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Ospedale Gradenigo Torino

 

L'Ospedale Gradenigo Humanitas di Torino ha l'ingresso principale in corso Regina Margherita 8, è un Ospedale Polispecialistico ed è accreditato SSN Servizio Sanitario Nazionale per le attività di ricovero e per quelle ambulatoriali, ossia visite mediche ed esami clinici, nonché di Pronto Soccorso. Questa struttura ospedaliera fa parte del gruppo sanitario Humanitas, che è presente in Italia in cinque città: Torino, Milano, Bergamo, Castellanza e Catania. Si tratta di una rete di ospedali focalizzati sulla qualità del servizio, la sicurezza degli ambienti, la ricerca scientifica, l'alta specializzazione, la diffusione della cultura medica e l'umanizzazione degli ambienti ospedalieri che, al giorno d'oggi, sono tipicamenti orientati verso l'aspetto scientifico e tecnologico della cura.

La fondazione di questo ospedale torinese risale al 1899, quando il Dott. Giuseppe Gradenigo fece edificare a proprie spese una struttura sanitaria per la cura dei pazienti affetti da malattie otorinolaringoiatriche, comprendente anche una scuola di specializzazione medica in materia. L'inaugurazione avvenne il 29 gennaio del 1900. Dopo la morte del Prof. Gradenigo, l'ospedale venne affidato alle Figlie della Carità di San Vincenzo De' Paoli. Con il passare del tempo l'ospedale è stato ampliato, con l'aggiunta dei reparti di Medicina Generale e delle varie Specialità Chirurgiche, nonché del Pronto Soccorso. Nel 1985 l'Ospedale Gradenigo ha ottenuto la certificazione di Presidio Sanitario dalla Regione Piemonte. Dal 2016 l'Ospedale Gradenigo fa parte del gruppo Humanitas, come L'Humatinas Cellini.

Il numero di telefono del centralino è 0118151211. Il numero di telefono del CUP Centro Unificato Prenotazioni è 0118154401. Per prenotare visite a pagamento, in regime medico di libera professione, occorre chiamare l'ospedale al numero 0118154701. Il numero di telefono dell'Ufficio Ricoveri è 0118151419. Le visite mediche e gli esami clinici, inoltre, possono essere prenotati tramite il SOVRACUP regionale, al numero 840705007 da telefono fisso, o al numero 0115160666 da telefono cellulare, oppure recandosi direttamente presso l'Ufficio Prenotazioni dell'ospedale, il cui ingresso è situato in corso Regina Margherita 10. Le prestazioni ad accesso diretto, per le quali non è necessaria la prenotazione sono l'ECG Elettrocardio gramma e quelle concernenti le analisi di laboratorio, come l'esame del sangue, delle urine e delle feci.

I reparti presenti all'interno dell'Ospedale Gradenigo Humanitas sono i seguenti: Medicina Generale, Medicina Interna, Medicina Legale, Medicina e Chirurgia d'Emergenza e Accettazione - Pronto Soccorso, Medicina del Lavoro, Chirurgia (con le sue varie specialità), Neurologia, Recupero e Rieducazione Funzionale, Cardiologia, Gastroenterologia, Urologia, Oncologia, Otorinolaringoiatria, Oculistica, Diagnostica per immagini, Anestesia e Rianimazione, Laboratorio Analisi, Ortopedia, Istopatologia.

 

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Cure Palliative

 

Uno studio pubblicato sulla rivista European Journal of Cancer ha confermato che l'impiego delle cure palliative migliora la qualità della vita delle persone affette da tumore. Questa ricerca è stata effettuata in diversi Istituti che si occupano di oncologia, ed ha preso in considerazione anche l'Ospedale Gradenigo Humanitas di Torino. Nel mese di ottobre del 2016 l'European Society of Medical Oncology, a Copenaghen, ha riconosciuto questa struttura sanitaria come Centro di eccellenza per le cure palliative, dopo un'attente analisi delle procedure effettuate in tale nosocomio, che fa parte della Rete Oncologica di Piemonte e Valle d'Aosta.

L'assistenza palliativa è un approccio multidisciplinare di cure mediche specifiche per le persone affette da malattie che limitano la durata della vita. Essa si concentra fornendo a queste persone delle cure che alleviano i sintomi, il dolore, lo stress fisico e quello mentale dopo una diagnosi terminale. L'obiettivo di tali terapie è quello di migliorare la qualità della vita sia per il paziente sia per la sua famiglia. Le ricerche effettuate nel 2016 confermano tutto ciò.

Le cure palliative sono fornite da un team di medici, infermieri, fisioterapisti, terapisti occupazionali ed altri professionisti del settore sanitario, i quali collaborano con i medici di base e gli specialisti di riferimento, oppure con il personale ospedaliero che segue il paziente se questo è ricoverato o non dispone del supporto di medici personali. Le cure palliative sono utili a qualsiasi età ed in qualsiasi fase di malattia grave, e possono essere fornite sia come cura in sé sia insieme al trattamento medico o chirurgico. Le cure palliative sono somministrate in ospedale, a casa del paziente oppure come parte dei programmi che vengono effettuati in comunità ed in strutture infermieristiche specializzate. I team interdisciplinari di assistenza palliativa lavorano con i pazienti e le loro famiglie, al fine di chiarire gli obiettivi di queste cure e per gestire i sintomi, offrendo anche un supporto di tipo spirituale, da parte di religiosi, nonché psicologico e sociale.

I medici, a volte, usano la definizione di "cure palliative" quando non prevedono un intervento curativo, come nel caso di tumori in fase avanzata. Ad esempio, il trattamento del tumore può continuare a ridurre il dolore causato dall'effetto di massa anche quando non è più curativo. In altri casi, le cure palliative possono essere associate a terapie curative o trattamenti aggressivi.

I farmaci ed i trattamenti che hanno effetti palliativi alleviano i sintomi senza avere un effetto curativo sulla malattia o le sue cause. Questi procedimenti medici includono la cura della nausea legata alla chemioterapia, oppure l'utilizzo della morfina o dell'ibuprofene per alleviare il dolore. Anche se il concetto di cure palliative non è nuovo, tradizionalmente i medici si sono sempre concentrati maggiormente sulla cura delle malattie di cui soffrono i pazienti.

Questi tipi di trattamenti sono indicati per i pazienti con qualsiasi malattia grave, e che hanno difficoltà spirituali, fisiche, psicologiche o sociali in seguito ai trattamenti curativi. Le cure palliative aumentano il livello di comfort diminuendo il dolore, controllando i sintomi e riducendo lo stress del paziente e della sua famiglia, e nel caso siano necessarie non dovrebbero essere ritardate. L'evidenza dimostra che l'utilizzo delle cure palliative a fine vita diminuisce la necessità dell'ingresso in Pronto Soccorso o in Terapia Intensiva, e che questi interventi, soprattutto in ambito ambulatoriale, sono efficaci per migliorare la qualità della vita del paziente ed il livello di assistenza e di percezione della cura dei caregiver o assistenti sanitari.

Le cure palliative non sono riservate solo ai pazienti che giungono alla fine della loro vita, ma possono essere utili anche in altri casi di natura non terminale, migliorando la qualità della vita delle persone, diminuendo i sintomi depressivi ed aumentando la durata della vita. Se le cure palliative sono indicate per una persona che è ricoverata in un reparto d'emergenza, l'assistenza dovrebbe iniziare immediatamente già in queste strutture, e non rinviata a specifici servizi per l'assistenza palliativa. I medici di emergenza hanno una posizione unica e critica per iniziare a parlare con i pazienti e gli assistenti circa le cure palliative, nonché con il personale degli hospice o ospizi (generalmente per il "fine vita"), in quanto si confrontano con persone che vivono un momento difficile della loro vita.

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Cervello Umano

 

Le scansioni cerebrali effettuate per mezzo di risonanza magnetica nucleare o RMN hanno confermato l'esistenza di vasi linfatici nel cervello. Una ricerca innovativa effettuata presso gli Istituti Nazionali di Salute o NIH dimostra che il cervello ha dei vasi linfatici, che permettono di elaborare "i rifiuti" che trapelano dai vasi sanguigni. Ciò può portare nuova luce sul rapporto esistente fra il cervello e il sistema immunitario.

Il sistema linfatico del corpo si basa sui vasi linfatici per assorbire, trasformare e restituire le proteine e il fluido interstiziale, cioè il fluido che circonda le cellule dei tessuti nel corpo, verso il flusso sanguigno. Il fluido trasportato dai vasi linfatici è chiamato "linfa". Esistono tre funzioni principali del sistema linfatico: contribuire a mantenere costante il volume e la pressione del sangue, combattere gli agenti estranei come parte del sistema immunitario e assorbire le vitamine fatiscenti ed i grassi.

I vasi linfatici sono distribuiti in tutto il nostro corpo, ma finora non ci sono state prove che suggerivano che il cervello li contenesse. Tuttavia, in un trattato medico del 1816, uno scienziato italiano suggeriva l'esistenza di tali vasi, ma questa nozione è stata respinta fino a poco tempo fa. Uno studio sui topi del 2015 ha mostrato che i vasi linfatici erano presenti nel sistema nervoso centrale dei roditori, suggerendo che lo stesso valesse per gli esseri umani e per altri primati.

Ora, un team di ricercatori del National Institute of Health guidato dal Dott. Daniel S. Reich ha confermato che i cervelli umani hanno anch'essi vasi linfatici. Più precisamente, sono stati osservati nella dura madre, la membrana spessa più esterna che circonda il cervello. "Abbiamo letteralmente guardato i cervelli della gente scolare il fluido in questi vasi", ha affermato il Dott. Reich. "Speriamo che i nostri risultati forniscano nuove visioni per una serie di disturbi neurologici." I risultati dei ricercatori sono stati recentemente pubblicati sulla rivista eLife.

Il Dott. Reich e il suo team hanno utilizzato metodi non invasivi per accertare la presenza di vasi linfatici nel cervello umano. Hanno lavorato con cinque volontari sani e tre scimmie, i cui cervelli sono stati sottoposti a scansione utilizzando la RMN, effettuando iniezioni con diversi tipi di agenti di contrasto. Queste sostanze sono "stand out" durante una scansione RMN, consentendo così agli scienziati di visualizzare meglio i vasi sanguigni nel cervello. In primo luogo, i ricercatori hanno iniettato ai volontari il gadobutrol, le cui molecole sono abbastanza piccole da perdersi nei vasi sanguigni e nel flusso interstiziale del cervello. La scansione RMN iniziale ha evidenziato solo i vasi sanguigni nella dura madre, ma alcuni aggiustamenti sull'immagine hanno anche rivelato linee più sottili. Queste, ipotizzavano i ricercatori, sono vasi linfatici che avevano prelevato l'agente di contrasto che era trapelato dai vasi sanguigni.

In seguito, il Dott. Reich e il suo team hanno deciso di provare la loro ipotesi iniettando ad un partecipante umano e ad una scimmia il gadofosveset. Si tratta di un altro agente di contrasto composto da molecole più grandi, che minimizzavano la possibilità che queste fuoriuscissero dai vasi sanguigni. Come previsto, le nuove scansioni RMN hanno mostrato i vasi sanguigni evidenziati ma non hanno rivelato traccia di altri tipi di vasi. Questo, spiegano i ricercatori, suggerisce che la loro ipotesi era corretta: ci sono vasi linfatici nella dura madre che raccolgono elementi fluidi dal vano interstiziale del cervello.

Alcune prove dell'esistenza di vasi linfatici sono state trovate anche in tre cervelli umani esaminati dopo autopsia. Due dei campioni sono stati prelevati da pazienti di 60 e 77 anni con sclerosi multipla progressiva, ed uno da un paziente di 33 anni con epilessia refrattaria.

Il Dott. Reich ha affermato: "Per anni sapevamo come entra il liquido nel cervello. Ora possiamo finalmente vedere che, come gli altri organi del corpo, il liquido del cervello può esaurirsi attraverso il sistema linfatico." Il Dott. Reich ed i suoi colleghi sperano di esaminare in seguito quali implicazioni abbiano le loro conclusioni per una prospettiva clinica. Ad esempio, vorrebbero vedere se il sistema linfatico funziona oppure no nelle persone diagnosticate con condizioni neuroinfiammatorie come la sclerosi multipla. Il Dott. Walter J. Koroshetz dell'Istituto Nazionale dei Disturbi Neurologici e Ictus ha affermato: "Questi risultati potrebbero cambiare radicalmente il modo di pensare a come interagiscono il cervello ed il sistema immunitario."

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Componenti Protesi Anca

 

La sostituzione dell'anca è una procedura chirurgica in cui l'articolazione dell'anca è sostituita con una protesi. La chirurgia del rimontaggio dell'anca può essere eseguita come una sostituzione totale o parziale. Tale chirurgia ortopedica di sostituzione articolare è generalmente condotta per alleviare il dolore causato da artrite o artrosi, oppure in caso di alcune fratture dell'anca. Una sostituzione dell'anca totale (artroplastica dell'anca totale) consiste nella sostituzione sia dell'acetabolo sia della testa femorale, mentre l'ematroterapia in genere sostituisce solo la testa femorale. La sostituzione dell'anca è attualmente l'operazione ortopedica più comune, anche se la soddisfazione del paziente a breve e a lungo termine varia ampiamente. Presso l'Ospedale Gradenigo Humanitas di Torino, in ambito ortopedico e fra i vari tipi di interventi effettuati, vengono eseguite sostituzioni protesiche dell'anca e del ginocchio, nonché operazioni chirurgiche alle spalle, ai menischi delle ginocchia ed ai legamenti crociati. In tale struttura sanitaria, spesso i pazienti vengono anche seguiti lungo tutto il percorso post-operatorio di degenza e riabilitazione.

La sostituzione totale dell'anca è più comunemente usata per trattare l'insufficienza delle articolazioni causate da osteoartrosi. Altre indicazioni includono l'artrite reumatoide, la necrosi avascolare, l'artrite traumatica, la protrusione degli acetaboli, alcune fratture dell'anca, tumori ossei benigni e maligni, l'artrite associata alla malattia di Paget, la spondilite anchilosante e l'artrite reumatoide giovanile. Gli obiettivi della procedura sono il sollievo dal dolore e il miglioramento della funzione dell'anca. La sostituzione dell'anca è di solito considerata solo dopo che altre terapie, come la terapia fisica e i farmaci antidolorifici, sono fallite.

Il moderno legame artificiale deve molto al lavoro del 1962 di Sir John Charnley all'Ospedale Wrightington. Il suo lavoro nel campo della tribologia ha portato a un disegno che quasi completamente sostituì gli altri disegni degli anni '70. Il progetto di Charnley consisteva in tre parti: stelo e testa del femore costituiti da un pezzo di acciaio inossidabile; polietilene (originariamente Teflon), componente acetabolare, entrambi fissati all'osso utilizzando PMMA (acrilico) come cemento osseo.
Il giunto di ricambio, noto come Artroplasty a basso attrito, veniva lubrificato con fluido sinoviale. Una testa femorale piccola era scelta per la convinzione di Charnley che avrebbe avuto un attrito inferiore contro la componente acetabolare e quindi avrebbe consumato l'acetabolo più lentamente. Purtroppo, la testa femorale piccola si dislocava più facilmente. Sono stati proposti disegni alternativi con teste più grandi come la protesi di Mueller. La stabilità è stata migliorata, ma con questi disegni è aumentata l'usura acetabolare ed i successivi tassi di insufficienza. I componenti acetabolari di Teflon dei disegni precoci di Charnley sono falliti entro un anno o due dall'impianto. Ciò ha indotto una ricerca di un materiale più adatto. Un venditore tedesco ha mostrato un campione in polietilene al tecnico di Charnley, evidenziando l'idea di utilizzare questo materiale per la componente acetabolare. Il componente acetabolare ultra-elevato in polietilene o UHMWPE è stato introdotto nel 1962. L'altro importante contributo di Charnley era quello di utilizzare il cemento osseo polimetilmetacrilato o PMMA per fissare i due componenti all'osso. Per oltre due decenni, l'Arthroplasty Charnley Low Fiction e i modelli derivati sono stati i sistemi più utilizzati al mondo. Hanno rappresentato la base per tutti gli impianti dell'anca moderni.

Lo stelo dell'anca di Exeter è stato sviluppato nel Regno Unito nello stesso tempo del dispositivo Charnley. Il suo sviluppo è avvenuto in seguito a una collaborazione fra il chirurgo ortopedico Robin Ling e l'ingegnere Clive Lee dell'Università di Exeter, ed è stato prima impiantato presso l'ospedale ortopedico della Principessa Elizabeth di Exeter nel 1970. L'Exeter Hip è un dispositivo cementato, ma con una geometria del gambo leggermente diversa. Entrambi i modelli hanno dimostrato un'ottima resistenza a lungo termine quando vengono posizionati correttamente e sono ancora ampiamente utilizzati in versioni leggermente modificate.

I disegni del primo impianto hanno avuto il potenziale di allentare il loro attaccamento alle ossa, tipicamente diventando dolorosi dieci o dodici anni dopo l'inserimento. Inoltre, l'erosione dell'osso intorno all'impianto è stata osservata ai raggi X. Inizialmente, i chirurghi credevano che questo fosse causato da una reazione anormale al cemento che manteneva l'impianto in posizione. Quella convinzione ha richiesto una ricerca di un metodo alternativo per attaccare gli impianti. Il dispositivo di Austin Moore aveva un piccolo foro nello stelo del femore in cui era posto l'innesto osseo prima di impiantare lo stelo. Si sperava che l'osso crescesse attraverso la finestra nel tempo e mantesse la gamba in posizione. Il successo è stato imprevedibile e la fissazione non è molto robusta. Nei primi anni '80 i chirurghi negli Stati Uniti applicavano un rivestimento di piccole perline al dispositivo Austin Moore, impiantandolo senza cemento. Le perline sono state costruite in modo che i vuoti fra le perle corrispondessero alla dimensione dei pori dell'osso nativo. Nel tempo, le cellule ossee del paziente cresceranno in questi spazi e fissavano lo stelo in posizione. Lo stelo è stato modificato leggermente per adattarsi più strettamente al canale femorale, con conseguente progettazione dell'Anatomic Medullary Locking o AML. Con il tempo sono state sviluppate e migliorate altre forme di trattamento delle superfici e della geometria dello stelo.

I progetti iniziali dell'anca erano costituiti da una componente femorale e da una componente acetabolare. I progetti correnti hanno uno stelo femorale e un pezzo separato. L'utilizzo di una testa indipendente consente al chirurgo di regolare la lunghezza della gamba (alcune teste si trovano più o meno sullo stelo) e di scegliere fra diversi materiali con cui viene formata la testa. Un componente acetabolare moderno è composto da due parti: un guscio di metallo con un rivestimento per l'innesto osseo e un rivestimento separato. In primo luogo viene posizionato il guscio. La sua posizione può essere regolata, a differenza dell'originale disegno della tazza cementata che era fissata al suo posto una volta che veniva usato il cemento. Quando si ottiene un corretto posizionamento del guscio metallico, il chirurgo può scegliere un rivestimento fatto di vari materiali.

Per combattere l'allentamento causato da detriti di usura in polietilene, i produttori di anche artificiali hanno sviluppato materiali migliorati e innovativi per le fodere acetabolari. Le teste ceramiche accoppiate con rivestimenti in polietilene regolari o un rivestimento in ceramica sono stati la prima significativa alternativa. Sono stati inoltre sviluppati anche rivestimenti in metallo per accoppiarsi con una testa in metallo. Mentre questi progetti venivano sviluppati, i problemi che causavano l'usura del polietilene erano determinati e la produzione di questo materiale migliorava. Alla fine degli anni '90 è stato introdotto un elevato incrocio di UHMWPE. I dati più recenti, ottenuti confrontando le varie superfici portanti, non hanno mostrato differenze clinicamente significative nella loro performance. I dati sulle prestazioni dopo 20 o 30 anni possono essere necessari per dimostrare differenze significative fra i dispositivi. Tutti i materiali più recenti consentono l'utilizzo di teste femorali di diametro maggiore L'uso di teste più grandi riduce significativamente la possibilità di dislocazione dell'anca, che rimane la più grande complicazione dell'intervento.

Quando vengono impiegati impianti attualmente disponibili, gli steli cementati tendono ad avere una migliore longevità rispetto agli steli non cementati. Non si osserva alcuna differenza significativa nella performance clinica dei diversi metodi di trattamento superficiale dei dispositivi non cementati. Steli inossidabili sono selezionati per i pazienti con ossa di buona qualità che possono resistere alle forze necessarie per guidare lo stelo. I dispositivi cementati sono tipicamente selezionati per i pazienti con ossa di scarsa qualità che sono a rischio di frattura durante l'inserimento dello stelo. I gambi cementati sono meno costosi a causa dei minori costi di produzione, ma richiedono una buona tecnica chirurgica per essere posizionati correttamente.

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