi della depressione, ma le donne che ricevono la IPT beneficiano anche di significativi miglioramenti nella qualità delle loro relazioni interpersonali.

Questi interventi non farmacologici possono essere particolarmente attraenti per le pazienti che sono riluttanti ad usare farmaci psicotropi (ad esempio le donne che allattano) o per le pazienti con forme di depressione più lievi. Le donne con depressione postpartum più grave possono scegliere se ricevere il trattamento farmacologico, sia in aggiunta o in sostituzione di queste terapie non farmacologiche.

Ad oggi, solo alcuni studi hanno sistematicamente valutato il trattamento farmacologico della depressione postpartum. I farmaci antidepressivi convenzionali (fluoxetina, sertralina, fluvoxamina e venlafaxina) si sono dimostrati efficaci nel trattamento della depressione postpartum. In tutti questi studi, le dosi antidepressive standard sono risultate efficaci e ben tollerate. La scelta di assumere un antidepressivo deovrebbe essere guidata da un'eventuale precedente risposta del paziente a questo tipo di farmaco e da eventuali effetti secondari. Gli inibitori specifici del recupero della serotonina o SSRI sono degli agenti di prima linea ideali, in quanto ansiolitici, non sedativi e ben tollerati. Per le donne che non possono usare gli SSRI, il bupropione o Wellbutrin può essere un'alternativa, anche se uno studio pilota suggerisce che il bupropione non può essere efficace come gli SSRI. Gli antidepressivi triciclici o TCA sono spesso usati; dal momento che tendono ad essere più sedativi, possono essere più appropriati per le donne che presentano notevoli disturbi del sonno. Data la prevalenza dei sintomi dell'ansia fra queste persone, l'uso aggiuntivo di una benzodiazepina, come il Clonazepam o il lorazepam, può essere molto utile.

La psicosi puerperale è considerata un'emergenza psichiatrica che richiede, tipicamente, un trattamento in ospedale. È indicato un trattamento acuto con farmaci tipici o atipici anti-psicotici. Data la relazione ben confermata fra la psicosi puerperale e il disturbo bipolare, la psicosi postpartum dovrebbe essere trattata come una psicosi affettiva, ed è indicato uno stabilizzatore dell'umore.

Anche se è difficile prevedere in modo affidabile quali siano le donne che possono andare incontro al disturbo della depressione postpartum, è possibile individuare alcuni sottogruppi di donne con una storia di disturbi dell'umore, le quali sono più vulnerabili alla malattia postpartum. La ricerca attuale indica che gli interventi profilattici possono essere intrapresi poco prima del parto o subito dopo, per ridurre il rischio del manifestarsi della malattia. Diversi studi hanno dimostrato che le donne con una storia di disturbo bipolare o psicosi puerperale beneficiano del trattamento profilattico con litio prima del parto, e non oltre le 48 ore successive. Per le donne con una storia di depressione postpartum, diversi studi hanno descritto gli effetti benefici del trattamento profilattico con antidepressivi TCA o SSRI somministrati dopo il parto. Ai pazienti affetti da malattia psichiatrica postpartum è offerta una varietà di servizi da parte dei medici con particolari competenze nei seguenti settori: valutazione clinica dei disturbi postpartum e dei disturbi d'ansia, gestione dei farmaci, consultazione relativa all'allattamento al seno e ai farmaci psicotropi, raccomandazioni relative ai trattamenti non farmacologici, riferimento ai servizi di supporto all'interno della comunità.

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Pet Therapy

 

A Torino esiste una "Associazione di Associazioni" denominata "Il Bandolo", fondata nel 2004 ed avente come obiettivo primario la promozione della salute mentale dei cittadini che soffrono di qualsiasi tipologia di disturbo psichico. Si tratta infatti di una "rete" o "network" costituito da sei Associazioni, che a loro volta collaborano in varie forme e modalità con il Dipartimento di Salute Mentale dell'ASL Città di Torino e con altre "entità". Ad esempio, l'Associazione Insieme lavora con la Onlus Carolina in ambito di Pet Therapy o Attività Assistita con gli Animali, per quanto concerne le persone con problematiche mentali di vario tipo e gravità. Le Associazioni che aderiscono al Bandolo sono sei, e più precisamente si tratta dell'Associazione Arcobaleno, Associazione Insieme, Associazione "Lotta contro le malattie mentali", Associazione Self Help, Casa Bordino e Di.A.Psi. Difesa Ammalati Psichici. Il Bandolo ha vari finanziatori e sostenitori, ma il principale è la Compagnia di San Paolo.

La Pet Therapy, come si vedrà più avanti, può essere di aiuto in molte situazioni, ma la Onlus Carolina e l'Associazione Insieme stanno portando avanti, da qualche tempo e fra le varie iniziative, un progetto finalizzato all'aiuto ed all'assistenza dei malati psichici, sia "in esterno", sia a domicilio. L'Onlus Carolina è presente in diverse Regioni d'Italia; in particolare, la squadra che opera in Piemonte, Liguria e Valle d'Aosta è così composta: Franca Piatti (Presidente e pubbliche relazioni), Sabina Sereno (psicologa e psicoterapeuta), Anna Rita Soncin (Medico Veterinario), Daniela Scialuga (responsabile relazioni esterne) e gli educatori cinofili Chiara Roccati, Filomena Trisciuzzi e Roberto Compiani. Questo team offre servizi di Pet Therapy di tipo "canino", in particolare grazie al disinteressato lavoro (e gioco) di un Labrador, un Golden ed un Collie. In realtà, è stata anche usata la parola "gioco" non perché il fine in sé della Pet Therapy sia solamente di tipo ludico, ma perché dal punto di vista del cane si tratta essenzialmente di questo: un gioco. Anche i "cani poliziotto", ad esempio, per quanto rischino spesso la vita, lo fanno come se fosse una sorta di gioco, anche grazie al lavoro ed all'impegno degli addestratori. Per quanto riguarda le "definizioni", ve ne sono diverse. La Pet Therapy che viene svolta in ambito psichiatrico ed in altri contesti viene denominata Attività Assistita con gli Animali o AAA, poi ci sono gli Interventi Assistiti con Animali o IAA, la Terapia Assistita con gli Animali o TAA e l'Educazione Assistita con gli Animali o EAA.

La Terapia Assistita con gli Animali o TAA è un tipo di terapia che coinvolge gli animali come una forma di trattamento. L'obiettivo della TAA è quello di migliorare gli aspetti sociali, emotivi o cognitivi delle persone che presentano qualche carenza o disturbo. Inoltre, un terapeuta che porta con sé un animale domestico può essere considerato meno "minaccioso", migliorando il rapporto fra paziente e operatore sanitario. Gli animali impiegati nella Pet Therapy sono animali domestici, animali da allevamento e mammiferi marini come i delfini.

L'ipotesi della "biofilia" di Wilson (1984) si basa sulla premessa che il nostro attaccamento agli animali e l'interesse per loro nasce da una forte probabilità che la specie umana sia parzialmente dipendente dai segnali che gli animali esprimono riguardo all'ambiente, che può essere sicuro o minaccioso. L'ipotesi della biofilia suggerisce che se vediamo degli animali a riposo o in uno stato pacifico, ciò può segnalare sicurezza, e le sensazioni di benessere che ne derivano, a loro volta, possono indurre uno stato in cui sono possibili cambiamenti personali e guarigione. Una delle differenze fra l'Attività Assistita con gli Animali o AAA e la TAA e che la prima, anche se non meno importante, è meno strutturata, mentre la TAA viene effettuata da un operatore che ha il compito di addestrare l'animale. Queste definizioni, tuttavia, non sono rigide, e spesso sono utilizzate entrambe per indicare comunque la presenza di una persona competente o di un addestratore che, nel caso d'impiego di cani, è denominato "educatore cinofilo".

Gli animali possono essere utilizzati in varie situazioni ed istituzioni, come le carceri, le case di cura, le strutture sanitarie di tipo psichiatrico, gli ospedali e le abitazioni private. I cani da assistenza possono inoltre aiutare materialmente le persone con disabilità di vario tipo. Questi animali, infatti, possono assistere le persone in determinate attività della vita quotidiana (prendere degli oggetti, aprire le porte, etc.) e aiutarle a muoversi al di fuori della propria abitazione. I terapeuti, a volte, si basano su tecniche come il monitoraggio del comportamento dei bambini con gli animali, il loro tono di voce e l'intervista indiretta. Queste tecniche vengono utilizzate insieme agli animali, ad esempio, per ottenere informazioni. Solitamente, prima che la terapia effettuata con un animale domestico possa essere utile, il bambino e l'animale devono sviluppare un senso di sicurezza e socialità fra di loro, ossia entrare in relazione. I cani impiegati in attività di Pet Therapy, infatti, sono addestrati proprio per entrare in relazione con persone che non siano il proprietario dell'animale, ad un livello maggiore rispetto ai cani domestici normali, che possono essere più o meno socievoli con uomini, donne e bambini che non siano il proprietario.

Per quanto riguarda la Pet Therapy praticata nelle prigioni, solitamente un detenuto lavora in collaborazione con un operatore qualificato per addestrare un animale, lungo un programma strutturato. L'obiettivo generale è quello di alleviare lo stress dei detenuti e delle persone che lavorano nelle istituzioni carcerarie, migliorando le loro capacità cognitive e comportamentali, nonché le abilità sociali, insegnando e dando amore, pazienza ed empatia in un contesto reale e spesso difficile. La terapia basata sugli animali è direttamente collegata, in vari modi, a benefici di tipo fisico e mentale, al rilassamento indotto, alla fiducia in se stessi, al miglioramento delle competenze interpersonali e ad un miglioramento delle condizioni ambientali, ossia all'atmosfera di sicurezza e tranquillità che può prodursi grazie alla presenza e all'attività degli animali.

La Pet Therapy si basa sul legame fra gli esseri umani e gli animali, e questo può avere effetti positivi anche nelle case di cura per anziani, aumentando la qualità della vita dei degenti. Gli psicologi e gli operatori sanitari in generale notano spesso dei crescenti comportamenti negativi da parte delle persone anziane che vengono trasferite in case di cura. Una volta che questi particolari pazienti s'insediano nel nuovo ambiente, spesso perdono la consapevolezza della propria autonomia, che implica il non utilizzo delle potenzialità ancora presenti per via della mancanza d'indipendenza. Diversi compiti semplici e quotidiani vengono loro tolti, ed i pazienti diventano spesso letargici e passivi, oppure agitati, depressi e anti-sociali, se non hanno la presenza regolare di qualche visitatore. La Pet Therapy, in questi casi, può essere utile per il fatto che gli animali aiutano i pazienti ad essere più attivi mentalmente e fisicamente. Inoltre, i terapeuti o i visitatori che portano con sé degli animali presso le case di cura sono considerati, ancora una volta, meno "minacciosi", migliorando le loro relazioni con i pazienti.

Le Attività Assistite con gli Animali possono essere utili anche per le persone affette da demenza, ossia da un declino mentale e cognitivo di vario grado. Per i pazienti anziani che soffrono di demenza, l'interazione fisica con l'animale, solitamente con le mani, è l'aspetto più importante. La Pet Therapy fornisce a questi pazienti l'opportunità di avere uno stretto contatto fisico con i corpi degli animali, di sentirne il battito cardiaco e la respirazione, di accarezzarne il morbido pelo, anche abbracciandoli. Questi sono compiti semplici ma pianificati, ed oltre al contatto fisico con l'animale, queste persone possono camminare con esso e dirigerlo, se ne sono in grado. Queste esperienze sembrano comuni e semplici, ma i pazienti anziani che soffrono di demenza non hanno in genere queste interazioni con le persone, soprattutto nel caso in cui non abbiano parenti o amici che vengono a trovarli. La loro mente dev'essere stimolata come lo era in passato. Gli animali forniscono un senso di significato e di appartenenza a questi pazienti, ed offrono un qualcosa per cui guardare in avanti nello scorrere dei lunghi giorni passati in queste strutture.

Diversi tipi di animali vengono impiegati nella Pet Therapy, dai cani e gatti a piccoli animali come pesci e criceti. Le forme più diffuse di Pet Therapy sono la terapia canina, quella e con i delfini e quella equina o con gli asini. Una cane da terapia è un cane addestrato per fornire affetto e comfort alle persone che vivono in ospedali, case di riposo, case di cura, scuole, ospizi, oppure in aree in cui sono avvenuti dei disastri e per le persone affette da autismo. I cani da terapia, soliamente, sono sono cani da servizio, ma alcune organizzazioni li addestrano ad entrambi gli scopi. L'uso sistematico dei cani da terapia è attribuito a Elaine Smith, che ha lavorato come infermiera professionale. Smith notò che i pazienti si sentivano bene quando veniva a visitarli un Cappellano ed il suo cane Golden Retriever. Nel 1976, Smith avviò un programma per formare dei cani al fine di compiere visite in varie istituzioni, e da allora la domanda di cani da terapia è in continua crescita. Negli ultimi anni, i cani da terapia sono stati arruolati per aiutare i bambini con problemi di linguaggio e disturbi emotivi.

I cani da servizio, in generale, sono addestrati per aiutare od assistere le persone con disabilità, ad esempio per premere un pulsante, portare un oggetto come un telecomando o aprire una porta. I cani da assistenza rientrano in due grandi categorie: i cani da servizio ed i cani da lavoro. I cani da servizio sono, ad esempio, quelli citati riguardo alle persone disabili, ma sono anche i cani guida che aiutano le persone cieche o ipovedenti, i cani uditivi o da segnale che aiutano le persone sorde o deboli di udito, i cani da assistenza per la mobilità, i cani da allerta medica (che riescono a percepire quando una persona, ad esempio, ha una crisi diabetica o è affetta da un tumore) ed i cani psichiatrici. I cani da lavoro vengono impiegati, ad esempio, nel corso d'inchieste giudiziarie per aiutare le vittime di crimini, i testimoni ed altre persone; altri tipi di lavoro svolti dai cani sono quelli del "cane poliziotto" oppure del "cane militare".

La Pet Therapy, anche se ufficialmente iniziata da Elaine Smith, ha comunque origini più antiche, pur non essendo "strutturata" come oggi. Sia nell'antichità sia in tempi più recenti, gli animali erano considerati "agenti di socializzazione" e fornitori di "sostegno sociale e rilassamento", ed oggi si parla di "facilitatori sociali". Alla fine del XVIII secolo, vennero impiegati degli animali per il sostegno delle persone malate di mente che risiedevano presso il Retreat of York, in Inghilterra, guidati da William Tuke. I pazienti che vivevano in questa struttura erano in compagnia di una popolazione di piccoli animali domestici. Nel 1860, l'Ospedale di Bethlem in Inghilterra seguì la stessa tendenza ed aggiunse degli animali nei reparti, influenzando positivamente il morale dei pazienti ricoverati. Sigmund Freud ebbe molti cani, e spesso il suo Chow Jofi era presente durante le sue sessioni pionieristiche di psicoanalisi. Notò che la presenza del cane era utile, perché il paziente scopriva che i suoi discorsi non sconvolgevano o disturbavano il cane, e questo lo rassicurava ed incoraggiava a rilassarsi e a confidarsi. Tutto ciò, inoltre, era ancora più efficace quando il paziente era un bambino o un adolescente. Uno degli aspetti più importanti della Pet Therapy, infatti, è che gli animali non giudicano le persone per le loro condizioni di salute fisica o mentale, per il reddito, per la condizione sociale, etc.

Il Dott. Boris Levinson, nel 1961, scoprì l'importanza della Pet Therapy quando un giorno lasciò senza pensarci il proprio cane in compagnia di un "bambino difficile" e, al suo ritorno, vide il bambino mentre stava parlando con il cane. Nel 1919, le forze armate degli Stati Uniti iniziarono ad impiegare dei cani come forma d'intervento terapeutico per i pazienti psichiatrici, presso l'Ospedale Saint Elizabeth a Washington DC.

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Occhio E Retina

 

Nel mese di marzo del 2016, una bambina nata prematuramente ed affetta da retinopatia della prematurità, patologia definita anche retinopatia del pretermine, è stata operata presso un centro specializzato dell'Oculistica dell'Ospedale Maria Vittoria dell'ASL Città di Torino. La neonata aveva solo dodici settimane di vita e proveniva da Parma. La malattia da cui era affetta, che può manifestarsi per l'appunto in neonati prematuri, l'avrebbe portata alla perdita della vista e probabilmente alla cecità, ma il trattamento laser fornitole dal team dell'Ospedale Maria Vittoria è perfettamente riuscito e le ha salvato la vista. In questo centro altamente specializzato di oculistica giungono spesso bambini e adulti da ogni parte della Regione Piemonte e d'Italia.

La retinopatia del pretermine o della prematurità o ROP, oppure la sindrome di Terry, precedentemente nota come fibroplasia retrolenziale o RLF, sono delle malattie dell'occhio che colpiscono i neonati prematuri, che in generale hanno ricevuto una cura intensiva neonatale e per i quali è stata utilizzata la terapia con ossigeno, a causa dello sviluppo prematuro dei loro polmoni. Si pensa che sia causata da una crescita disorganizzata dei vasi sanguigni retinici che possono provocare cicatrici e distacco retinico. La retinopatia del pretermine può essere mite e risolversi spontaneamente, ma può anche portare alla cecità in casi gravi. Come tali, tutti i bambini prematuri sono a rischio di ROP e il loro peso alla nascita molto basso è un ulteriore fattore di rischio. Inoltre, alcuni aspetti tossici dell'ossigeno e l'ipossia relativa possono contribuire allo sviluppo della ROP.

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Le cure dentarie, si sa, costano. Tutti sanno che una buona masticazione è importante per varie ragioni, tuttavia, non essendo i denti degli organi di natura "vitale", anche se comunque molto importanti, la loro cura è solitamente demandata a professionisti sanitari che operano privatamente. Nelle principali Strutture Sanitarie di Torino è però possibile effettuare delle visite odontoiatriche finalizzate all'estrazione di uno o più denti. Fra queste Strutture c'è l'Ospedale Martini dell'ASL Città di Torino, Presidio Ospedaliero presso cui è possibile ottenere l'estrazione di un dente in maniera gratuita, nonché ad accesso diretto. Questo significa che è possibile presentarsi direttamente senza prenotazione presso l'Ambulatorio di Odontoiatria, dal lunedì al venerdì e dalle ore 8,00 alle 16,00, anche per i trattamenti dentari dei bambini e delle persone con handicap fisici di vario tipo. L'Ambulatorio di Odontoiatria dell'Ospedale Martini è diretto dal Dott. Maurizio Giordano, che collabora con la Dott.ssa Enrica Raviola, il Dott. Pier Paolo De Giovanni, il Dott. Ferruccio Zattarin, la Dott.ssa Cristina Pasero ed altri operatori sanitari, fra cui alcune infermiere, specializzati in odontoiatria, odontostomatologia, chirurgia ed assistenza operatoria. Telefono Centralino: 01170951.

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Infermiera E Paziente

 

Nell'ambito della Regione Piemonte, sono stati attivati due corsi di studi per la formazione della figura professionale dell'Infermiere di Famiglia e Comunità. In questo progetto sono coinvolte l'Università degli Studi di Torino ad Orbassano e l'Università del Piemonte Orientale a Tortona. Fondamentalmente, si tratta di due "master" che mirano a dare agli infermieri gli strumenti teorici e pratici necessari per affrontare meglio alcune tematiche riguardanti la salute delle persone in contesti "sociali" come, per l'appunto, la famiglia e la comunità, soprattutto in caso di pazienti anziani o con "fragilità" non direttamente correlate alla presenza di particolari patologie.

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Le Case della Salute, che verranno attivante o potenziate dalla Regione Piemonte nell'arco del 2017 e fino al 2019, sono dei Centri Sanitari di natura multidisciplinare, aperti per dodici o ventiquattro ore al giorno, in cui gli utenti possono accedere a servizi di tipo essenzialmente ambulatoriale. Nelle Case della Salute, inoltre, sono presenti medici di base, specialisti e personale infermieristico, ed in esse è possibile anche effettuare prelievi ematici e delle urine per esami diagnostici di laboratorio, il tutto coadiuvato dalla presenza di assistenti sociali.

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