Login

SOCIAL NETWORK SALUTE TORINO      Login  Accedi - Registrati - Vai al tuo Profilo

Molecola Di Eroina

 

Nel "centro della ricompensa" del cervello è presente una proteina nota come FosB, la quale si altera nelle persone malate croniche che soffrono di disturbi legati alle dipendenze, ad esempio per l'eroina. Queste modificazioni della proteina FosB, sotto lo stimolo di alcune sostanze, la rendono più stabile; in questo modo tale proteina rimane più a lungo in questa parte del cervello, rispetto alla sua forma originale, addirittura diverse settimane dopo che si è smesso di assumere particolari sostanze o farmaci. In pratica, il desiderio di tali composti è registrato per mezzo di una sorta di "memoria" che, sorprendentemente, può essere rilevata dopo la morte. Questo fatto è stato dimostrato da alcuni scienziati del Dipartimento di Medicina Forense del MedUni di Vienna.

La proteina FosB è un fattore di trascrizione che si trova nel cervello e che, insieme ad altre molecole, è coinvolta nella cosiddetta trasduzione dei segnali o trasmissione di stimoli alle cellule; in pratica il compito di queste macromolecole è quello di trasmettere le informazioni genetiche fra le cellule ed anche di determinare se alcuni geni sono attivati o no. La molecola FosB fa parte della proteina attivante AP1. In caso di assunzione costante di droghe come l'eroina, la proteina FosB si trasforma in DeltaFosB, sempre più stimolante nei casi di uso cronico di sostanze, la quale influenza anche i fattori di crescita e le modifiche strutturali del cervello, come la plasticità neuronale, approssimativamente nella regione in cui si forma la memoria.

Il Dipartimento di Medicina Forense del MedUni di Vienna è diretto dalla Dott.ssa Monika Seltenhammer e da Daniel U. Risser, e questo studio è stato pubblicato sul Journal of Addiction Research & Therapy, in un articolo in cui si parla del fatto che gli effetti di alcuni stimoli cronici possono essere identificati anche post-mortem come "memoria da dipendenza". Lo studio ha coinvolto l'esame di campioni di tessuto cerebrale del nucleus accumbens (un'area del cervello), prelevati da quindici persone decedute dipendenti da eroina. Seltenhammer ha affermato: "Utilizzando metodi di rilevazione altamente sensibili, la proteina DeltaFosB era ancora rilevabile nove giorni dopo la morte." I ricercatori ritengono che questo periodo è molto più lungo in soggetti vivi, forse anche di alcuni mesi.

Secondo gli esperti di Medicina Forense del MedUni di Vienna, questi risultati possono anche avere un impatto sul futuro trattamento e gestione di persone affette da dipendenze da oppiacei ed eroina, in particolare dopo che smettono di assumere tali sostanze. Seltenhammer ha spiegato: "Se il desiderio persiste nel cervello per mesi, è molto importante fornire una prolungata assistenza dopo la cura ed un corrispondente sostegno psicologico." Risser ha sottolineato: "I nostri risultati mostrano che la medicina forense può avere dei vantaggi anche per i vivi."

In un progetto successivo, che verrà svolto dal MedUni in collaborazione con l'Istituto di Farmacologia di Vienna, il Centro AddRess e, in particolare, con l'esperto di droghe e dopamina Harald Sitte, si cercherà di scoprire se e come l'attivazione della DeltaFosB possa essere impedita, e come questo punto di partenza altamente promettente possa essere usato per trattare l'insorgenza di un comportamento dipendente.

Condividi questo articolo

Submit to FacebookSubmit to Google PlusSubmit to TwitterSubmit to LinkedIn




Questo sito web utilizza i cookie per il suo funzionamento

Acconsento all'utilizzo dei cookie Per saperne di piu'

Approvo