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CTO Centro Traumatologico Ortopedico Torino

 

Il CTO Centro Traumatologico Ortopedico è uno dei più alti edifici di Torino, con i suoi 16 piani e 75 metri di altezza. I lavori di costruzione iniziarono nel 1961, nel corso degli eventi per celebrare il centenario dell'Unità d'Italia, e l'inaugurazione avvenne nel 1965. L'ingresso principale è in via Gianfranco Zuretti 29, ed il numero di telefono del Centralino è 0116933111 - Fax: 0116933296. Il Direttore Sanitario è la Dott.ssa Donatella Griffa. Questo Presidio Ospedaliero si trova nel quartiere Nizza - Lingotto di Torino, a sud della città. Il CTO è anche Scuola di Specializzazione in Ortopedia e Traumatologia dell'Università degli Studi di Torino. Il numero di telefono della segreteria universitaria è 0116933573 - Fax: 0116933760.

Le Strutture Sanitarie di Ortopedia si occupano della diagnosi e cura delle differenti patologie ortopediche e traumatiche, ed in particolare: chirurgia protesica dell’anca, del ginocchio e della spalla; diagnosi e cura delle patologie malformative, degenerative e di esiti traumatici del piede e della caviglia; lesioni muscolari, tendinee, osteoarticolari e legamentose. Vengono anche trattate le infezioni osteoarticolari. Vengono inoltre curati i pazienti affetti da reumatismi infiammatori cronici evolutivi, ed in particolare per quanto riguarda l'artite reumatoide, in collaborazione con le altre strutture della rete assistenziale regionale. Le modalità d'intervento sono essenzialmente di due tipi: Ortopedia e Traumatologia a bassa intensità in regime di Week Hospital, ossia con un periodo di ricovero limitato a cinque giorni di degenza, e la Chirurgia ad alta intensità e Protesica.

 

Complesso CTO USU

 

I Reparti del CTO Centro Traumatologico Ortopedico sono i seguenti:

 

- Ortopedia e Traumatologia 1: Struttura Complessa a direzione universitaria; si occupa della diagnosi e della cura di varie patologie ortopediche e traumatiche, ed in particolare della chirurgia protesica dell'anca e del ginocchio.

- Ortopedia e Traumatologia 2: tratta i traumi e le patologie della mano, del polso e del gomito, compresi i tumori benigni e maligni dell'arto superiore Lesioni malformative congenite della mano e dell'arto superiore; le patologie degenerative: artrosi, primaria e postraumatica delle articolazioni della mano, del polso e del gomito, artrite reumatoide; gli esiti da lesioni croniche del sistema nervoso periferico; le sindromi compressive canalicolari; il Morbo di Dupuytren; le tenosinoviti croniche; la rigidità e instabilità postraumatiche della mano, del polso e del gomito.

- Ortopedia e Traumatologia 3: Chirurgia Vertebrale. Trattamento chirurgico e conservativo delle patologie del rachide, anche tumorali, sia degenerative (Ernie discali, Discopatie degenerative, Stenosi del canale vertebrale, Spondilolistesi) che deformanti (Scoliosi dell'Adolescente e dell'adulto, Cifosi, Esiti di traumi vertebrali). Si occupa inoltre di fratture e traumi di tutta la colonna vetebrale, del trattamento nella fase acuta delle lesioni traumatiche con danno del midollo spinale, del trattamento mini invasivo delle fratture da osteoporosi.

- Ortopedia e Traumatologia 4: chirurgia protesica dell’anca, del ginocchio e della spalla; diagnosi e cura delle patologie malformative, degenerative e di esiti traumatici del piede e della caviglia, delle lesioni tendinee, osteoarticolari, muscolari e legamentose.

- Traumatologia Muscolo Scheletrica.

- Ortopedia Oncologica e Ricostruttiva.

- Terapia Intensiva Grandi Ustionati - Telefono: 0116933549.

- Chirurgia Plastica Ricostruttiva Grandi Ustionati.

- Rianimazione: Struttura Complessa afferente al Dipartimento di Emergenza e Accettazione.

- Terapia Intensiva: fa parte del Dipartimento di Emergenza e Accettazione; è una Struttura Semplice Dipartimentale che garantisce le cure intensive ai pazienti politraumatizzati, anche di tipo neurochirurgico, nonchè trattamenti intensivi post-operatori per gli operati in Neurochirurgia, Chirurgia Generale, Ortopedia e Chirurgia Plastica Maxillo Facciale.

- Coordinamento Attività Anestesiologica Camere Operatorie: Struttura Semplice Dipartimentale afferente al Dipartimento di Emergenza e Accettazione.

- Chirurgia Plastica di Urgenza.

- Chirurgia Plastica nelle Mielolesioni.

- Neurochirurgia. Il reparto, nato per la cura delle emergenze neurochirurgiche in un Trauma Center (traumi cranici, traumi vertebro-midollari, emorragie cerebrali spontanee e malformative, compressioni midollari acute, tumori cerebrali e spinali) ha sviluppato in questi anni collaborazioni interospedaliere basate sulla valutazione collegiale delle indicazioni operatorie e dei risultati. Si sono in particolare sviluppate la chirurgia degli adenomi ipofisari e la terapia chirurgica dei tumori cerebrali. Di particolare rilievo l'attività di Neurochirurgia Stereotassica e Funzionale e l'attività neurotraumatologica, rivolta alla cura sia dei traumi cranio-encefalici che vertebro-midollari.

- Chirurgia Plastica Generale.

- Chirurgia della spalla.

- Chirurgia del piede.

- Chirurgia del bacino.

- Chirurgia Vascolare.

- Chirurgia Endoscopica Digestiva.

- Microchirurgia.

- Chirurgia Generale e di Urgenza, reparto strutturato a completamento del Trauma Center per i pazienti politraumatizzati.

- Anestesia e Rianimazione nei Mielolesi: Struttura Semplice Dipartimentale afferente al Dipartimento di Emergenza e Accettazione.

- Week Hospital.

- Riabilitazione: l'attività principale è il ricovero in Riabilitazione Intensiva di II livello; riabilitazione per gravi cerebrolesioni acquisite di III livello; visita specialistica fisiatrica con formulazione del progetto obiettivo individuale; Rieducazione neuromotoria; Rieducazione motoria; Rieducazione logopedica e delle funzioni cognitive superiori; Terapia antalgica iniettiva e manuale.

- Spasticità: Struttura Semplice Dipartimentale afferente al Dipartimento di Recupero e Riabilitazione Funzionale.

- Tossicologia ed Epidemiologia industriale: Struttura Semplice a valenza dipartimentale presso la quale vengono effettuate indagini per il controllo dei livelli di inquinamento degli ambienti di lavoro e dell’ambiente generale, nonché esami biologici di tossicologia industriale (per la valutazione ed il monitoraggio delle esposizioni individuali a metalli, solventi, pesticidi ed altri tossici ancora) e di monitoraggio dei farmaci.

- Cardiologia.

- Patologia Clinica.

- Neuroradiologia.

- Tomografia Computerizzata e Risonanza Magnetica Nucleare.

- Radiologia Diagnostica: Struttura Complessa afferente al Dipartimento di Diagnostica per Immagini e Radioterapia. Comprende: Radiologia Tradizionale con sistema computerizzato; Ecografia con strumentazione di ultima generazione (centro di riferimento italiano ed europeo); Ecocolordoppler; TAC spirale con tecnica multi banco; Risonanza Magnetica Nucleare con sistema dedicato osteoarticolare e total body entrambe ad alto campo; Sala angiografica per lo studio delle lesioni vascolari centrali e periferiche in regime di ricovero o di Day Hospital, con angiografia diagnostica e interventistica nei sanguinamenti post-traumatici; Radiologia Interventistica.

- Ecografia ed Ecodoppler.

- Diagnostica di Recupero e Riabilitazione Funzionale.

- Neurofisiologia Clinica.

- Centro Artrite Reumatoide.

- Neuro-Urologia.

- Nefrologia.

- Medicina del Lavoro e della Sicurezza negli ambienti di Lavoro.

- Malattie Metaboliche e Diabetologia.

- Patologia dello Sport.

 

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Legamenti Crociati Del Ginocchio

 

Nel mese di maggio del 2016, a Biella, è stato eseguito un trapianto di legamento crociato ad un giocatore di pallacanestro di livello nazionale. L'aspetto interessante, dal punto di vista medico e ortopedico, è il fatto che la parte anatomica in questione proveniva da un cadavere, acquistato dalla Banca dell'Osso e dei Tessuti del CTO o Centro Traumatologico Ortopedico di Torino. Questa tipologia d'intervento chirurgico permette al paziente di non dover subire un "autotrapianto", in modo che non debba essere privato di un tendine da qualche altra zona del suo corpo.

Il trapianto di cellule, organi e tessuti da un donatore geneticamente non identico della stessa specie è definito con il termine generale di "allotrapianto" o "allograft" e l'operazione di cui sopra ne è un caso particolare, in quanto il donatore non solo è un'altra persona, ma anche morta. Questo tipo di trapianto differisce, come si è accennato, dall'autotrapianto (da una parte anatomica della stessa persona) e dal trapianto singenico (fra due individui geneticamente identici della stessa specie), nonché dallo xenotrapianto (da altre specie).

Il trapianto di tipo allograft può essere di tipo "omostatico", se le parti anatomiche trapiantate sono biologicamente inerti al momento del trapianto, in pratica come nel caso citato. Come per altri tipi di trapianto, l'allograft o lo xenograft possono innescare una risposta immunitaria di rigetto. Un trapianto allogenico di midollo osseo, ad esempio, può provocare un attacco immunitario. Una vasta gamma di organi e tessuti può essere utilizzata per gli interventi chirurgici di allograft, fra cui i seguenti: riparazione anteriore del legamento crociato (ACL), ricostruzione congiunta nel ginocchio e nella caviglia, sostituzione meniscale, ricostruzione dovuta a cancro o trauma, ricrescita ossea nelle procedure dentali, come nel caso d'impianti, riparazione della spalla, fusione spinale, procedure urologiche, trapianti di pelle, trapianti corneali, trapianti di cuore, valvole cardiache, trapianto polmonare, trapianto intestinale (piccole parti di intestino isolate, intestino e fegato, multiviscerale), trapianti di fegato, trapianti di reni, trapianto di pancreas, trapianto di cellule del pancreas produttrici d'insulina, trapianti di midollo osseo o di ossa, trapianti di legamenti e tendini.

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Dolore Femore E Rotula O Patella

 

La sindrome femoro rotulea o sindrome del dolore patellofemorale coinvolge il dolore attorno alla patella (rotula) o al ginocchio e alla parte anteriore del ginocchio. Questa condizione colpisce spesso gli atleti e coloro che si impegnano nella corsa, nel basket e in altri sport. Tuttavia, la sindrome patellofemorale può anche colpire i non atleti e si può vedere negli adolescenti, nei giovani, negli operai che compiono lavori fisici e negli adulti più anziani.

L'Accademia Americana dei medici di famiglia riferisce che la sindrome patellofemorale è la causa più comune del dolore al ginocchio nella popolazione. Può essere causata da un uso eccessivo dell'articolazione del ginocchio, da un trauma fisica o dal disallineamento del ginocchio. La sindrome del dolore patellofemorale si verifica quando i nervi nelle regioni dei tendini, del tessuto sinoviale, delle ossa e dell'articolazione del ginocchio comunicano una sensazione dolorosa.

Il sintomo più evidente della sindrome patellofemorale è un dolore nella parte anteriore del ginocchio. Di solito, un medico diagnosticherà la sindrome patellofemorale basandosi su un esame fisico e sulla storia medica. La chirurgia è considerata l'ultima soluzione per la sindrome del dolore patellofemorale. Viene utilizzata solo in casi molto gravi e se altri trattamenti non invasivi sono falliti. L'insorgenza della sindrome patellofemorale può essere graduale o risultare da un singolo incidente. Una condizione nota come chondromalacia patellare può anche essere presente. La chondromalacia è caratterizzata da un rammollimento della cartilagine del ginocchio, che porta ad infiammazione e dolore.

Quando una persona ha la sindrome patellofemorale, il dolore al ginocchio può peggiorare quando svolge uno dei seguenti movimenti: correre, sedersi, sdraiarsi a terra, piegare le ginocchia, lavorare, salire o scendere le scale, stare seduti per lunghi periodi di tempo. Anche se gli atleti sono più a rischio, la sindrome patellofemorale può anche influenzare i non atleti. Altri sintomi che si possono avere sono: un lieve gonfiore, una sensazione di attrito o rettifica quando si piega o si estende la gamba, una riduzione della forza muscolare della coscia se i sintomi iniziali non vengono trattati. La sindrome patellofemorale si verifica quando la parte posteriore della rotula viene a contatto con l'osso della coscia. Il motivo esatto per cui questo accade non è interamente capito, ma è legato a: sovrautilizzo del ginocchio, con attività che comportano l'esecuzione o il salto che stressano in modo ripetitivo il giunto del ginocchio, il che può portare a dolore nella patella. Squilibrio muscolare, quando alcuni muscoli, come quelli intorno all'anca e al ginocchio, sono deboli e non riescono a mantenere le parti corporee adiacenti correttamente allineate, compresa la patella, ciò può portare a lesioni. Trauma: le lesioni alla rotula o la chirurgia del ginocchio possono aumentare il rischio di sperimentare la sindrome del dolore patellofemorale. Lo sforzo ripetitivo sul giunto del ginocchio può essere causato da attività di corsa o di salto.

I fattori che aumentano la probabilità di sviluppare una malattia o delle lesioni sono noti come fattori di rischio. I fattori di rischio comuni per la sindrome patellofemorale includono: Età: adolescenti e giovani adulti sono a rischio più alto della sindrome patellofemorale, anche se può anche interessare gli adulti più anziani. Sesso: Le donne hanno maggiori probabilità di sviluppare questa condizione, probabilmente a causa del maggior rischio di squilibrio muscolare e dell'angolo più ampio della bacino femminile. Attività ad alto impatto: l'impegno in attività ad alto impatto o in peso, compresa la corsa, il salto o l'accovacciamento, provoca stress ripetitivo alle articolazioni e aumenta il rischio di lesioni al ginocchio. Piedi piatti: le persone con i piedi piatti possono essere a rischio più elevato di sindrome patellofemorale, poichè hanno ulteriore stress sulle articolazioni del ginocchio.
Per quanto riguarda la diagnosi, un medico può interrogare il paziente circa i sintomi e può chiedere a una persona di spostare le gambe e le ginocchia in certi modi per verificare l'instabilità e determinare la gamma di movimento. In alcuni casi, i test di imaging, come i raggi X e le scansioni RMN, possono essere ordinati per confermare una diagnosi ed escludere altre condizioni. Ci sono diversi trattamenti disponibili quando qualcuno ha sindrome patellofemorale, fra cui: Protocollo RICE. Per molti casi di sindrome patellofemorale, misure semplici come l'uso del ghiaccio possono essere sufficienti per alleviare il dolore e il gonfiore. Il protocollo RICE, in piedi per il riposo, il ghiaccio, la compressione, l'altezza comporta il riposo della gamba, applicando regolarmente le confezioni di ghiaccio, utilizzando fasci di compressione e sollevando il ginocchio al livello del cuore. Il protocollo RICE è più efficace se utilizzato entro 72 ore dalla lesione.

I farmaci anti-infiammatori, come l'acetaminofene e l'ibuprofene, possono contribuire a ridurre il dolore e il gonfiore associato alla sindrome patellofemorale. I FANS non dovrebbero essere assunti a lungo termine a causa del rischio di problemi gastrointestinali. Fisioterapia: un terapeuta può raccomandare esercizi e massaggi. Lavorare con un fisioterapista qualificato può contribuire ad alleviare i sintomi e ad accelerare il tempo di recupero. Poiché l'uso eccessivo del ginocchio è un fattore primario che contribuisce alla sindrome patellofemorale, la modifica dell'attività è un modo per ridurre ulteriormente il danno al ginocchio e prevenire il ripetersi della condizione.

Le persone che sperimentano la sindrome patellofemorale potrebbero voler ridurre o evitare attività che includano azioni ripetitive ad alto impatto, come ad esempio: esercizio, salto, inginocchiarsi, occupazione, affondo, salire su e giù per le scale o altre pendenze ripide, stare seduti per lunghi periodi di tempo. Esempi di esercizi a basso impatto che mettono meno sforzo sulle ginocchia includono il nuoto, il ciclismo, gli esercizi aerobici in acqua.

La chirurgia è di solito effettuata per mezzo di un artroscopio, un sottile tubo contenente una fotocamera ed una fonte luminosa. L'apparecchio è inserito nel ginocchio e strumenti per la chirurgia vengono utilizzati per rimuovere la cartilagine danneggiata. Questa procedura minimamente invasiva può aumentare la mobilità e alleviare la tensione. I casi gravi di sindrome patellofemorale possono comportare un'operazione al ginocchio per cambiare la direzione con cui la patella si muove e si strofina contro il femore.

Il riscaldamento prima dell'esercizio fisico aiuta la flessibilità e può ridurre il rischio di sindrome patellofemorale. La sindrome patellofemorale può essere dolorosa e debilitante. Anche se non tutti i casi possono essere prevenuti, possono essere adottati alcuni accorgimenti per ridurre il rischio di problemi al ginocchio. Questi includono: Mantenere l'equilibrio muscolare: il rafforzamento dei muscoli nel ginocchio e nella gamba può ridurre il rischio di squilibrio muscolare e contribuire ad un corretto allineamento del ginocchio. Correggere i piedi piatti: indossare calzature e inserti nelle scarpe in grado di curare i piedi piatti e ridurre ulteriormente le articolazioni sulle ginocchia. Avere un peso sano: portare troppo peso corporeo stressa le articolazioni, aumentando il rischio di sindrome patellofemorale. Mantenere un peso sano può essere raggiunto alimentandosi con una dieta equilibrata ed esercitandosi regolarmente con attività fisica. Riscaldamento prima degli allenamenti: una persona deve sempre allungare i muscoli e intraprendere attività leggere prima di esercitarsi correttamente. Ciò può promuovere la flessibilità e ridurre le lesioni. Cambiare gradualmente i regimi di allenamento: aumentare improvvisamente l'intensità, la durata o la frequenza degli allenamenti può contribuire al dolore al ginocchio. Evitare lo stress al ginocchio: scegliere attività a basso impatto, indossare calzature di sostegno e utilizzare le protezioni per il ginocchio durante gli allenamenti può contribuire a ridurre l'impatto sulle ginocchia e sulle gambe.

Il tempo di recupero varia fra gli individui e dipende da fattori che includono la severità dei sintomi e delle tipologie dei trattamenti utilizzati. Tuttavia, nella maggior parte dei casi si guarisce entro diverse settimane con l'uso di terapie a casa e minimamente invasive. L'impiego del protocollo RICE e l'attivazione di attività a basso impatto migliora le prospettive di molte persone. Può richiedere fino a 5 mesi per recuperare completamente, soprattutto se la sindrome patellofemorale è stata causata da traumi fisici.

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