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Insonnia

 

Le persone i cui cervelli rispondono fortemente alle ricompense possono essere meno inclini ad alcuni degli effetti negativi della privazione del sonno, come evidenziato da un nuovo studio. Uno di questi effetti negativi è la depressione. Il "sonno povero" è stato collegato alla depressione, sia come fattore di rischio per questo disturbo della salute mentale, sia come sintomo di esso.

Tuttavia, non tutte le persone con problemi di sonno hanno sintomi di depressione, secondo lo studio, pubblicato sul Journal of Neuroscience. Al contrario, le differenze nel modo in cui le persone rispondono alle esperienze positive sembrano avere un ruolo "piccolo ma notevole di protezione" per arrestare i sintomi della depressione, accanto ai problemi del sonno, come ha dichiarato Ahmad Hariri, professore di psicologia e neuroscienze presso la Duke University.

In altre parole, le persone esaminate in questa ricerca che non dormivano bene, ma la cui attività cerebrale si accendeva in risposta a una ricompensa, avevano meno probabilità di avere anche sintomi di depressione, rispetto a persone che non dormivano bene e la cui attività cerebrale non si accendeva allo stesso modo in risposta ad una ricompensa. Hariri ha riferito a Live Science: "Nella misura in cui hai un cervello sensibile alla ricompensa, hai un'associazione minore fra il sonno povero e la depressione." Per studiare come la risposta del cervello ai premi abbia un ruolo nel legame fra il sonno disturbato e la depressione, i ricercatori hanno esaminato il cervello di più di 1.100 studenti universitari. Prima di eseguire la scansione del cervello, gli studenti hanno compilato questionari su come dormivano di notte e sul loro umore.

Durante le scansioni del cervello, gli studenti sono stati invitati a svolgere un gioco semplice in modo che i ricercatori potessero misurare l'attività in un'area del cervello chiamata "striatum ventrale", che è legata ai premi o ricompense. Lo striatum ventrale funge da "fulcro di apprendimento ricompensato", ha detto Hariri; esso è progettato per apprendere quali comportamenti implichino ricompense e per rafforzare tali comportamenti.

Nel gioco, che necessitava di circa 6 minuti, i ricercatori hanno chiesto agli studenti di indovinare se il numero su una carta da gioco era superiore o inferiore a 5 e agli studenti è stato detto che meglio facevano, più soldi avrebbero ottenuto. Per ogni risposta corretta, lo studente avrebbe ottenuto anche un feedback positivo: "Ehi, la tua ipotesi era giusta!" Poi i ricercatori avrebbero osservato come lo striatum ventrale avrebbe risposto. Allo stesso modo, per le risposte sbagliate, gli studenti dovevano ricevere risposte negative. Senza farlo sapere agli studenti, il gioco è stato manipolato in modo che durante sei giri di gioco, avrebbe avuto ragione l'80%, oppure per lo stesso tempo l'80% avrebbe sbagliato.

I ricercatori hanno scoperto che nella misura con cui il cervello di una persona rispondeva a una ricompensa (o quando otteneva una risposta giusta), era meno probabile che quella persona avrebbe mostrato un'associazione fra il sonno povero e i sintomi di depressione, ha detto Hariri. Altri studi hanno dimostrato che lo striatum ventrale svolge un ruolo in una serie di sintomi di depressione chiamata "anhedonia", ha affermato Hariri. Anhedonia significa fondamentalmente "una parola fantasiosa per la mancanza di piacere", ha affermato, e si riferisce a sintomi come il non provare piacere in un'attività che una volta era gratificante, con emozioni sommesse e una mancanza di motivazione a partecipare ad un'attività ricompensata.

È interessante notare che nel nuovo studio i ricercatori hanno scoperto che l'attività in questa zona del cervello era legata a tutti i sintomi della depressione, e non solo ai sintomi di anhedonia. Tuttavia, lo studio ha avuto alcune limitazioni. Ad esempio, i ricercatori hanno esaminato solo un'istantanea in un dato tempo. "Quello che non abbiamo è l'ordine di come stanno le cose", ha detto Hariri. Non è chiaro se il sonno povero di una persona accada prima o dopo i sintomi di depressione trovati nel corso dello studio. Sono necessari lunghi studi per confermare i risultati. Un'altra limitazione è stata che la ricerca è stata fatta su giovani adulti relativamente sani, quindi non è chiaro se i risultati si possano applicare a persone anziane e meno sane.

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