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Ospedale San Giovanni Bosco

 

L'Ospedale San Giovanni Bosco si trova a Torino in Piazza del Donatore di Sangue 3 (zona "Barriera di Milano" - Torino Nord). È il più grande ospedale di questa parte a nord della città (Circoscrizioni 5, 6 e 7), edificato in seguito ad un progetto approvato dal Consiglio Comunale nel 1955. All'inizio, infatti, s'intendeva ristrutturare l'Ospedale Astanteria Martini di via Cigna (zona piazza Borgo Dora), per cui il nome completo di questo comprensorio ospedaliero doveva essere "Ospedale Maggiore di San Giovanni Battista e della Città di Torino Astanteria Martini". Tuttavia si decise poi di edificare un nuovo nosocomio, nei pressi di via Bologna. Il numero di telefono del centralino è 0112401111 oppure 0112402210 e quello dell'URP è 0112402415. Il Direttore Sanitario è il Dott. Nicola Giorgione. L'Ospedale San Giovanni Bosco (nome che deriva da quello del grande "Santo sociale" torinese) come l'Ospedale Maria Vittoria, è uno dei cinque Ospedali Generali per l'area metropolitana torinese.

L'Ospedale San Giovanni Bosco comprende l'Area di Coordinamento Chirurgico, l'Area di Coordinamento DEA, l'Area di Coordinamento Medico, la Struttura Complessa di Anatomia Patologica, la Struttura Complessa Laboratorio Analisi, la Struttura Complessa di Radiologia, la Struttura Semplice del Coordinamento e verifica della qualità delle Cartelle Cliniche, la Struttura Semplice Gestione Amministrativa, la Struttura Semplice Rischio Clinico, la Struttura Semplice del Nucleo Operativo per la continuità di cura, l'Angiologia, l'Assistenza Sociale, l'Assistenza Spirituale, le Camere Mortuarie, la Cardiologia Vascolare, la Geriatria, l'Immunologia e Malattie Rare, l'Endocrinologia, la Diabetologia, la Pediatria, la Psichiatria.

Il reparto di Ortopedia e Traumatologia dell'Ospedale San Giovanni Bosco fornisce prestazioni di chirurgia protesica della spalla, del gomito, dell'anca e del ginocchio, nonché di chirurgia della mano e del polso, chirurgia artroscopica della spalla e del ginocchio. Vengono svolte anche attività di chirurgia della caviglia e del piede ed attività di Pronto Soccorso. Il reparto di Emodinamica afferisce alla Struttura Complessa di Cardiologia, e studia il movimento del sangue nei vasi arteriosi e venosi, utilizzando metodologie diagnostiche invasive come la coronarografia, e non invasive come l'ecocardiografia color doppler.
Il reparto di chirurgia maxillo facciale afferisce alla Struttura Complessa di Otorinolaringoiatria, e si occupa in particolare di traumi, tumori, malformazioni ed infezioni, nonché di patologie orali, odontogene e delle ghiandole salivari. Il reparto di Cardiologia si occupa dello studio, diagnosi e cura delle malattie cardiovascolari acquisite o congenite, nonché di prevenzione e riabilitazione; svolge inoltre attività di tipo ambulatoriale: ECG, Ecocardiografia, visite specialistiche, cateterismo cardiaco, Monitoraggio Holter 24 ore, angioplastica. Il reparto di Chirurgia Generale tratta principalmente gli organi della cavità addominale, come per esempio quelli dell'apparato digerente, nonché problematiche della tiroide. Il reparto di Neurochirurgia si trova al terzo piano e tratta principalmente problematiche riguardanti malattie cerebrali, del midollo spinale e dei nervi in generale.

 

Ospedale San Giovanni Bosco Emergenza

 

Il reparto di Urologia opera in regime di ricovero classico, ricovero Day Hospital ed ambulatoriale. Si può contattare al numero 0112402279. Il reparto di Nefrologia e dialisi è suddiviso in tre unità operative: il reparto di degenza, la dialisi e l'ambulatorio con Day Hospital; il reparto di degenza nefrologica si trova al sesto piano, il centro dialisi è al quarto piano dell'ala tecnologica e l'ambulatorio con Day Hospital è utilizzato da pazienti affetti da nefropatia cronica o portatori di trapianto renale funzionante. Il reparto di Otorinolaringoiatria è un centro di riferimento in Piemonte per il trattamento delle Urgenze Otorinolaringoiatriche e Maxillo Facciali; afferiscono ad esso i seguenti ambulatori: ambulatorio acufeni, ambulatorio ORL e Centro Antifumo CCT. Il reparto di Neurologia si trova al terzo piano; il reparto di Geriatria è situato al secondo piano; il reparto di Medicina Generale è al sesto piano e la Medicina B è all'ottavo piano. Altri reparti dell'Ospedale San Giovanni Bosco sono la Radiologia, la Psichiatria, l'Oncologia, la Chirurgia Plastica, la Pneumologia, la Pediatria, l'Endocrinologia, la Gastroenterologia, l'Angiologia e l'Immunopatologia e Malattie Rare.

Il reparto d'Immunopatologia e Malattie Rare si trova al settimo piano, e si occupa di malattie immunologiche, rare e trombotiche di vario tipo, collaborando attivamente con tutte le strutture del Dipartimento per le malattie rare: Ematologia, Medicina Trasfusionale e Immunologia Clinica. L'ASL Città di Torino e la Regione Piemonte hanno il compito di censire e sostenere i soggetti e le famiglie che hanno problemi riguardanti le malattie rare, secondo quanto stabilisce la normativa nazionale, la cui espressione principale è il Decreto Ministeriale N. 279 del maggio 2001, che determina il "Regolamento di istituzione della Rete Nazionale delle Malattie Rare e di esenzione dalla partecipazione al costo delle relative prestazioni sanitarie."

Giorno Malattie Rare 2016

 

In Europa, una malattia o un disturbo sono definiti "rari" quando colpiscono meno di una persona su 2000. Negli Stati Uniti, una malattia o un disturbo sono definiti "rari" quando in un dato momento, colpiscono meno di uno su 200.000 americani. Nell'Unione Europea, in base alla prima definizione, circa 30 milioni di persone potrebbero essere affette da una delle oltre 6000 malattie rare esistenti. L'80% delle malattie rare ha origini genetiche, mentre altre sono causate da infezioni (batteriche o virali), allergie e cause ambientali, oppure sono degenerative o proliferative. Il 50% delle malattie rare colpisce i bambini.
Le oltre 6000 malattie rare sono caratterizzate da eterogeneità di sintomi ed effetti che variano non solo da una malattia all'altra, ma anche da paziente a paziente. Alcuni sintomi comuni possono nascondere delle malattie rare, e questo può portare ad una diagnosi errata e ritardare il trattamento. Sovente la qualità della vita dei pazienti è influenzata dalla carenza o perdita di autonomia per quanto riguarda le malattie rare croniche, progressive e degenerative, e spesso alcuni aspetti di queste malattie possono mettere in pericolo la vita. Inoltre, dal momento che spesso non esistono cure efficaci già esistenti, aumenta il livello di dolore e delle sofferenze patite dai pazienti e dalle loro famiglie.

La carenza di conoscenze scientifiche e di informazioni di qualità sulle malattie rare si traduce spesso in un ritardo della diagnosi. Anche la necessità di un'assistenza sanitaria di adeguata qualità genera disuguaglianze e difficoltà di accesso alle cure. Questo si traduce spesso in oneri sociali e finanziari pesanti sui pazienti. Anche se le persone affette da malattie rare e le loro famiglie devono affrontare molte sfide, negli ultimi tempi sono stati fatti enormi progressi. La realizzazione di un migliore approccio globale alle malattie rare, tuttora in corso, ha portato allo sviluppo di adeguate politiche di sanità pubblica. Importanti traguardi continuano ad essere raggiunti con l'aumento della cooperazione internazionale nel campo della ricerca clinica e scientifica, nonché per quanto riguarda la condivisione delle conoscenze scientifiche su tutte le malattie rare, e non solo su quelle più "ricorrenti". Questi progressi hanno portato allo sviluppo di nuove procedure diagnostiche e terapeutiche. Tuttavia, la strada da percorrere è lunga, e devono ancora essere fatti molti progressi.

 

Endoscopia Digestiva

 

Dal mese di gennaio del 2016, all'Ospedale San Giovanni Bosco è operativo il servizio di Endoscopia Digestiva. L'ambulatorio è situato nei nuovi locali del primo piano ed è dotato di apparecchiature diagnostiche di ultima generazione, acquistate anche grazie al contributo della Compagnia di San Paolo. L'acquisizione di nuove apparecchiature per il servizio di Endoscopia Digestiva fa parte di una serie d'importanti operazioni, finanziate con risorse statali e regionali, per un importo complessivo di circa 12.780.000 euro. Questo denaro è stato utilizzato anche per la costruzione della nuova Sala Conferenze intitolata a Carlo Ravetti, primario di Neurologia tragicamente scomparso nell'estate del 2013.

 

 

L'Ospedale San Giovanni Bosco è anche il primo ospedale torinese in cui funziona un servizio di recupero di pasti caldi per le persone bisognose. Quest'attività è stata chiamata operazione "Il Buon Samaritano", e vede in campo l'Ospedale San Giovanni Bosco, la ditta di ristorazione Compass Group e la Fondazione Banco Alimentare onlus. In pratica, si tratta del recupero dei pasti non distribuiti ai pazienti, ossia cibo cotto e fresco che viene donato ai numerosi enti caritativi che hanno in funzione delle mense per le persone bisognose. Questi pasti sono perfettamente regolari dal punto di vista igienico-sanitario, nutrizionale ed organolettico, prodotti nelle 24 ore precedenti il loro consumo, i quali vengono tenuti ad una temperatura compresa fra 0 e 4 gradi centigradi fino alla loro distribuzione, che avviene per mezzo di furgoni refrigerati. Le comunità che usufruiscono di questo servizio sono il Gruppo Abele e la Mensa del Santuaro di Sant'Antonio da Padova.

 

Ossigenazione Extracorporea

 

Verso la fine del 2015, all'Ospedale San Giovanni Bosco, è stato eseguito un intervento chirurgico su una paziente di 50 anni affetta da un tumore maligno del sangue, che aveva sviluppato una grave complicanza respiratoria per via del linfoma di Hodgkin. L'aspetto notevole di questa operazione è che, per tre ore, la donna ha usufruito della Ossigenazione Extracorporea a Membrana (ECMO). Questo tipo di ossigenazione, noto anche come Supporto Vitale Extracorporeo (ECLS), permette di dare un supporto vitale sia cardiaco sia respiratorio, in pratica sostituendo artificialmente il cuore ed i polmoni. La ECMO funziona aspirando il sangue del paziente e, per mezzo di un'apparecchiatura a membrana, rimuovendo l'anidride carbonica e ossigenando i globuli rossi.

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Persona Anziana E Operatore Sanitario

 

Per il 20 maggio 2017 è previsto il convegno "Nuove frontiere nel trattamento del paziente fragile" presso l'Ospedale San Giovanni Bosco di Torino. Le tematiche previste sono quelle inerenti i cosiddetti "pazienti fragili", per l'appunto, ossia quelle persone di età superiore ai 65 anni affette da molteplici patologie. Questi pazienti, a volte, non ricevono un adeguato trattamento medico e farmacologico adatto alle loro particolari condizioni. In particolare, si tratta di discutere circa le più diffuse patologie cardiovascolari, tipiche dell'età avanzata e non solo; nonché di parlare dei trattamenti di tipo aggressivo e dell'ottimizzazione delle cure farmacologiche. Questo perché le persone anziane, soprattutto in caso di coesistenza di più malattie, possono essere affette da una diminuita funzionalità epatica e renale e, nel caso dei suddetti disturbi del sistema circolatorio, possono esserci dei rischi di sottodosaggio o sovradosaggio dei farmaci, in particolare delle sostanze medicinali impiegate per fluidificare il sangue ed impedire in questo modo la formazione di trombi e coaguli. Le complicanze più diffuse che possono indurre tali farmaci, utili per prevenire danni cardiovascolari e cerebrali, riguardano soprattutto eventuali sanguinamenti o emorragie. Il personale sanitario, ed in particolare i medici, sono tenuti a considerare molto attentamente l'età e le condizioni complessive dei loro pazienti, non solo i geriatri, ma anche i medici di base e gli specialisti; in questo caso, specificamente, i cardiologi ed i neurologi.

I medici che esercitano la loro professione in questa epoca si trovano di fronte ad una popolazione sempre più anziana e, spesso, con più di una patologia. La conoscenza dei principi riguardanti il "paziente fragile" e della loro applicazione in diverse condizioni mediche può aiutare il medico a dare raccomandazioni e ad ottimizzare sia gli obiettivi specifici per un paziente sia le pratiche tradizionali. Spesso i pazienti fragili vanno incontro a disturbi di tipo cardiovascolare, e la fragilità è definibile come uno stato di suscettibilità in cui una persona ha una ridotta riserva fisica, che porta ad una maggiore probabilità di andare incontro a condizioni avverse in caso di stress di vario tipo. Il concetto di fragilità si può descrivere come un basso livello complessivo di attività fisica, perdita involontaria di peso, camminata lenta, vale a dire delle condizioni mediche di "comorbilità", ossia di presenza di più patologie allo stesso tempo. Questa definizione comprende una varietà di fattori, come la perdita di indipendenza per le attività della vita quotidiana, bassi livelli di albumina e disfunzioni cognitive.

La base fisiopatologica della fragilità coinvolge una combinazione di cambiamenti biologici associati all'invecchiamento e "all'usura" a lungo termine del corpo, che porta a disfunzioni organiche di tipo subclinico. La presenza di un fattore stressante, come una malattia, può rendere "cliniche" queste condizioni "subcliniche", a volte con gravi conseguenze. La presenza di fragilità negli adulti di età maggiore ai 65 anni è stimata in circa il 10% degli individui. Tuttavia, in pazienti affetti da disturbi cardiovascolari, la prevalenza può arrivare al 60%.

Il "fenotipo fragile" è ancora più pervasivo nei pazienti con malattie cardiache valvolari, in particolare quando è presente una stenosi aortica calcifica, soprattutto nei pazienti di età superiore ai 70 anni. Nei pazienti con impianto di valvola aortica con stenosi aortica calcifica, la prevalenza della fragilità sale all'86%. Alcuni studi hanno dimostrato che le persone fragili e anziane hanno una maggiore prevalenza di malattie coronariche ed una maggiore portata di malattia angiografica, inclusa la malattia principale sinistra, il che fa aumentare il tasso di mortalità rispetto ai pazienti che non hanno queste patologie. Inoltre, è stato dimostrato che una mobilità compromessa è significativamente associata ad un aumento di rischio di morte per malattie delle arterie coronarie.

La fragilità è stata anche associata a eventi cardiaci avversi maggiori, dopo infarto miocardico. Anche per quanto riguarda le malattie coronariche, la fragilità è stata associata ad un aumento del tasso d'insufficienza cardiaca nella popolazione più anziana. La presenza di fragilità e di scompensi cardiaci comporta una maggiore mortalità e di frequenza di ospedalizzazione. I meccanismi di base che sottendono questi rischi possono essere dovuti, almeno in parte, ad una maggiore incidenza di lesioni del miocardio in risposta a fattori stressanti nel tempo, il che porta a lesioni cardiache permanenti, alla fibrosi e ad una più frequente decompensazione clinica. Ad esempio, eventi come l'ischemia hanno in questi casi conseguenze più gravi.

Un recente studio di Sergi e colleghi ha esaminato il concetto di "pre-fragilità" come fattore di rischio per lo sviluppo di malattie cardiovascolari. L'impatto che ha la fragilità sui risultati clinici avversi è stato ripetutamente ripreso attraverso lo spettro delle malattie cardiovascolari. La fragilità è stata correlata all'aumento di morbilità e di mortalità, nonché alla diminuzione delle condizioni funzionali in pazienti sottoposti a procedure cardiache e non cardiache. Tuttavia, la qualità dei dati disponibili sulla fragilità è limitata, a causa della quantità relativamente piccola dei pazienti che sono stati osservati sotto questi aspetti e della mancanza di prove randomizzate. Inoltre, esistono dati discordanti ottenuti da strumenti alternativi per la valutazione della fragilità. Rimane quindi aperto un significativo dibattito riguardo a ai metri di misura che sono più clinicamente predittivi.

La valutazione dei rischi e la capacità di effettuare delle prognosi rappresentano una sfida significativa, quando si affrontano decisioni complesse in materia di trattamento cardiovascolare, nonché del potenziale utilizzo di procedure invasive nei pazienti anziani. L'attenzione alla fragilità dei pazienti è diventata uno strumento clinico prezioso, anche per effettuare eventuali correlazioni ad un maggior rischio d'infarto miocardico. L'applicazione dei dati attualmente disponibili e dei risultati delle sperimentazioni cliniche consentiranno di raffinare ulteriormente gli strumenti di valutazione della fragilità, per facilitare i processi decisionali condivisi fra i pazienti in età avanzata ed i loro medici.

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