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Glucosepane

 

Un nuovo processo di sintesi, messo a punto presso l'Università di Yale, permetterà ai ricercatori di studiare una molecola chiave coinvolta nel diabete, nell'infiammazione e nell'invecchiamento umano. Questo nuovo procedimento sintetizza il glucosepane, che è considerato un legame chimico critico nel diabete e nell'invecchiamento. È anche un fattore di rischio indipendente per le complicanze microvascolari a lungo termine del diabete.

Il Dott. Spiegel, un professore di chimica e farmacologia a Yale, ha riferito: "Il glucosepane si forma in tutti gli esseri umani durante il processo d'invecchiamento, e si forma anche nel corso di varie malattie, fra cui il diabete. Non si sa quale ruolo abbia il glucosepane nel processo d'invecchiamento ed in queste malattie, ma sono state proposte diverse ipotesi. Con l'accesso al glucosepane sintetico, saremo ora in grado di realizzare degli strumenti per esaminare il ruolo che questa molecola svolge nella salute umana ed anche, forse, di sviluppare molecole in grado d'inibire o invertire la sua formazione."

Il glucosepane è una proteina, uno dei prodotti finali della glicazione avanzata. Fino ad ora, è stato difficile studiare il glucosepane in maniera efficace. La quantità di glucosepane a disposizione degli scienziati è scarsa, dal punto di vista dell'omogeneità chimica, a causa della sua struttura e delle sue proprietà insolite. I ricercatori sono stati costretti a fare affidamento su protocolli di estrazione che permettono di ottenere poco materiale utilizzabile, deficitari dal punto di vista temporale.

Il glucosepane contiene un raro isomero dell'imidazolo, che non è mai stato osservato in altre molecole naturali, diverse da quelle della famiglia del glucosepane. Spiegel ed i suoi colleghi hanno sviluppato una nuova metodologia per la sintesi di questa forma di imidazolo. Il processo richiede solo otto passaggi.

In un articolo apparso su Science, il Dott. Dale L. Boger dello Scripps Research Institute ha scritto che lo studio effettuato a Yale rappresenta "una frontiera importante della chimica, ma ancora in gran parte inesplorata, con ampie implicazioni per la salute umana". Boger ha inoltre affermato che la metodologia di Spiegel "è importante anche solo a sé stante, e si troveranno applicazioni ben al di là di quanto previsto dagli autori".

Il primo autore dello studio è Cristian Draghici, un ex-ricercatore di post-dottorato a Yale, che è ora al Broad Institute del MIT e di Harvard. Tina Wang, un ex-studentessa di dottorato a Yale, ora ad Harvard, è la co-autrice.

Il lavoro è stato sostenuto dalla Fondazione per la Ricerca SENS, un'organizzazione non-profit dedicata alla ricerca ed alla cura delle malattie legate all'età, che enfatizza un approccio per riparare i danni causati dalle malattie tipiche dell'invecchiamento.

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