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Disturbi Psichiatrici

 

In un recente articolo pubblicato su una rivista di psicoterapia e psicosomatica, alcuni ricercatori dell'Università di Bologna e di quella di Berna hanno analizzato lo stato della ricerca biologica per quanto riguarda i disturbi mentali. Le definizioni diagnostiche correnti dei disturbi psichiatrici si basano su raccolte di sintomi e comprendono gruppi di popolazioni molto eterogenei, e quindi possono produrre risultati spuri quando esplorano i processi biologici correlati ai disturbi mentali.

È stata recentemente introdotta l'ipotesi che i grandi studi sui biomarcatori riguardanti soggetti in fase di diagnosi possano produrre miglioramenti alle informazioni cliniche. Tale visione è radicata in un concetto di valutazione in base ad una raccolta di sintomi, priva di qualsiasi giudizio ed interpretazione clinica. Tuttavia, negli ultimi anni sono stati fatti importanti progressi in clinimetria, la scienza del giudizio clinico.

L'attuale tassonomia clinica in psichiatria, che pone spesso una maggiore importanza all'affidabilità rispetto alla validità clinica, non include informazioni significative sugli effetti delle condizioni correlate alle varie patologie. Questo avviene unitamente alla poca importanza che a volte si dà alla temporizzazione dei fenomeni, al progresso della malattia, alle risposte a trattamenti precedenti e ad altre distinzioni cliniche che demarcano le principali differenze prognostiche e terapeutiche fra i pazienti, che altrimenti sembrano ingannevolmente simili poiché condividono la medesima diagnosi psichiatrica.

Il principale autore di questo studio è il Prof. Giovanni Fava, che ha affermato: "Le recenti strategie dell'Istituto Nazionale di Salute Mentale, che pongono l'accento sulla ricerca biologica per i disturbi mentali, possono essere una strada verso il nulla ed un enorme spreco di denaro pubblico, a meno che sia pagata una maggiore attenzione ai dati clinici."

L'adozione di un approccio clinimetrico può fornire il collegamento mancante fra stati clinici e biomarcatori in psichiatria, costruendo ponti patofisiologici per quanto riguarda le manifestazioni cliniche e le loro controparti neurobiologiche.

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