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Ospedale Molinette Torino

 

L'Azienda Ospedaliera Universitaria AOU Molinette - San Giovanni Battista fa parte della "Città della Salute e della Scienza" di Torino. Si tratta di uno dei più grandi ed importanti ospedali d'Italia; l'ingresso principale è in corso Bramante 88/90, e gli ingressi secondari sono in via Genova 3, in via Cherasco 15 ed in via Santena 5. La fondazione di questo comprensorio ospedaliero, strutturato in numerosi padiglioni, risale al 1935. Il Direttore Sanitario è il Dott. Antonio Scarmozzino ed il numero di telefono del Centralino è 0116331633. Il numero di telefono della Segreteria è 0116335201 - Fax: 0116335790.

Pronto Soccorso - Telefono: 0116335185

Centro Prelievi - Telefono: 0116334752 e 0116336104

Informazioni e Reclami - Telefono: 0116335314 - Orario: dal lunedì al venerdì dalle ore 8,00 alle 12,30 e dalle 13,30 alle 15,30. Nei giorni e nell'orario di chiusura è in funzione la segreteria telefonica.

Accoglienza Centrale - Corso Bramante 88 - Telefono: 016335444 e 0116335332

Accoglienza Centro Oncologico Ematologico Subalpino COES - Telefono: 0116334790

Mediatori Culturali: Maria Carmen Azzolina Tel. 0116335689. Ornella Baldan Tel. 0116335391. Paola Borelli Tel. 0116334199. Lia Di Marco Tel. 0116334031.

Camere Mortuarie - Telefono: 0116337128 e 0116335461 - Ingresso: via Santena 5

Il complesso Molinette - San Lazzaro è suddiviso in 13 padiglioni, contraddistinti da differenti colori, che servono all'utenza per orientarsi all'interno della struttura.

 

Il Presidio Ospedaliero costituito dall'Ospedale Molinette, Ospedale Dermatologico San Lazzaro e San Giovanni Antica Sede fa ora parte di una struttura sanitaria più grande, denominata Città della Salute e della Scienza, che comprende anche il CTO Centro Traumatologico Ortopedico, l'USU Unità Spinale Unipolare, l'Ospedale Infantile Regina Margherita, l'Ospedale Ostetrico Ginecologico Sant'Anna, l'Ospedale San Vito e l'Istituto di Riposo per la Vecchiaia. I primi tre ospedali citati sono quelli che vennero edificati per primi, e si estendono per una superficie complessiva di 142.000 metri quadrati. Circa l'origine di queste strutture sanitarie non esistono documenti precisi, ma si sa che vennero realizzate come spontanea opera di solidarietà verso i malati più poveri, che all'epoca trovavano rifugio presso dei piccoli ricoveri situati nelle Chiese di Torino. Similmente a quanto accadde per la grandiosa struttura sanitaria e religiosa denominata Cottolengo - Piccola Casa della Divina Provvidenza, fondata da San Giuseppe Benedetto Cottolengo, la tradizione fa risalire l'opera di costruzione dell'Ospedale Molinette ad un canonico del Duomo di Torino, che diede inizio a quest'opera di misericordia. Pare che questo sacerdote abbia trovato per strada un moribondo, e che lo abbia portato in una piccola stanza del campanile della Chiesa di San Giovanni Battista. Da qui il nome, per l'appunto, di San Giovanni Battista, a cui venne in seguito aggiunto l'appellativo "Maggiore" all'ospedale San Giovanni Antica Sede, per l'importanza che acquisì nel corso del tempo. Anche se l'anno ufficiale di fondazione dell'Ospedale Molinette di Torino è il 1935, l'attività dell'originaria struttura sanitaria dell'Ospedale Maggiore risale al XIII secolo. Si tratta quindi di uno degli ospedali più antichi d'Italia, dato che l'organizzazione sanitaria come la conosciamo oggi è relativamente recente, pur essendo la professione medica antica quanto l'umanità stessa.

Nel 1915 l'Italia iniziò a prendere parte alla guerra contro gli Imperi Centrali, trasformatasi poi nella Prima Guerra Mondiale, è l'Ospedale Maggiore divenne un Ospedale Militare. La struttura sanitaria, però, stava per espandersi, tanto che il 21 luglio del 1928 venne firmata una convenzione nella quale venne stabilita la sede del futuro ospedale, chiamato Città Ospedaliera, lungo la sponda sinistra del Po, nella zona dei vecchi Mulini. Questa Città Ospedaliera comprendeva la Regia Opera di Maternità e l'Ospedale San Lazzaro. Il nome dell'ultima struttura, edificata all'epoca, "Le Molinette", deriva dalla presenza di un piccolo mulino che si chiamava la Mulinetta, che venne poi declinato al plurale per il fatto che erano presenti altri mulini.

L'inaugurazione ufficiale avvenne il 9 novembre del 1935, con la presenza delle autorità cittadine e del Re Vittorio Emanuele III. L'edificazione richiese otto anni, dal 1926 al 1934. Nel corso della Seconda Guerra Mondiale, l'ospedale Molinette venne bombardato per cinque volte, negli anni 1943 e 1944. I primi due bombardamenti avvennero di notte, ad opera della RAF, e gli altri tre avvennero di giorno, causati dall'USAAF. L'attuale Azienda Ospedaliera Universitaria, nel 1994, ha ottenuto dalla regione Piemonte il riconoscimento di Azienda Ospedaliera per l'Attività di Riferimento e di Alta Specializzazione Sanitaria. L'Azienda Ospedaliera Universitaria San Giovanni Battista di Torino è la struttura ospedaliera e universitaria più grande del Piemonte; è inoltre il terzo ospedale più grande d'Italia, dopo il policlinico Umberto I di Roma e l'ospedale Niguarda di Milano. La Città della Salute e della Scienza è il polo sanitario più grande d'Italia e d'Europa, conta circa dodicimila dipendenti e garantisce diagnosi, cura e assistenza sanitaria in molteplici percorsi di cura. L'unione dei presidi ospedalieri di riferimento della Regione Piemonte fa sì che la Città della Salute e della Scienza, unitamente alla Facoltà di Medicina e Chirurgia di Torino, sia uno dei complessi sanitari più attrezzati ed efficienti d'Europa.

 

Pronto Soccorso Molinette

 

CUP Centro Unificato Prenotazioni - Molinette, San Lazzaro, San Giovanni Antica Sede

Prenotazioni visite ed esami clinici allo sportello: Corso Bramante 84/A

Prenotazione telefonica: 0116332220

Prenotazione via Fax: 0116335838

Prenotazione via e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Informazioni: 0116335444 - Fax: 0116335332

 

Pagamento ticket: dal 1 Gennaio 2017 è possibile pagare i ticket in contanti solo presso un unico Punto Rosso presente in ogni Presidio Ospedaliero:

- Presidio Molinette: nell'atrio centrale di corso Bramante 88/90

- Presidio CTO: nell'atrio centrale di via Zuretti 29

- Presidio Regina Margherita: nell'atrio centrale di piazza Polonia 94

- Presidio Sant'Anna: nell'atrio di via Ventimiglia 1

 

Sala Operatoria

 

All'interno dei vari edifici che costituiscono l'Ospedale Molinette sono presenti tutti i tipi di reparto attualmente esistenti per la prevenzione, la diagnosi e la cura di quasi tutte le patologie che possono colpire gli esseri umani, trattabili sia dal punto di vista medico sia dal punto di vista chirurgico. Sono inoltre presenti tutte le strutture necessarie per le attività di Medicina d'Urgenza: Pronto Soccorso, Rianimazione, Medicina d'Urgenza, Chirurgia d'Urgenza, etc. Uno degli elenchi attualmente più esaustivi è il seguente:

- Chirurgia Toracica - Telefono: 0116336655 - 0116336631

- Radioterapia 1, 2 - Tel. 0116336626

- Radiologia DEA (Pronto Soccorso), Radiologia Universitaria, Radiologia Vascolare (Tel. 011633528), Radiologia Ambulatoriale (Tel. 0116335624), Radiologia O (Tel. 0116335228), Radiologia U (Tel. 0116336312), Radiologia 3 (Tel. 0116334976 / 6525), Radiologia 7

- Neurologia 1, 2 (Tel. 0116641442), 3, 4

- Urologia 1, 2 - Telefono: 0116335574 - 0116335416

- Ortopedia e Traumatologia

- Pronto Soccorso e Chirurgia d'Urgenza

- Pneumologia - Telefono: 0116336631

- Rianimazione (molteplici strutture)

- Otorinolaringoiatria 1, 2, 3 - Telefono: 0116336602 / 6605 - 0116336702

- Chirurgia Generale 1, 2, 3, 4 - Telefono: 0116313149 - 0116334374 / 5487 - 0116336775 - 0116335788

- Centro Calcolosi Urinaria

- Colo-Rectal Cancer Unit (CRCU) - SSCVD - Telefono: 0116334795 / 4797

- Insufficienza epatica e trapianto

- Dietetica e Nutrizione Clinica - Telefono: 0116336491 / 5518

- Medicina 1, 2, 3, 4, 5, 6
- Anatomia patologica 1, 2, 3, 4

- Anatomia ed Istopatologia Diagnostica di Screening - Telefono: 0116334273 / 5468

- Anatomia Patologica Generale e Oncogenetica Molecolare - Telefono: 0116335588

- Ematologia 1, 2 - Telefono: 0116335550 - Ematologia U (Tel. 0116334418 / 6507)

- Chirurgia Vascolare 1, 2 - Telefono: 0116334434 - 0116335254 - 0116335100 / 5299 / 5099

- Neuroradiologia

- Medicina d'Urgenza

- Gastroepatologia

- Chirurgia vertebrale

- Neurochirurgia - Telefono: 0116335427

- Gastroenterologia - Telefono: 0116335561 / 5569

- Endocrinologia, Diabetologia e Metabolismo - U Telefono: 0116335540

- Neurochirurgia Stereotassica Oncologica e Funzionale - SSCVD - Telefono: 0116335427

- Neuro-Oncologia Clinica - SSCVD - Telefono: 0116335421 / 5435

- Clinical Trial in Oncoematologia e Mieloma Multiplo - SSCVD - Telefono: 0116336107

- Cardiochirurgia - Telefono: 0116335511 e 0116336746

- Cardiologia 1, 2

- Chirurgia Maxillo Facciale - Telefono: 0116335125

- Chirurgia Senologica

- Chirurgia Plastica

- Psichiatria 1, 2

- Chirurgia Esofagea

- Chirurgia dei Sarcomi e Tumori Rari Viscerali

- Terapia del dolore e Cure Palliative (molteplici strutture) - Telefono: 0116335241

- Chirurgia d'Urgenza

- Dental School

- Oncologia 1, 2

- Endocrinologia e Malattie Metaboliche

- Reumatologia

- Banca del Sangue

- Virologia

- Nefrologia

- Allergologia e Immunologia

- Endocrinologia Oncologica - Telefono: 0116336614

- Geriatria

- COES Centro Oncologico Ematologico Subalpino - Telefono: 0116334793 e 0116334795

- Leucemie Acute - SSCVD - Telefono: 0116335935

- Medicina Nucleare 1, 2 - Telefono: 0116335238 / 5286 - 0116335546

- Genetica

- Fisica Sanitaria

- Malattie Trombotiche Emorragiche

- Epidemiologia dei Tumori

- SCDU Psichiatria

- Riabilitazione Orale e Protesi Maxillo Facciale

- Riabilitazione

- Dermatologia Chirurgica

- Psiconcologia - Psicologia Clinica ed Oncologica U - SSCVD - Telefono: 0116334200

- Ortognatodonzia

- Rianimazione 1, 2, 6, 8, 9, 10, 12

- Medicina d'Osservazione

- Medicina del Lavoro

- Immunologia e Trapianti

- Diabetologia

- Oncologia Medica 1 (Tel. 0116334331), Oncologia Medica 2 (Tel. 0116336613)

- Dermatologia Universitaria

- Chirurgia Oncologica - Telefono: 0116334786 / 5591

- Chirurgia Oncologica Tecniche Biomediche

- Day Surgery

- Centro Trapianti

- Ipertensione Arteriosa

 

- Centro Cefalee dell'Università di Torino Ospedale Molinette

Via Cherasco 15 - Telefono: 0116336227

 

- Genetica Medica Ospedale Molinette

Corso Bramante 88 - Telefono: 0116336771

 

- Dipartimento di Neuroscienze Ospedale Molinette

Via Cherasco 11 - Telefono: 0116336740 / 0116335425 / 0116634848

 

N.B. Si tratta di un elenco in continuo aggiornamento anche perché, come si può notare, per molte specialità sono disponibili diversi reparti, solitamente indicati con dei numeri o delle lettere.

 

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Intervento Alla Prostata Con Green Light

 

Presso l'Urologia dell'Ospedale Molinette San Giovanni Battista di Torino è possibile curare l'ipertrofia prostatica benigna con il laser, mediante la tecnica Green Light, che significa "Luce Verde", per via del colore del raggio laser impiegato per questo particolare utilizzo medico. L'intervento viene eseguito in anestesia locale peridurale, generalmente in regime di ricovero Day Hospital o al massimo di un paio di giorni. Questa tecnologia è stata realizzata negli Stati Uniti, e prevede l'uso di un laser al tribolato di litio, dalla potenza sufficiente a vaporizzare in maniera precisa il tessuto prostatico in eccesso. La definizione tecnica del trattamento è "ablazione". Operazioni di questo tipo sono dette "endoscopiche", poiché sono minimamente invasive, e di solito utilizzano gli orifizi naturali del corpo umano. Il trattamento laser viene erogato attraverso una fibra sottile e flessibile, inserita nell'uretra attraverso uno strumento chiamato cistoscopio. L'utilizzo delle tecniche chirurgiche laser è appropriato anche per le persone che hanno un pacemaker, dal momento che non viene utilizzato l'elettrobisturi che, per l'appunto, utilizza l'energia elettrica per la cauterizzazione dei tessuti.

L'iperplasia prostatica benigna o BPH, chiamata anche allargamento benigno della prostata (BEP o BPE), è un aumento non canceroso delle dimensioni della prostata. La BPH comporta l'iperplasia di cellule stromali ed epiteliali prostatiche, con conseguente formazione di noduli grandi e discreti nella zona di transizione della prostata. La BPH comporta l'iperplasia (un aumento del numero di cellule) piuttosto che l'ipertrofia (una crescita delle dimensioni delle singole cellule), ma i due termini sono spesso utilizzati in modo intercambiabile, anche fra gli urologi.

Quando sono sufficientemente grandi, i noduli spingono e restringono l'uretra con conseguente maggiore resistenza al flusso di urina dalla vescica. Questo è comunemente indicato come "ostruzione", anche se il lume uretrale non diminuisce di diametro, ma è solo compresso. La resistenza al flusso urinario comporta il fatto che che la vescica funziona più difficilmente durante il vuoto, eventualmente portando ad una ipertrofia progressiva, all'instabilità o alla debolezza (atonia) del muscolo della vescica. Se la BPH provoca l'ostruzione della vescica e rimane trattata non si possono verificare complicanze quali infezioni urinarie ricorrenti, calcoli nella vescica e malattie renali croniche (che potenzialmente potrebbero portare a insufficienza renale).

Esistono diverse opzioni di trattamento per trattare la BPH, compresi i cambiamenti nello stile di vita, i farmaci, l'auto-cateterismo e la chirurgia. La minzione da seduti può essere utile. I farmaci comunemente usati per alleviare i sintomi ostruttivi della BPH includono i bloccanti del recettore a1 e gli inibitori della 5a-riduttasi, per ridurre la pressione sull'uretra e consentire un passaggio più agevole dell'urina. Se il trattamento conservativo con modifiche di stile di vita e farmaci non riesce a alleviare i sintomi ostruttivi della BPH, spesso è necessaria la rimozione chirurgica di una parte della prostata per alleviare la compressione dell'uretra.

Si ritiene che la crescita prostatica adenomatosa cominci all'età di circa 30 anni. Il 50% degli uomini ha evidenze istologiche di BPH a 50 anni ed il 75% a 80 anni. Nel 40-50% di questi uomini la BPH diventa clinicamente significativa. La BPH è risultata essere una delle dieci malattie più comuni e costose fra gli uomini di età superiore ai 50 anni, come si evince da uno studio effettuato negli Stati Uniti. Anche se i livelli di antigene specifici della prostata possono essere elevati negli uomini affetti da BPH a causa di un aumento del volume degli organi e delle infiammazioni dovute alle infezioni del tratto urinario, la BPH non porta a cancro o aumenta il rischio di cancro.

La terapia laser Green Light è sempre più utilizzata come alternativa alla resezione transuretrale della prostata (TURP) al fine di trattare l'iperplasia prostatica benigna, con diversi studi che dimostrano risultati comparabili e con meno effetti collaterali e complicazioni. Tipicamente, è una procedura ambulatoriale che fornisce immediato sollievo dai sintomi del tratto urinario inferiore (LUTS). È una procedura praticamente priva di sangue e può essere adatta ai pazienti che non possono subire una chirurgia tradizionale. La procedura Green Light dispone di dati documentati di sicurezza e di successo dal 1997, ed ha trattato più di 500.000 pazienti in tutto il mondo. Le analisi dei costi hanno dimostrato che l'intervento Green Light è meno costoso della chirurgia tradizionale.

La procedura d'intervento per mezzo del laser Green Light è un trattamento per la BPH minimalmente invasivo. Dopo la minzione, la vescica non si sente svuotata? Devi sforzarti di urinare? Il tuo sonno spesso interrotto da un bisogno ripetuto di urinare? Se è così, potresti soffrire di iperplasia prostatica benigna o BPH, una condizione altrimenti nota come prostata ingrandita. L'ablazione mediante laser verde: cosa è e come viene eseguita? Come suggerisce il nome, il trattamento laser Green Light per l'iperplasia prostatica benigna comporta l'applicazione mirata di laser ai tessuti ingranditi della prostata. Per affrontare i problemi urologici maschili, che sono il risultato di una prostata ingrossata, come il blocco del flusso urinario, viene inserita una piccola fibra nell'uretra attraverso un cistoscopio. Questa fibra fornisce degli impulsi ad alta energia di luce a 532 nanometri di lunghezza d'onda (verde) al tessuto prostatico mirato. La luce verde viene assorbita dalla prostata e il tessuto mirato viene eliminato attraverso un processo noto come vaporizzazione foto-selettiva. La procedura viene eseguita in anestesia generale o locale e produce poco sanguinamento.

Dopo l'intervento, la maggior parte degli uomini può aspettarsi un rapido ripristino del flusso urinario ed un sollievo dai sintomi della BPH. In termini di recupero, i pazienti possono sentire un certo grado di bruciore durante la minzione a seguito dell'irritazione del tratto urinario, o incontrare una piccola quantità di ematuria (sangue nelle urine). Inoltre, poiché la vescica si adatta alla rimozione del blocco, gli uomini possono sentire una maggiore necessità di urinare per un certo periodo di tempo. Perché considerare l'ablazione laser Green Light per il trattamento della BPH? Alcuni motivi soo i seguenti: sollievo rapido dai sintomi, minore rischio rispetto alle procedure invasive tradizionali, riduzione del tempo operativo, recupero rapido, eliminazione o riduzione della necessità di cateterizzazione post-operatoria, riduzione del rischio di disfunzione erettile.

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Reni

 

Un recente studio suggerisce che la carenza di vitamina D nei pazienti che necessitano di un trapianto renale è associata a un eccesso di grasso corporeo, a un tasso di filtrazione glomerulare diminuito e ad una maggiore proteinuria, ma non ai fattori di rischio per la malattia cardiovascolare. La vitamina D, nota anche come vitamina "solare", è essenziale per avere ossa forti, svolge un ruolo importante nella regolazione dell'assorbimento di calcio e fosforo e fornisce un effetto protettivo contro molte malattie. Si stima che più di un miliardo di persone nel mondo siano carenti di vitamina D o insufficienti. La misurazione di 25-idrossivitamina, la forma circolante di vitamina D, viene utilizzata per valutare i livelli della vitamina D.

Gli esseri umani ottengono la maggior parte della vitamina D per mezzo della luce solare (circa l'80%) e il resto proviene dalla dieta e dai supplementi. Pertanto, la ragione più importante per la carenza di vitamina D è l'esposizione inadeguata alla luce solare, che potrebbe essere dovuta a tempi di esposizione più brevi, alla stagione, latitudine, altitudine, abbigliamento e uso di protezioni solari.

La vitamina D svolge un ruolo importante nell'omeostasi del calcio e del fosforo. La 25-idrossivitamina deve essere convertita nella forma attiva 1,25-dihydroxyvitamina D passando in idrossilazione. I reni sono il sito primario per l'idrossilazione della vitamina D. Una funzionalità renale compromessa può portare a bassi livelli di 1,25-dihydroxyvitamina D. La carenza di vitamina D è comune fra i beneficiari del trapianto renale che evitano la luce del sole per ridurre il rischio di cancro della pelle. Inoltre, l'uso di farmaci immunosoppressori come i corticosteroidi accelerano il catabolismo della vitamina D. Un altro motivo per la carenza di vitamina D in questi pazienti è l'eccessiva adiposità del corpo perché l'obesità post-trapianto (post-tx) si verifica fino al 50% dei pazienti nei primi 12 mesi dopo il trapianto.

Recenti evidenze suggeriscono che in generale l'obesità nella popolazione aumenta il rischio di morbilità e mortalità per malattie cardiovascolari o CVD, nonché della malattia renale della fase finale e della proteinuria. Inoltre, l'obesità è anche associata a fattori di rischio CVD e insuccesso del trapianto renale. Un recente studio trasversale pubblicato sul British Journal of Nutrition ha valutato lo stato della vitamina D e la sua associazione con l'adiposità del corpo, i fattori di rischio CVD, il tasso di filtrazione glomerulare stimato  o eGFR e la proteinuria in trapianto renale o RTR. Lo studio condotto da Kelli T.C. Rosina e colleghi della città a bassa latitudine di Rio de Janeiro, in Brasile, includevano 195 uomini e donne RTR di età compresa fra i 18 ei 65 anni. I fattori di rischio per CVD sono risultati essere l'ipertensione, il diabete, la dislipidemia e la sindrome metabolica. L'adiposità del corpo è stata valutata usando l'assorbimento di raggi X a doppia energia o DXA. La valutazione nutrizionale ha incluso antropometria e DXA per misurare il BMI, il grasso corporeo totale o BF, la circonferenza della vita, il rapporto di altezza e la vita: rapporto dell'anca o WHR. Sono stati inoltre raccolti campioni di sangue per analizzare tutti i parametri di laboratorio.

Lo stato dei partecipanti, per quanto riguarda la vitamina D, ha mostrato che il 10% aveva una carenza di vitamina D (<16ng / ml), insufficienza del 43% (16-30ng / ml) e 47% di sufficienza (> 30 ng / ml). La percentuale di donne è risultata essere più elevata nel gruppo affetto da carenza di vitamina D. I parametri nutrizionali erano significativamente più elevati nei pazienti con deficit di vitamina D ma non differivano significativamente nei gruppi sufficienti e insufficienti.

L'analisi dei parametri nutrizionali ha rivelato che le persone in attesa di RTR (trapianto renale) con deficit di vitamina D presentavano i valori più alti di tutti i parametri dell'adiposità, con WHR come unico parametro che non differiva significativamente nei tre gruppi. L'analisi di regressione multivariata utilizzata per determinare la percentuale di BF associata alla carenza di vitamina D ha rivelato che la carenza di vitamina D era la variabile dipendente e i covariati per la regolazione erano età, sesso e eGFR. Al contrario, la percentuale di BF, indipendente dall'età, dal sesso e dall'eGFR, è stata associata a carenza di vitamina D. Inoltre, il gruppo deficiente di vitamina D ha mostrato livelli di albumina sierica significativamente più bassi rispetto al gruppo sufficiente. Non è stata rilevata alcuna differenza significativa per il metabolismo del glucosio, il profilo lipidico e la pressione sanguigna nei tre gruppi. Si è riscontrato che i livelli inferiori di 25-idrossivitamina sono associati ad una maggiore proteinuria e alla diminuzione dell'eGFR. Sulla base di questi risultati, gli autori suggeriscono che l'ipovitaminosi (vitamine basse) in RTR è associata con un eccesso di grasso corporeo, diminuito eGFR e una maggiore proteinuria.

I punti di forza di questo studio hanno incluso una valutazione adeguata dell'adiposità del corpo e adeguamenti dell'analisi statistica. Tuttavia, una delle limitazioni principali dello studio è il disegno a sezione trasversale che limita la probabilità di determinazione delle causalità. In conclusione, questo studio suggerisce che la carenza di vitamina D è comune in RTR (trapianto renale), anche in una città a bassa latitudine con elevate radiazioni solari, ed è associata a un eccesso di grasso corporeo, a un diminuito eGFR e ad una maggiore proteinuria. Tuttavia, i risultati dello studio indicano che la carenza di vitamina D non è associata a fattori di rischio classici per CVD (malattie cardiovascolari). Studi futuri e di intervento dovrebbero essere condotti per chiarire ulteriormente le associazioni osservate in questa ricerca.

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Vie Aeree Superiori Con Naso E Faringe

 

Nel mese di giugno del 2017, per la prima volta, presso l'Ospedale Molinette di Torino è stato asportato un angiofibroma rinofaringeo utilizzando una metodologia endoscopica tridimensionale. Per mezzo di questa tecnica endoscopica in 3D ad alta definizione e di una TAC / RMN guidata, i chirurghi hanno potuto asportare questo particolare tipo di tumore da un bambino di undici anni. La neoplasia era in fase molto avanzata, dal momento che si estendeva dal naso fino al cervello. L'operazione chirurgica, però, ha comportato solo l'inserimento di uno speciale strumento chirurgico attraverso il naso. La complessità dell'intervento, tuttavia, era elevata, e ci sono volute circa sette ore di sala operatoria per trattare il bambino. L'angiofibroma nasofaringeo, chiamato anche angiofibroma nasofaringeo giovanile, è un tumore vascolare istologicamente benigno ma localmente aggressivo che cresce nella parte posteriore della cavità nasale. Di solito colpisce i maschi bambini e adolescenti. I pazienti affetti da angiofibroma nasofaringeo presentano solitamente un'ostruzione nasale unilaterale e sanguinamento ricorrente.

I segni ed i sintomi dell'angiofibroma nasofaringeo sono: epistassi cronica frequente o scarica nasale sanguigna; ostruzione nasale e rinorrea; dismorfismo facciale (quando localmente invasivo); perdita uditiva conduttiva da ostruzione del tubo eustachiano; diplopia, che si verifica a seconda dell'erosione in una fessura orbitale superiore e a causa di paralisi del terzo e sesto nervo; proptosi quando ha estensione intraorbitale; raramente anosmia (perdita di olfatto), otite media ricorrente e dolore agli occhi.

Se il medico sospetta che vi sia un angiofibroma nasofaringeo basandosi sull'esame fisico (una massa sottomucosa vascolare liscia nella cavità nasale posteriore di un maschio adolescente), esegue studi di imaging come la TAC o la RMN. La biopsia deve essere evitata in modo da evitare un abbondante sanguinamento in quanto il tumore è composto da vasi sanguigni senza un cappotto muscolare. Il segno antrale o il segno di Holman-Miller (inclinazione in avanti della parete posteriore della mascella) è patognomico di angiofibroma. La DSA (angiografia sottrattiva digitale) dell'arteria carotide per vedere l'estensione dei tumori e dei vasi alimentari.

Diagnosi differenziale: Polpo antro-choanal (neoplasia benigna); Rhinosporidiosis (come punto di sanguinamento è anche qui); Carcinoma maligno-nasofaringeo, linfoma, plasmacitoma, rabdomiosarcoma; cordoma; Cisti nasofaringea; Granuloma pyogenico.

Il trattamento per l'angiofibroma nasofaringeo o JNA è principalmente chirurgico. Il tumore viene asportato principalmente per mezzo di un approccio esterno o endoscopico. Il trattamento medico e la radioterapia sono solo di interesse storico.
Approcci esterni: approccio transpalatino; approccio transpalatino + sublabiale (Sardana); approccio infratemporale; approccio endoscopico nasale; approccio transmaxillare.

L'approccio endoscopico è un mezzo eccellente per JNA primario e ricorrente, dato che consente la visualizzazione e la rimozione precisa della lesione. L'embolizzazione preoperatoria del tumore può essere di qualche utilità nella riduzione del sanguinamento intraoperatorio. La visualizzazione diretta non è comune.

La prognosi per l'angiofibroma nasofaringeo è favorevole. Poiché questi tumori sono benigni, non si verificano metastasi nei siti distali. Tuttavia, questi tumori sono altamente vascolarizzati e crescono rapidamente. La rimozione è importante per prevenire l'ostruzione nasale e l'epistassi ricorrente. La mortalità non è associata all'angiofibroma nasofaringeo.

Il bloccante del recettore del testosterone detto "flutamide" è stato notato per il fatto che riduce i tumori di fase I e II al 44%. Nonostante sia possibile la riduzione dei tumori con gli ormoni, questo approccio non viene utilizzato in modo routinario. Schuon ed altri hanno riportato sull'analisi immunoistochemica dei meccanismi di crescita nell'angiofibroma nasofaringeo giovanile. Hanno concluso che la crescita e la vascolarizzazione del JNA sono guidati da fattori liberati da fibroblasti stromali. Pertanto, l'inibizione di questi fattori potrebbe essere utile per la terapia dell'infiofibroma giovanile nasofaringeo inoperabile. Il flutamide è un farmaco orale antiandrogeno non steroideo.

Alcuni centri medici hanno riportato tassi di cura dell'80% con la radioterapia. Tuttavia, le preoccupazioni riguardanti i potenziali effetti delle radiazioni rendono la radioterapia una modalità non utilizzata nella maggior parte dei casi. La radioterapia stereotattica (cioè Gamma Knife) offre una dose minore di radiazioni ai tessuti circostanti. Tuttavia, la maggior parte delle autorità riserva la radioterapia per la malattia intracranica o i casi ricorrenti. La radioterapia conformale nel caso di un ampio angiofibroma nasofaringeo giovanile o un'estensione intracranica forniscono una buona alternativa alla radioterapia convenzionale, in materia di controllo delle malattie e della morbilità delle radiazioni, anche con malattie avanzate.

Per i piccoli tumori (stadio Fisch I o II) viene utilizzata una rinotomia laterale, translocale, transmaxillare o via sphenoetmidoide. L'approccio della fossa infratemporale viene utilizzato quando il tumore ha una grande estensione laterale. L'approccio degradante midfaciale, con o senza l'osteotomia di Le Fort, migliora l'accesso posteriore al tumore. (Uno studio condotto da de Mello-Filho e altri 40 pazienti ha indicato che il JNA può essere trattato con successo con la resezione da parte di Le Fort I osteotomia, con l'intervento chirurgico efficace anche quando il tumore ha invaso il sistema nervoso centrale.) L'approccio traslocale del viso è combinato con l'incisione Weber-Ferguson e l'estensione coronale per una craniotomia frontotemporale con osteotomie midface per l'accesso. Un prolungato approccio subcranico anteriore facilita la rimozione del tumore in blocco, la decompressione del nervo ottico e l'esposizione del seno cavernoso.

Alcuni autori sostengono l'uso di chirurgia endoscopica intranasale per lesioni con estensione limitata alla fossa infratemporale. Recentemente è stata utilizzata anche la rimozione assistita con l'aiuto dell'imaging, endoscopica e laser. Hackman e altri (2009) hanno esaminato 31 casi di JNA presso l'Università di Pittsburgh Medical Center dal 1995 al 2006. La maggior parte dei tumori sono stati completamente eliminati utilizzando l'approccio endonasale espanso o EEA, da solo o in combinazione con incisioni sublabiali minori, evitando morbilità associata ad approcci più aperti o alla terapia radioterapica postoperatoria. La rimozione radicale di un grande JNA può essere difficile a causa della sua estrema vascolarità e dell'estensione al seno cavalleresco, all'orbita, alla fossa centrale e alla fossa anteriore. Tuttavia, la maggior parte dei JNA con estensione intracranica può essere resecata nella prima operazione con una morbilità minima attraverso una degradazione del viso e un'ulteriore combinazione di approcci endonasoscopici.

In una revisione retrospettiva, Battaglia ed altri (2014) hanno valutato l'uso della chirurgia endonasica endoscopica nella resezione radicale dei tumori maligni e benigni o non metastatici, che si sono sviluppati o estesi alla fossa infratemporale o allo spazio parapharyngeale superiore. Secondo i ricercatori, i risultati ottenuti con 37 pazienti, di cui 20 con JNA, hanno suggerito che la resezione radicale endonasica puramente endoscopica può essere usata in sicurezza per il trattamento di tumori selezionati che coinvolgono questi spazi.

In un articolo di revisione, Cloutier ed altri (2012) riportarono i dati riguardanti 72 pazienti operati in un periodo di dieci anni. Essi hanno concluso che i progressi della chirurgia alla base del cranio ha permesso l'espansione delle indicazioni per la rimozione endoscopica del JNA. Questo approccio ha un esito migliore in termini di perdita di sangue, soggiorno in ospedale e complicazioni. Naturalmente, un approccio esterno dovrebbe essere considerato solo per i casi selezionati a causa di una estensione intracranica massiccia o del nervo ottico o del trapianto di arterie carotide interne al tumore.

In una meta-analisi dei risultati chirurgici endoscopici di JNA, che coprono 92 studi e un totale di 821 pazienti, Khoueir ed altri (2014) hanno calcolato che la perdita di sangue operativa media dovuta alla chirurgia endoscopica di JNA era di 564,21 ml. Le stime probabilistiche per la ricorrenza, le complicanze e il tumore residuo erano rispettivamente del 10%, del 9.3% e del 7.7%. Gli autori hanno affermato che il trattamento endoscopico è attualmente considerato il trattamento di scelta per il JNA, ma ha anche commentato che non potrebbero esserci studi randomizzati e controllati per la loro analisi. Essi consigliarono che futuri studi debbano proporre un nuovo sistema di classificazione basato sull'approccio endoscopico.

Yi ed altri (2013) hanno descritto un sistema di classificazione semplificato e un'opzione di gestione per l'angiofibroma nasofaringeo giovanile, come segue: Il tipo I comprende il tumore localizzato nella cavità nasale, nel seno paranasale, nella nasofaringe o nella fossa di pterigopalatina. L'approccio alla cavità con guida endoscopica è adatto a questo tipo. Il tipo II è se la lesione si estende nella fossa infraosso, nella regione della guancia o nella cavità orbitale, con estensione anteriore e / o minima di fossa cranica, ma dura dura intatta. L'approccio combinato cavità fossa-nasale transantrale-infratemporale è affidabile per il tipo II. Il tipo III è un lobo tumorale massiccio nella fossa cranica centrale. Per i tumori di tipo III, la rimozione completa è impegnativa. È spesso necessario un approccio combinato extracranico e intracranico. La radioterapia è utile per trattare la parte intracranica residua.

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